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>Da giovedì è in corso alla fiera campionaria di Cagliari la 48esima settimana sociale dei cattolici italiani che si conclude domenica. All’assise partecipano 1.100 delegati, 80 vescovi e 200 giornalisti. Un evento che non si svolgeva in Sardegna da settant'anni. Tema del meeting è “Il lavoro che vogliamo, libero, creativo, partecipativo e solidale”.
Non si tratta di un normale convegno con relazioni preordinate, sostengono gli organizzatori, ma va visto come un cantiere, che parte dalle denunce, passando per le buone pratiche e l’ascolto a proposte concrete che poi verranno portate ai tavoli politici. Per realizzare questo sono stati invitati, giovani, economisti, esperti nel campo del lavoro e coinvolte aziende.

La giornata di ieri, 26 ottobre, è stata dedicata alla denuncia ed è stata inaugurata da papa Francesco, che in videoconferenza ha ricordato: «che senza lavoro non esiste dignità nell’uomo». Ha esternato una forte angoscia per i lavoratori precari: «che hanno un lavoro da settembre a giugno ma non sanno se lo avranno a settembre prossimo». Il santo padre si è congedato augurando a tutti i partecipanti di essere “lievito sociale” e che questo tema già ripreso da lui nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” porti a proposte e soluzioni concrete.

Altro intervento centrale è stato quello di mons. Filippo Santoro, presidente del comitato scientifico, che ha invitato a partire «dal volto delle persone per metterle al centro della ricerca di un degno lavoro attraverso proposte che provengano dal cuore».
La seconda sessione della serata è stata dedicata a “Le voci del lavoro” moderata dalla giornalista Vania De Luca. Lorenzo Monti, ragazzo di 18 anni di Cantu’ ha mostrato l’entusiasmo di chi riesce allo stesso tempo a studiare e lavorare. Lavora in una azienda di mobili, passione nutrita fin da bambino. Come tutti i giovani volenterosi spera che quello sia il suo lavoro per tutta la vita.

Maria Cristina Deidda, cagliaritana, racconta la sua esperienza come lavoratrice in una cooperativa sociale, nata dalla collaborazione della parrocchia a cui appartiene. Alla costituzione dell’impresa erano nove soci ora sono 250 dipendenti che si occupano di assistenza domiciliare o in strutture per anziani, per minori nelle scuole e di servizi di aggregazione e animazione. Purtroppo, nonostante operino da 20 anni sono precari, legati alle gare d’appalto.
La storia più toccante è stata raccontata da Stefano Arcuri, marito di Paola, morta nel 2015 a soli 49 anni per omissione di soccorso. «Paola, moglie e mamma felice lavorava nei campi», racconta il marito, «ma viveva in una situazione di schiavitù. Per una giornata di lavoro avrebbe dovuto guadagnare 52 euro ma ne riceveva solo 27. Il caso di Paola Clemente è diventato un caso nazionale e il marito ora è sotto continue minacce.
I racconti sono stati commentati dal ministro del Mezzogiorno Claudio De Vicenti e da Marco Bentivogli, segretario Fim Cisl.
Claudio Castaldi© Riproduzione riservata