La tradizione folcloristica di Villamar


di Rosaria Pitzalis
  La Sardegna, da sempre terra affascinante e misteriosa, si distingue per i suoi usi, costumi e leggende tramandate oralmente. Villamar non fa eccezione: qui la tradizione è stata preservata e valorizzata soprattutto attraverso i due gruppi folcloristici locali, nati negli anni ’70-’80 e legati rispettivamente alla Madonna d’Itria e a Santa Maria. IL RUOLO DI TEODORO MEDDA E DEL GRUPPO “MADONNA D’ITRIA” Teodoro Medda, figura centrale, è ricordato come poeta di mutettus (brevi poesie sarde) e maestro di ballo sardo. Originario di Gesturi, si trasferì a Villamar per insegnare la danza tradizionale e fondò il primo gruppo folcloristico. Il suo lavoro si intrecciò con l’opera di Don Podda, parroco appassionato di cultura sarda, e con quella delle talentuose sarte locali, come Rosalba Plantas e Maria Murru, che confezionarono abiti tradizionali con tessuti preziosi e colori vivaci. Il gruppo incantò il pubblico non solo in Sardegna, ma anche in altre parti d’Italia, grazie alla bellezza dei costumi e alla grazia dei balli. EFISIO PLANTAS E IL GRUPPO “SANTA MARIA” Efisio Plantas, altro grande maestro di ballo, creò negli anni ’80 il gruppo “Santa Maria”, coinvolgendo bambini e giovani che si cimentavano in danze tradizionali come su ballu tundu, sa sciampitta e su passu trobeddau. Il gruppo partecipò a importanti sfilate come quelle di Sant’Efisio e del Redentore, rappresentando la Sardegna anche a Roma, dove fu accolto dal Papa Giovanni Paolo II. DECLINO E NOSTALGIA Negli ultimi anni, l’entusiasmo e la coesione che caratterizzavano i gruppi folcloristici di Villamar si sono affievoliti. Le esibizioni, pur continuando durante le feste religiose locali, non hanno più l’energia e la partecipazione di un tempo, segno di un cambiamento nella percezione della tradizione. CONCLUSIONE La storia di Villamar e dei suoi gruppi folcloristici è un prezioso esempio di come la tradizione possa unire una comunità, diventando simbolo di identità e orgoglio culturale. Tuttavia, il rischio che questi patrimoni immateriali si perdano è reale, rendendo fondamentale il sostegno delle nuove generazioni per mantenerli vivi.  

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