>Il “Santa Maria Assunta” potrebbe riaprire entro l’anno. Ne ha dato notizia l’assessore regionale alla sanità Luigi Arru in occasione dell’assemblea sul nuovo modello di gestione della sanità sarda, organizzato lo scorso 11 febbraio dal circolo Pd di Guspini al Cineteatro Murgia. « Stiamo facendo uno sforzo straordinario perché da assessorato della sanità in Sardegna si possa parlare di assessorato alla salute. La volontà è quella di portare l’isola sui tavoli di discussione nazionali, cercando al contempo di rimettere i conti in ordine - ha detto Arru alla platea - in una sanità che da sola falsa la metà del bilancio regionale». Quali sono i tempi utili entro i quali sperate di riaprire il centro? «Spero entro quest’anno. Per ora, abbiamo la necessità di interloquire con tutte le persone coinvolte nel passaggio fallimentare e di approdare con loro a una soluzione che ci permetta di riattivare la struttura nell’ambito dei percorsi integrati, ossia con uno sguardo lungimirante alle necessità in ambito riabilitativo non soltanto di questo territorio. Attraverso la Deliberazione di Giunta - aggiunge Arru, riferendosi al documento con cui, lo scorso 23 dicembre, la Giunta regionale ha rivisitato l’assegnazione dei posti letto di riabilitazione globale a ciclo continuativo ad alta intensità, assegnando alla Asl di Sanluri 46 posti tra riabilitazione cardiologica e funzionale - abbiamo voluto dare un segnale forte. Non si tratta soltanto di un mero atto formale, ma di uno strumento importante per poterci rendere credibili agli occhi di quanti ora stanno sostenendo la struttura». Diverse società private avrebbero manifestato al commissario giudiziario della Fondazione l’intenzione di trasformare il centro in una casa di riposo per anziani non autosufficienti. Questa ipotesi appare ormai scongiurata? «Decisamente, perché proprio attraverso la delibera abbiamo deciso di affidare al Medio Campidano quegli importanti posti di riabilitazione. Una parte di questi andrà al Santa Maria Assunta, quindi dobbiamo valorizzare la domanda, il bisogno di salute e di riabilitazione integrandola nel percorso». Il progetto è quello di recuperare il personale specializzato che ha concorso a rendere il Santa Maria Assunta una struttura di eccellenza o verrà bandito un nuovo concorso? «Il nostro pensiero ora è quello di far riaprire la struttura, capendo come essa si colloca nell’ organizzazione sanitaria e nel percorso della riabilitazione. Naturalmente dovremmo analizzare la questione relativa al personale, perché abbiamo necessità di capire, ma in questo senso non si tratta dell’ Inpdap di Ploaghe, che ha un diverso percorso giuridico. Parliamo di sole ipotesi, per ora: servirà consultarsi con gli uffici. Cerchiamo di creare un’istituzione funzionale, economicamente sostenibile, che abbia al suo interno le persone giuste e la capacità di rispondere, eventualmente, a impulsi provenienti anche dalla penisola o dall’ estero. Per ora non creiamo facili illusioni. Un passo alla volta». Francesca Virdis Un iter difficile per un centro d’eccellenza Il Centro di Alta Riabilitazione non solo è stato un importante strumento per i malati ed i loro famigliari, ma anche per la stessa Sanità regionale che la riconobbe quale centro di eccellenz, ma nei fatti gradualmente lo indebolì, sino a portarlo alla chiusura il 12 maggio 2012. I punti salienti sono stati: la determina n.10 del 23 gennaio 2008, con la quale la Regione Sardegna autorizzava ed accreditava 11 posti diurni per il Centro Alzheimer, il terzo in Sardegna, ed il Centro per malati terminali (Hospice) con 5 posti letto, unico nell’isola dopo l’Oncologico di Cagliari e quello del San Francesco a Nuoro; la determina n. 809 dell’8 ottobre 2008, che autorizzava ed accreditava 11 posti di Riabilitazione ad Alta Intensità. Il successo dei servizi fu immediato: l’Hospice contribuì a liberare la rianimazione dell’ospedale di San Gavino ed il Centro Alzheimer a portar fuori dalle case i malati, dando sollievo, formazione e conforto ai famigliari, schiacciati dal pesante fardello. La Riabilitazione invece contribuì da subito a liberare la Stroke Unit (Unità Urgenza di Ictus) del “Brotzu”, che nel 2006 trattava ben 4.127 casi di ictus. I problemi cominciarono a sorgere quando le prestazioni oltre l’accreditato non si riusciva a farle riconoscere e questo coincise anche con il cambio politico in Regione. Gli incontri per superare il delicato problema vennero intensificati con il neo Assessore alla Sanità, che riconobbe il lavoro fatto e, per evitare ulteriori problemi, rassicurò la Direzione Generale del Banco di Sardegna, con il quale il Centro gestiva il suo c/c, trasmettendo, il 28/04/2009, con il prot. n. 0009246, una nota, nella quale la informava che era in atto da parte dell’ Assessorato la verifica delle prestazione relative al periodo ottobre - Dicembre 2008, e:”Per quanto attiene il periodo dal 1° gennaio ad oggi, quanto dovuto sarà liquidato dalle Asl competenti per territorio sulla base dei prossimi provvedimenti che questo Assessorato provvederà ad adottare entro il primo semestre dell’anno in corso”. Tale intervento permise al Centro di ottenere un’ulteriore apertura di credito su tutte le prestazioni erogate, con l’anticipazione delle fatture. Tutto sembrava avviato ad una stabile soluzione sino alla fine del 2009, quando gli impegni assunti dalla Regione verso la Direzione del Banco non vengono onorati, quindi il recupero da parte dell’ Istituto bancario delle anticipazioni fa precipitare il Centro in una grave crisi finanziaria. Iniziò così un iter difficile, costituito da incontri ripetuti e contornato da attacchi politici mossi all’interno della stessa comunità guspinese e dall’Assessorato regionale, che espose il centro e la sua dirigenza ad una ulteriore critica mediatica che si attenuò solo il 3 luglio 2010, quando fu stilato l’accordo con la Regione per la sua acquisizione, al quale fece seguito la convenzione a titolo oneroso, del 2 agosto 2010, per un valore di 13 milioni, da concordare poi sulla base di una propria stima da parte dell’Azienda Sanitaria n.6. Il 9 agosto 2010 il servizio passò in mano alla ASL. Passano i giorni e mesi, ma la convenzione non viene onorata e nel frattempo la Fondazione viene commissariata e sciolta dal Presidente della Regione il 26 aprile 2011, con il Decreto n. 516, prima che questa venisse liquidata. Mentre a Giugno riprendono gli attacchi sulla stampa con la solita nota regionale che manifesta sempre l’intenzione di acquisire il Centro ma non intende farsi carico del buco di 25 milioni, a causa della cattiva ed irresponsabile gestione. Subito dopo il passaggio dei servizi alla ASL, venne redatta la Situazione Patrimoniale della Fondazione, dal 01/01/10 al 06/09/10, dallo Studio Cappellacci di Cagliari; vi erano, sì, 25 milioni di passività, ma non si voleva tener conto che esistevano oltre 23 milioni di attività, fra le quali oltre 4 milioni di servizi alle Asl ancora da liquidare, tanto che l’importante documento si chiudeva con l’esercizio provvisorio del 2009 stimato in oltre 1,3 milioni e con una perdita d’esercizio (“buco” volgarmente detto o “crak”, ampiamente abusato) di 807.523,67 euro, ben al disotto dei 25 milioni da sempre sbandierati come “crak”. Nel frattempo l’Asl n.6, forse per disposizioni dall’alto, chiude il Centro il 12 maggio 2012, dopo aver gradualmente allontanato i pazienti. Tarcisio Agus
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