A Villamar la chiesa parrocchiale custodisce un tesoro che rischia di passare inosservato agli occhi distratti: due antiche meridiane incise sul lato sud dell’edificio. Oggi consumate dal tempo, con i numeri romani sbiaditi e gli gnomoni metallici scomparsi, queste meridiane ci parlano ancora del modo in cui i nostri antenati vivevano il tempo, intrecciando esigenze pratiche, fede e simboli. DUE MERIDIANE SULLA STESSA CHIESA Sulle pareti meridionali della parrocchiale si distinguono due strumenti: - La prima, più grande e incisa nella pietra, mostra ancora il quadrante con numeri romani. Era illuminata dall’ombra di uno gnomone, oggi perduto. - La seconda, più semplice, è testimoniata da barre di ferro che reggevano lo stilo. I segni delle ore sono ormai difficili da riconoscere, ma la struttura è chiara. Questa doppia presenza non è comune. La maggior parte delle chiese possedeva una sola meridiana, spesso scomparsa o cancellata. Villamar conserva invece due tracce evidenti: un unicum che merita attenzione. “ACOMODAR LO RELOS(Z)”: UN OROLOGIO O UNA MERIDIANA?
Un documento del 1768 parla della necessità di “acomodar lo relos(z)”. Il termine, di origine spagnola (reloj), può indicare sia un orologio meccanico, sia una meridiana solare.
Qui nei giudizi siamo un po’ divisi: c’è chi pensa che a Villamar ci fosse già un orologio meccanico, da riparare; altri, più cauti, credono che il termine indicasse proprio una delle meridiane ancora visibili oggi.
Le fotografie d’archivio sembrano suggerire che l’orologio meccanico sulla torre campanaria sia arrivato solo nel Novecento. È dunque molto probabile che, nel Settecento, le uniche “macchine del tempo” a disposizione fossero proprio le due meridiane solari.
IL TEMPO DELLA COMUNITÀ
Le meridiane non erano semplici strumenti tecnici.
Nelle chiese medievali e moderne servivano a scandire le ore liturgiche, ma erano anche segni spirituali:
- la luce del sole che attraversa il muro diventava immagine della perfezione divina;
- l’ombra che fugge ricordava la caducità della vita;
- i motti incisi – Tempus fugit, Mox nox – invitavano a vivere bene il presente.
Così, a Villamar, la comunità si riuniva non solo intorno alla fede, ma anche intorno a un raggio di sole che tracciava le ore e segnava i ritmi della giornata.
UN FILO CHE LEGA LA SARDEGNA AL MONDO
Le meridiane di Villamar si inseriscono in una lunga storia che unisce scienza e architettura sacra.
In Sardegna, tracce di osservazioni astronomiche si trovano già nei menhir di Goni o nel pozzo sacro di Santa Cristina, orientati in base al sole e alla luna.
Nel Medioevo e nell’età moderna, le chiese diventarono custodi di questa eredità, con le meridiane scolpite sulle pareti.
Ma il fenomeno è universale:
- A Roma, la meridiana di Augusto (oggi non più integra) sfruttava l’obelisco di Piazza Montecitorio come gnomone.
- A Bologna, la basilica di San Petronio conserva la più lunga meridiana del mondo (66,8 metri), progettata nel 1655 da Giovanni Domenico Cassini. Ancora oggi segna il mezzogiorno solare con un errore di pochi secondi.
- A Jaipur, in India, le gigantesche meridiane in pietra del complesso astronomico di Jantar Mantar (XVIII sec.) trasformano l’osservazione del cielo in architettura monumentale.
Villamar, con le sue due meridiane, si collega idealmente a questa grande rete di luoghi in cui la fede, la scienza e l’arte hanno dialogato attraverso la luce del sole.
UN PATRIMONIO DA RISCOPRIRE
Oggi queste due meridiane appaiono consumate, quasi dimenticate. Eppure sono rarità preziose in Sardegna. Restaurarle significherebbe non solo ridare voce a un antico strumento, ma restituire alla comunità un simbolo che racconta di memoria, identità e bellezza.
Le due meridiane di Villamar non appartengono solo alla storia della chiesa, ma all’intero paese: sono un segno che appartiene a tutti, residenti e visitatori, credenti e non. Una radice comune che ci ricorda che il tempo non si misura solo con gli orologi, ma anche con la memoria e con la luce.
Riscoprirle e restaurarle significa anche immaginare Villamar come tappa di un itinerario culturale sulle meridiane della Sardegna: un’occasione per valorizzare il paese e far conoscere una pagina rara della sua storia.
Perché, come ricordavano gli antichi quadranti solari, il tempo fugge. Ma può lasciare tracce luminose, se sappiamo conservarle.
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