>Illustre Onorevole Dessena, ragionier Giuseppe da Nùgoro, innanzi tutto complimenti per la sua sede, che non ha nulla da invidiare a un ministero romano, ma anche per le sue attribuzioni istituzionali: lei è Assessore all’Istruzione di ogni ordine e grado ed ordinamento degli studi, Scuole materne, Assistenza scolastica, Beni culturali, Biblioteche e Musei, Antichità e belle arti, Problemi della gioventù, Promozione e diffusione della Cultura, Problemi dell’informazione e delle comunicazioni di massa, Spettacolo e Sport. Mica male per un ragioniere: un nobile spagnolo non ha tanti “titoli” quanti ne ha lei. E poi dovrà sentirsi orgoglioso di fa parte di un’azienda, quella regionale, magari poco efficiente ma la maggiore in assoluto tra quelle esistenti in Sardegna, con oltre 13.000 dipendenti. Ma un complimento particolare anche perché durante la sua reggenza sta dimostrando di saper mantenere intatto lo spirito burocratico dei suoi funzionari, con l’alterigia, la supponenza nei confronti dei cittadini che potrebbero essere frutto del suo esempio, perché è proverbiale che l’esempio educa più di cento parole.
Un personaggio di alto profilo sociale riesce a strapparle un appuntamento con una rappresentanza del Movimento per la tutela della lingua e della cultura sarda campidanese, fissata per il 17 gennaio, ma lei non può riceverla a causa di un malinteso, parola del suo ineffabile, ridanciano segretario particolare, e si fa rappresentare dal capo di gabinetto (però, che titolo!) e dal suo consulente per la lingua sarda, i quali ammettono alla loro presenza una delegazione di solo quattro persone e, con fare sbrigativo, in nome delle misteriose regole della regional boriocrazia, escludono i rappresentanti dei comitati venuti anche da lontano. I due funzionari hanno fretta e non riescono a nascondere il fastidio per la presenza di questi “intrusi” (due professori universitari e due intellettuali conosciuti anche fuori dell’Isola), facendo di tutto per impedire che leggano le loro relazioni. Persone conosciute come miti, assennate, civili a un certo punto hanno dovuto alzare la voce per essere ascoltate e uno di loro senza tanti riguardi ha chiamato “ragazzino” il desseniano linguistico consulente. Al che il capo di gabinetto, in perfetta lingua sarda comuna, ha dichiarato: “Questi mi stanno rompendo i....”. Come può notare, Onorevole Assessore Giuseppe, un incontro molto proficuo da citare come esempio.
Se non le sono state lasciate le due relazioni nell’apposita cartella pronta per riceverle, non corre l’obbligo a nessuno di scusarsi: è una forma di protesta per il suo diniego e anche perché siamo sicuri che non le avrebbe mai lette. Per una questione di tempo, si capisce, e noi abbiamo capito molto bene.
E ancora complimenti per la sfacciataggine che permea la sua (di Renato Soru) proposta di legge che considera il sardo campidanese inesistente e gli abitanti di una certa parte della Sardegna fantasmi di cui qualcuno, forse, ha sentito parlare, qualche volta. Lei, ci creda, ha la stoffa del grande politico e, perché no?, anche del grande statista, se farà carriera, beninteso, come noi non speriamo e non le auguriamo, e se continuerà per la sua strada senza inciampi. Potrà contare sul sostegno elettorale delle popolazioni dell’interno dell’Isola che dovranno esserle riconoscenti per aver dimostrato con i fatti la ferma volontà di valorizzarne lingua e cultura, le sole degne di essere preservate, valorizzate foraggiando (scusi se offendiamo la sua sensibilità per l’uso di un verbo tanto volgare) le pagine della stampa quotidiana isolana che si vede “costretta” quasi sempre a ignorare l’esistenza del movimento.
Se per un caso del tutto imprevedibile dovesse veder frustrate le sue legittime aspirazioni politiche, non si scoraggi: le rimarrà il ricordo di questa irripetibile stagione iniziata all’ombra del grande Soru e, ciò che più conta, potrà consolarsi pensando che, all’atto della pensione che riceverà come assessore e come semplice dipendente regionale, godrà di qualche cosina in più dei suoi umili colleghi ragionieri, anche se hanno lavorato oltre quarant’anni.
Non le baciamo le mani solo perché da noi non si usa, ma le auguriamo di poter fare tutto ciò che non è riuscito a fare di buono o non ha fatto perché impedito dalla sua ben nota faziosità.
La delegazione per l’incontro mai avvenuto con la S. V.
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