>«Giovani e Politica? Non serve disprezzo, ma impegno». Parola di Michele Schirru, 25 anni, vicesindaco di Arbus dal 31 maggio 2015 per la lista di centrosinistra guidata da Antonello Ecca. «La disaffezione dei ragazzi dalla politica - afferma il giovane componente di Giunta - nasce dal declino dei partiti tradizionali. La presenza di soli simboli e comitati elettorali privi di continuità al loro interno ha contribuito a creare il mito della politica come di una dimensione “per vecchi”, spogliata di qualsiasi riflesso sull’agire e il sentire quotidiano giovanili. La soluzione? Impegnare forze giovani non tanto all’anagrafe, quanto nei contenuti». Laureato in Scienze Politiche a Cagliari, già collaboratore parlamentare per Sel, partito in cui milita dal 2010, Michele Schirru è anche assessore alla Pubblica Istruzione, alla Cultura, al Lavoro, alle Politiche Giovanili, alle Frazioni e alle Località Turistiche. Deleghe di prim’ordine ma difficilmente gestibili «in un Comune con una giunta di quattro assessori - sostiene Schirru - e che è contemporaneamente il terzo per estensione del territorio in Sardegna. La ripartizione degli incarichi ha presupposto un carico di lavoro piuttosto pesante per tutti noi, ma questo non ci spaventa. Ho voluto fortemente le deleghe al Lavoro e alle Politiche Giovanili: mi sento rappresentante di quei ragazzi che dalla politica si aspettano ancora qualcosa di buono». Di qui la nascita di gruppi aperti come “Arbus 2020”, costituitasi tre anni fa come associazione di promozione sociale «nel desiderio di recuperare il senso di comunità e partecipazione alla vita del comune, prescindendo dall’etichetta delle tessere di partito». Anche se la giovane età sarebbe spesso «un’arma a doppio taglio, perché se da una parte -sostiene - la gente è stanca dei vecchi apparati politici, dall’altra non basta essere giovani: ci vogliono anche quantità e qualità. E perché l’inesperienza non sia da ostacolo all’azione, bisogna acquisire in fretta un certo bagaglio di conoscenze e imparare ad adattarsi. Cosa - aggiunge -in cui i giovani sono maestri». Ma se da una parte c’è la speranza di recuperare la fiducia della “parte migliore” di Arbus, dall’ altra ci sono le difficoltà di un paese «che ha bisogno, letteralmente, di essere ricostruito dal punto di vista urbanistico e dell’agibilità degli immobili pubblici. Mancano strutture in cui dare luogo alla libera iniziativa di associazioni, enti e privati cittadini, ma soprattutto mancano manifestazioni utili a riaccendere Arbus. Continuo a credere - conclude il giovane- che amministrare nel segno dell’interesse collettivo e non particolare, della giustizia sociale e del riguardo verso la dignità dei cittadini sia il modo migliore per permettere ad Arbus di risollevarsi e tornare a respirare». Francesca Virdis
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