Midio Pitzalis, esperto di archeologia


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>Si chiama Ermidio Pitzalis, ma per tutti è Midio. Per tanti anni è stato conduttore di mezzi per la movimentazione terra, attività che gli ha permesso di coltivare parallelamente la passione per l’archeologia. A lui si deve la scoperta della necropoli punica di Villamar. Grande appassionato d’arte: è anche un brillante lavoratore dell’ossidiana.

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L’archeologia: come nasce questa sua passione?

L’ho avuta sin da piccolo, sono stato sempre incuriosito dai reperti dell’antichità. Ho lavorato tanti anni in Arabia Saudita e in Libia come operaio: in quei luoghi, soprattutto nel deserto, mi è capitato di scoprire un’infinità di tracce di civiltà dimenticate. Quell’esperienza ha accresciuto la mia passione per l’archeologia, parallelamente al fatto che in quegli anni ho avuto la fortuna di collaborare con esperti di fama del settore archeologico.

Nel 1984 il rientro a Villamar. Proprio quell’anno, grazie a lei, avviene la casuale scoperta della necropoli punica, gioiello storico-culturale sul quale si vuole puntare per il rilancio del turismo nel paese.

Nelle vicinanze all’attuale necropoli esisteva un progetto per la costruzione della casa dell’anziano. Fui chiamato in quella zona per degli scavi di routine; nel bel mezzo dei lavori successe però che la benna della ruspa che guidavo si affossò: mi resi conto che avevo scavato sopra una tomba a camera. Feci altri scavi in zone adiacenti: poco tempo dopo mi fu chiaro che sotto quell’area vi era un cimitero antichissimo di dimensioni enormi. Segnalai il fatto e mi attivai per bloccare i lavori. Ci furono ovviamente polemiche e discussioni per quella mia mossa; c’era, fra l’altro, chi non credeva completamente a ciò che dicevo. Fortunatamente ebbi dalla mia parte chi mi sostenne.

A chi si riferisce?

Al sindaco dell’epoca, Giulio Matzeu. Fu lui che credette fortemente a ciò che dicevo ovvero dell’esistenza di una necropoli e fu sempre lui scommettere su questa ricchezza e quindi decidere di spostare di localizzazione l’area su cui costruire la casa dell’anziano, com’è poi effettivamente accaduto.

Nelle ultime campagne di scavo ha partecipato anche lei.

Con molto piacere do una mano al gruppo di archeologi. Si tratta di persone molto preparate: da loro ho imparato tanto, su tutte il fatto che l’archeologia è una disciplina non completa se non è associata ad altre scienze quali la geologia e l’antropologia.

Ha sempre lottato tanto perché la necropoli punica vedesse la luce. Dovesse tornare indietro lo rifarebbe?

Rifarei ciò che ho fatto, anche se alcune persone non l’hanno capito. Credo che dimenticare la nostra storia sia un po’ come bruciare le foto dei nostri nonni. L’archeologia mi ha insegnato tanto, mi ha arricchito come persona e, in certi momenti, mi ha persino commosso.

In che senso commosso?

Nei ritrovamenti mi sono capitate situazioni un po’ particolari. Qualche tempo fa nella necropoli è stato ritrovato lo scheletro di una ragazza giovane con quello di un bambino, presumibilmente suo figlio. Una scena toccante che mi è rimasta impressa.

Fra le sue attività, anche quella di essere apprezzato come lavoratore dell’ossidiana.

Ho appreso da giovane quest’attività e mi diletto a svolgerla in assoluta libertà. Nel paese sono l’unico che si diletta in quest’arte; soltanto una volta ho avuto un allievo per qualche giorno.

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L’arte scorre nel suo sangue. Lei è fra gli artisti in prima linea per la diffusione dell’arte a Villamar.

È mio obiettivo essere fra coloro che vogliono curare e valorizzare l’arte nel paese. Oltre a tanti artisti, abbiamo un tesoro archeologico immenso: se riuscissimo a valorizzarlo, e mi riferisco in particolare alla necropoli punica, riusciremmo a dare un’accelerata decisiva affinché Villamar possa ritagliarsi uno spazio importante nel territorio anche in chiave culturale ed artistica.

Simone Muscas

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