Mons. Piseddu alla celebrazione della solennità di Santa Maria


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>Per il giorno più importante della festa settembrina dedicata alla Santa per eccellenza, tanto amata dai serramannesi, quest’anno è stato accolto un ospite di riguardo: il senorbiese monsignor Antioco Piseddu, vescovo emerito di Lanusei. In quasi cinquant’anni di vita religiosa ha ricoperto diversi ruoli di rilievo in ambito diocesano ed è stato per anni docente e cultore di materie letterarie. Ma per noi, rimane significativa l’iscrizione nello stemma vescovile: in simplicitate cordis. Forse poco conosciuto ai fedeli di Serramanna - è stato tra noi in precedenza qualche anno fa per la festa di Sant’Ignazio - l’ottantenne presule attualmente partecipa alla vita religiosa e culturale nel cagliaritano come nella Trexenta, sua terra di origine e a quanto pare, accoglie volentieri la possibilità di animare e sostenere il fervore per il culto dei santi nelle diverse comunità di provincia.

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Durante la sua lunga esperienza alla guida di una diocesi non ha certo rinunciato alla sostegno per mantenere vivo il fervore nella devozione popolare, specialmente per quanto riguarda le fonti della tradizione, in gran parte ancora da riscoprire. A lui si deve ad esempio un prezioso studio agiografico su San Giorgio di Suelli, antica sede vescovile e attualmente un paese con poco più di mille anime che deve gran parte della sua fama al santuario e a diverse opere d’arte esposte nei luoghi di culto; una fra tutte il retablo del Cavaro che fa da sfondo sull’altare della chiesa parrocchiale.

Nonostante risieda nella curia cagliaritana, talvolta può capitare di seguire in raccoglimento una sua messa nella chiesa di Santa Barbara a Senorbi oppure nell’ampio spazio di un dibattito per un evento culturale o ancora impegnato nella presentazione di un suo libro. Nella sua ultima produzione (Antiche leggende di Senorbi, Sandhi editore, 2016) propone al lettore una raccolta di testimonianze al confine fra realtà e mito dalle quali emergono o i valori della società di un tempo, il retaggio di un passato in cui si mescolavano fede e credulità popolare. Tempi in cui la parola degli anziani, pronunciata con sapienza, rappresentava in ogni caso un momento per imparare qualcosa. La capacità di ascolto era una virtù e un modo per esorcizzare paure e superare le avversità della vita.

Mons. Piseddu, per lei,  questa serramannese in onore della devozione alla Madonna, è una visita inedita: che impressione ha avuto dalla festa in onore di Santa Maria, la cui  ricorrenza per noi è una tradizione molto sentita?.

Non ero mai andato a Serramanna per questa festa e, confesso, non mi aspettavo questa solennità. La festa di Santa Maria indica per i sardi la Natività di Maria, madre di Gesù ed è celebrata in tanti paesi. L'origine di essa ci riporta alla spiritualità bizantina e quindi al lungo periodo della presenza della Chiesa orientale in Sardegna. Ricordiamo che cominciò nell'anno 533 con la conquista dell'Isola da parte del generale Belisario, inviato dall'imperatore Giustiniano, che la strappò dai Vandali. Sembra che la Chiesa orientale abbia completato la conversione dei sardi al cristianesimo e abbia provveduto alla organizzazione della  Chiesa in molte zone dell'Isola. Ne sarebbe segno la frequenza di santi del menologio bizantino come patroni delle parrocchie, che poi non furono cambiati e sussistono ancora. Potremo citare tra i tanti, San Giorgio Martire, Sant'Anna, Santi Cosma e Damiano, San Michele Arcangelo, Santa Barbara... Tra le feste della Madonna, privilegiavano la sua assunzione al cielo, al 15 agosto, con l'immagine della Madonna dormiente e la sua nascita, all'8 settembre, data che segnava anche l'inizio dell'anno agrario. Settembre si chiama ancora in lingua sarda: "Capudanni".

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In molti paesi della Sardegna l'8 settembre veniva celebrato come grande festa e in molti paesi  è diventata tradizione che fa parte della loro identità stessa.  Famosa è la festa di Santa Maria di Uta, che richiama migliaia di fedeli, quella di Donigala-Siurgus e altri paesi. Serramanna  ha dedicato a Santa Maria una antica chiesa campestre, le cui origini risalgono al secolo XI.Attorno a questa  chiesa si è sviluppata una vasta area sacra, riservata all'accoglienza dei pellegrini che venivano a venerare la Madonna; non mancavano le cumbessias che offrivano un minimo di confort a chi veniva da  lontano. Ancora oggi, la gente sente un misterioso richiamo, e va. Intende unirsi alla preghiera dei padri che lì hanno pregato per secoli, e incontrarsi con una presenza amica, quella della Madonna, stringendosi affettuosamente a lei nel ricordo della sua nascita.La statua che si venera a Serramanna raffigura la Vergine come giovanetta, vestita di abito bianco con ricco ricamo dorato e manto celeste. Le scende dal capo un velo di trine bianco.  Nelle mani regge mazzi di fiori, in atto di donarli ai fedeli. Mi ha colpito il clima di raccoglimento che si è creato nell'assemblea riunita all'aperto, a fianco della chiesa. Sembrava un'oasi di pace  tra il chiasso delle strutture  del lunapark, pronte per i divertimenti della sera. La messa era concelebrata anche dal parroco Don Giuseppe Pes e da Don Giovanni, sacerdote nativo del paese. Il coro parrocchiale animava ottimamente la liturgia. Sembrava sentirsi viva la presenza di Maria, la madre in mezzo ai suoi figli. Per due volte, durante l'omelia,  ho fatto cantare all'assemblea, con viva commozione, le parole di Maria in risposta ai doni di Dio: "Eccomi, Signore io vengo... si compia in me la tua volontà". Si sentiva la fede e l'amore della Chiesa intera verso la sua regina.

Quale è il motivo  che nel terzo millennio, dovrebbe motivare i fedeli- e gli uomini di cultura- al recupero delle tradizioni molto lontane dai giovani di oggi?

Non è facile rispondere se mettiamo l'accento sulla religiosità degli uomini di cultura e sui giovani. Sembra che siano queste due categoria di persone a trovare maggiori difficoltà alla pratica religiosa oggi. La cultura dovrebbe favorire la ricerca della verità, ma questa è strada faticosa e difficile da percorrere, anche perchè disseminata da ostacoli, messi anche dal pensiero filosofico passato e presente, che ha esasperato la razionalità a scapito del mistero. Ha negato la stessa esistenza della verità oggettiva.  Per accedere alla fede vissuta, è necessario purificare la mente per pensare rettamente e accettare il mistero di Dio.  Per questo ci vuole autenticità e umiltà, doti che la cultura di oggi non apprezza a sufficienza. Questo impedisce "l'esperienza di Dio".  Andrè Frossard, dopo un lungo tormento intellettuale e morale, poteva dire "Dio esiste; io lo ho incontrato".

I giovani di oggi trovano difficoltà a incontrare Dio. Sono distratti dal pensare.   Lo impediscono le troppe esperienze della vita di oggi e dalla  civiltà tecnologica? Ma come interpretare segni che sembrano andare in direzione opposta, tipo le folle di giovani che seguono il Papa nelle Giornate della Gioventù e in altre manifestazioni anche locali?

Certo, il tipo di religiosità delle nostre parrocchie non sembra adatta alle esigenze dei giovani. Bisognerà inventare metodologie nuove per farli incontrare col Cristo vivo e dare loro più spazi rendendoli protagonisti. Ci si può chiedere se oggi essi sono lontani da Cristo o da certe manifestazioni di fede non adatte a loro?

Anche la festa popolare di Santa Maria è una occasione preziosa.

Il prossimo  appuntamento  è la festa di San Leonardo. Possiamo pensare di averla ancora tra noi?

Il futuro è nella mani di Dio.

In attesa di accogliere nuovamente monsignor Piseddu, si auspica che la sua presenza per questa festa di Santa Maria appena trascorsa, venga ricordata negli anni a seguire e sia, da oggi, un buon auspicio per proseguire con entusiasmo nella ricerca sul patrimonio storico e di fede esistente nelle nostra comunità religiosa.

Giovanni Contu

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