Monte Linas: i canti dell'acqua


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>Quei rilievi che si innalzano ora aguzzi ora con linea sinuosa nel sud-ovest isolano , lasciando il Campidano nella sua parte alta, celano tesori ambientali negli scrigni degli anfratti montani. Per scoprirli e coglierne l’intatta bellezza bisogna essere armati di forte passione, un pizzico di sana follia e non guardare il tempo. Vai per le gole, gli anfratti e i crinali; lasciati guidare dal vento che soffia impetuoso o che si fa brezza e dal profumo selvatico del ricco e rigoglioso manto vegetale che ricopre la sua superficie. Supera i centri di Gonnos e Villacidro e inoltrati nelle profonde insenature del massiccio del Linas.

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A primavera inoltrata, finita la stagione delle piogge, senti lontano un mormorio sommesso, costante e incessante che si fa voce. È il richiamo dell’acqua che in quel periodo sprigiona tutta la sua superba potenza nei salti lungo il suo percorso o che canta con voce dolce e armoniosa nei tratti pianeggianti. Le cascate, simili a monumenti pieni di vita, sprigionano fascino e attrazione. Le hai già viste? Rivisitarle è sempre il primo proposito!

Raggiunto l’ovile Linas, passando dallo strada sterrata Gonnos-Santa Severa, puoi raggiungere un primo gioiello iridescente. Uno stretto sentiero tra eriche e corbezzoli, dallo spiazzo poco più avanti dell’ovile, si butta nel sottostante ruscello dopo un tratto impervio e a in parte sconnesso. L’acqua limpida sotto le braccia di un maestoso fico gorgoglia sinuosa nelle piccole anse e già senti la voce tonante dell’acqua non molto distante. Un passaggio intricato tra rovi e arbusti, laghetti e cascatelle ti pone in breve di fronte allo spettacolo di un’imponente massa d’acqua che si tuffa nel laghetto posto ai suoi piedi, contornata da miriadi di perline iridescenti. Rimbalzano nella parete granitica inseguendosi l’una con l’altra nella discesa vorticosa, diradandosi man mano che si allontanano dalla loro madre, formando un mantello protettivo. Estasiato, rapiscono il tuo spirito per proiettarti oltre la dimensione temporale e corporale e i fotogrammi di quello spettacolo rimangono impressi in ogni mente. Non è facile scuotersi dall’incantesimo, ma altre sorprese attendono.

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Lasciata la cascata omonima LINAS, seguendo il corso del torrente si prosegue nel suo cammino fino a giungere ad un’ampia insenatura alla confluenza di un rigagnolo che da ovest tributa le sue poche acque al ramo principale. Vetusti lecci ricoperti da muschi e licheni, a mo’ di guardiani, sorvegliano l’ingresso verso un’altra casata. Nel periodo estivo, pigra d’acqua, quasi passa inosservata ma dopo  le piogge abbonanti la sua voce echeggia lontana. Percorso un breve tratto, un anfiteatro naturale giganteggia dinnanzi ai tuoi occhi. Pareti a picco incastonano un imponente tuffo d’acqua che da un crinale posto poco sotto il cielo e scende in terra per deliziare la nostra vista. Attoniti di fronte a simil bellezza, scompaiono le parole rapiti dalla suggestione dell’immagine. Spettacolo fantasmagorico, con mille coriandoli che rimbalzano nei massi sottostanti con inusuale armonia. La magia dell’acqua che scorre e canta si stampa nell’album delle tue immagini preferite. Un muro verticale di colore scuro contrasta col chiarore dell’acqua che rumoreggia spaventata dalla profondità del salto. È MURU MANNU!

Altri canti si odono in lontananza, richiamano con toni alti e sommessi. Ma noi non faremo come Ulisse; non metteremo la cera nelle orecchie e non ci faremo legare all’albero maestro di una nuova avventura. Risponderemo a quei richiami.

Cenzo Muntoni

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