In un clima di festa, nella chiesa di santa Barbara a Montevecchio stracolma di fedeli si è celebrato, ieri, il sessantesimo anniversario di messa di don Giuseppe Floris, cappellano della stessa, ordinato da monsignor Tedde, vescovo della diocesi di Ales e Terralba, l’11 luglio del 1965. Presenti la comunità del borgo e quanti si stringono attorno a lui ogni sabato sera per celebrare la messa domenicale. Assieme a loro il gruppo dei marinai d’Italia di Guspini che hanno voluto celebrare la Giornata del Mare e ricordare la loro santa patrona Barbara, patrona anche dei minatori che onorano ogni anno il 5 dicembre, per la sua festa, a Montevecchio. [caption id="attachment_137405" align="aligncenter" width="751"]
Don Giuseppe Floris e mons. Corrado Melis[/caption]
Qualche politico, alcuni rappresentanti di associazioni, i parenti, gli amici e il vescovo di Ozieri monsignor Corrado Melis che ha guidato anche la comunità del borgo minerario come cappellano per alcuni anni. Il vescovo, durante la sua omelia ha voluto ricordare alcuni momenti vissuti nella piccola comunità, ma soprattutto ha richiamato i fondamentali dell’esperienza sacerdotale: la chiamata al sacerdozio, la risposta di don Giuseppe, la fedeltà, le gioie, non nascondendo le difficoltà alle quali sicuramente è andato incontro in questi sessanta anni, rimanendo, però, fedele al mandato ricevuto il giorno dell’ordinazione e alle comunità che negli anni è stato chiamato a servire.
Alla fine della messa don Giuseppe ha voluto salutare i presenti ripercorrendo alcuni momenti della sua esperienza sacerdotale, ringraziando per la ricchezza umana ricevuta, non dimenticando il suo arrivo a Montevecchio e le commemorazioni dei minatori che hanno perso la vita in miniera nella loro Giornata di Incontro di ogni settembre. Ha ringraziato i vescovi che si sono succeduti alla guida della chiesa diocesana e i confratelli incontrati nel suo cammino che non l’hanno lasciato solo. Ha voluto anche ricordare il rapporto fecondo con gli alunni ai quali ha dedicato molti anni della sua giovinezza nelle scuole statali.
E infine, come chi è abituato a fare bilanci, ha chiesto scusa per i suoi limiti e per le manchevolezze, rimanendo a disposizione della comunità e al mandato ricevuto da Colui che lo ha scelto come sacerdote in mezzo agli uomini.
Grazie don Giuseppe e buona lunga vita.
© Riproduzione riservata