Dopo aver celebrato, nel 2025, i suoi 25 anni di attività, l’Associazione dei minatori Sa Mena di Guspini continua le sue indagini nel territorio minerario di Montevecchio, lo scopo è quello di approfondire e capire quanto e quando questo sia stato antropizzato e modificato dall’uomo già dall’epoca romana. Le tracce, le testimonianze e le vestigia stavolta sono state rintracciate nella collina detta Is Oreris che sovrasta il borgo di Gennas.
Alcuni volontari dell’Associazione, tra i quali qualche studioso di storia locale, il presidente e soprattutto l’ambiente hanno fatto di una mattinata primaverile una giornata speciale. L’obiettivo era quello di raggiungere Sa domu de Is Oreris per rendersi conto di un luogo del quale tante volte si è sentito parlare e restituirgli, con la pulizia della boscaglia, l’antica fisionomia. Lontano dai pozzi di estrazione disseminati nel territorio, percorrendo sentieri e carrarecce tracciate nei secoli si arriva alla meta.

Raggiungere il sito, attraversando una ricca macchia mediterranea di sughere, lecci, filirrea, corbezzolo e altre piante spontanee, è stato facile. Ogni tanto, lungo il percorso, una galleria chiusa da potenti inferriate immetteva nelle viscere della terra.

Dopo circa 15 minuti di un ‘agevole sentiero, eccolo lì, l’imbocco de Sa domu de is Oreris, rivolto verso ponente. In lontananza il blu del mare della Casta Verde, il massiccio dell’Arcuentu e le verdi colline che degradano verso lo stesso. La sorpresa è stata grande: un ingresso di galleria scavato nella roccia immette in un ambiente con una volta a botte lungo circa 8 metri. Il soffitto alto almeno 4 metri, per l’attività di scavo effettuata a livello di pavimento. La larghezza è di circa 3 metri. La parte superiore costruito in mattoni crudi e in materiale reperibile in loco. Numerose ipotesi e congetture sul suo uso nei secoli o forse nei millenni. Chi conosce la storia sarda ha ipotizzato si tratti di una cisterna costruita nel periodo romano che raccoglieva l’acqua proveniente da una sorgente situata poco sopra sulla collina.
Facile immaginare la storia più recente, quella dei minatori che nel ‘700 vi andavano a scavare. Da Guspini ed Arbus percorrevano gli antichi sentieri per recarsi a recuperare la galanza, che fusa diventava il piombo necessario per molti usi. Facile anche immaginare le cernitrici, scalze, salire e scendere al lavoro verso i piazzali, ma era anche periodo dei cavalli, dei muli e quello dei carri a buoi che percorrevano questi boschi con i loro carichi.
Suggestivo anche pensare che prete Giovanni Antonio Pischedda e Giovanni Antonio Sanna si siano incontrati spesso in questo luogo per discutere e valutare la situazione del territorio che volevano scavare. Attorno a questa struttura è facile immaginare ci fossero le capanne degli operai, povere, come si usava, ricoperte da frasche.
Queste le verosimili considerazioni che il gruppo ha fatto durante la salita e l’arrivo verso Sa domu de is Oreris.
Qualche metro più in là sopra la collinetta, proseguendo lungo la carrareccia, sulla sinistra, una struttura non accessibile, un’altra cisterna per accumulo d’acqua. I minatori raccontano che la sua funzione era quella di alimentare il sottostante borgo di Gennas prima che si costruissero le altre strutture di accumulo, pescaggio e distribuzione dell’acqua sia per le laverie che per uso domestico.
Proseguendo, dopo Sa domu de is Oreris, sulla carrareccia, a circa 300 metri, sul canale un’altra imponente struttura, più recente, anche questo un deposito per acumulo d’acqua, ormai in decadenza, alimentato da un’altra sorgente a monte. Poco più avanti una piccola galleria.
Questo l’ambiente: fantastico, trapuntato da un’infinità di ciclamini e dai profumi intensi della macchia mediterranea. Un’ultima osservazione si può fare sul nome del luogo: Sa domu de is Oreris. Qualcuno sostiene che sia una delle prime costruzioni che diede inizio al formarsi della comunità mineraria di Montevecchio e sia stata utilizzata sin dal 1848 anche se la struttura pare romana. Sa domu de is oreris? Perché questo nome? Forse “is oreris” erano quelli che in quel luogo trascorrevano le ore, di riposo o di lavoro; poteva significava “fare ora” e potrebbe essere riferita ai lavoratori a ore che lavoravano in miniera e che lì riposavano. Era sicuramente un riparo sicuro. Che la struttura a botte della cisterna sia di origine romana, a detta di qualche studioso, potrebbero non esserci dubbi.
Un luogo che ha un suo fascino situato sopra l’abitato del centro minerario di Gennas. Lì le gallerie, ormai sbarrate e chiuse, incontravano il filone del minerale.
Grazie all’Associazione Sa Mena che prosegue nel suo impegno di conservare la memoria storica del lavoro in miniera e riscoprire quelli gli spazi, che hanno significato sviluppo economico, sociale e culturale per il bacino minerario del guspinese-arburese. La riscoperta e valorizzazione de Sa domu de is Oreris, è un modo di difendere la cultura del lavoro dei minatori mantenendone viva la memoria. E’ anche un modo di gettare nuova luce su un patrimonio immateriale e materiale di archeologia industriale e ambientale del territorio.
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