Né vipera né Mafia? Incontro con don Ciotti a Cagliari


di Antonio Obinu
Nei giorni scorsi a Cagliari nella sala convegni della Ponti­cia Facoltà Teologica della Sardegna, si è tenuto un interessantissimo incontro con Don Ciotti dal titolo Né vipera né Mafia? Mafie e corruzione: etica e responsabilità sociale. Organizzato da Libera Sardegna in collaborazione con Sardegna Solidale, Associazione La Strada Cagliari e dalla Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna che ha ospitato l’evento, ha visto gli interventi di Don Mario Farci (Presidente Pontificia Facoltà), Guido Pani (Magistrato Procura della Repubblica di Cagliari), Carlo Tack (avvocato cagliaritano, AGS Sardegna), e Isa Saba (Formazione Libera Sardegna). Don Mario Farci, aprendo il dibattito, esprime l’importanza del concetto di fraternità e di fratellanza perché, se non sapremo essere solidali non potremo costruire nessun futuro. La solidarietà quindi come strumento essenziale per le generazioni future, mentre la corruzione genera disarmonia, rottura di relazioni che va in verso opposto ad una economia equa e solidale. Ha coordinato i lavori Gian Piero Farru, Libera Sardegna, che ha voluto spiegare il senso della frase “in Sardegna le mafie non esistono!”. Per fare questo sì è servito di alcuni fatti di cronaca apparentemente distanti tra loro, ma che bene ci aiutano alla comprensione del problema: 10 gennaio 1999, la prima volta che vengono contestati in Sardegna sistemi mafiosi per imporre le propri strategie, contrapposto a quanto accaduto il 26 luglio 2016 quando un commerciante residente nel cagliaritano è stato morsicato da una vipera mentre scaricava della legna da un carico proveniente dalla Toscana. La Sardegna non è quindi un territorio immune da infiltrazioni malavitose, concetto ripreso e approfondito dal Magistrato Guido Pani presente alla manifestazione. Non esiste alcuna forza malavitosa che controlli il territorio, però ci sono dei tentativi di infiltrazioni in alcuni settori produttivi e commerciali che vengono costantemente attenzionati e monitorati. Un fenomeno altrettanto preoccupante è dato dall’elevato numero di sequestri di piantagioni di marijuana che indicano la nostra isola come leader, tristemente, in questo particolare settore. Il tema della corruzione è stato ripreso e approfondito dall’avvocato Carlo Tack, sottolineando come rappresenti una “rottura” di quel patto che lega i cittadini con le amministrazioni, generando una sfiducia che incide negativamente nell’economia perché sfrutta le debolezze del paese. Sfiducia che si manifesta clamorosamente nella scarsa partecipazione alle consultazioni elettorali. Quest’ultima frase è stata ripresa nell’intervento della responsabile Formazione Libera Sardegna, Isa Saba, sensibilizzando la partecipazione ad attività che mirano a valorizzare i temi della giustizia, legalità e pace sociale che generano sempre “giustizia sociale” perché, come afferma spesso Don Ciotti, “la vera forza della Mafia sta fuori la Mafia”. È l’assist all’intervento di Don Ciotti. Parla per circa un’ora ripercorrendo la propria storia dal 1965, anno di fondazione del Gruppo Abele, sino ai giorni nostri ed all’esperienze con Libera e tutte le altre iniziative che lo hanno spesso portato alla ribalta nazionale. Menziona don Luigi Sturzo quando sin già all’inizio del secolo scorso affermava “la mafia ha i piedi in Sicilia, ma la testa forse a Roma e forse risalirà ancora per arrivare fin oltre le Alpi”. Ricorda chi è caduto per difendere la legalità e le iniziative di legge che hanno permesso di contrastare il fenomeno mafioso. Ammonisce di non calare l’attenzione sul fenomeno legato al consumo di stupefacenti, “cresciuto rispetto agli anni passati”, con l’ingresso nel mercato di nuove sostanze a prezzi accessibili a tutti. “Si alla legalità. Si alla solidarietà. No all’indifferenza”. Così può essere sintetizzato il suo intervento spesso interrotto dagli applausi di un pubblico accorso da diverse parti dell’isola, formato da associazioni di volontari, da studenti, e da tutte quelle persone che sono riuscite a trovare posto all’interno di una sala convegni gremita in ogni ordine di posti. Foto di Antonio Obinu
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