di Dario Frau
Quando si parla di una bella ed eccezionale fotografia, tanti pensano per automatismo mentale, che sono state realizzate con macchine fotografiche perfette, moderne e super accessoriate. Immagini stupende che vengono, per certi versi, definite anche capolavori e opere d’arte. Eppure, un capolavoro e un’opera d’arte può essere creata senza questi strumenti supertecnologici. Un’immagine “fotografica-opera d’arte” può essere realizzata anche in modo più semplice: basta un barattolo di latta dei biscotti della nonna, o una scatola di cartone utilizzata per le scarpe, per creare una “foto- capolavoro”.
LE FOTOCAMERE STENOPEICHE AUTOCOSTRUITE CON SCATOLE DI CARTONE E DI LATTA
La creazione di questo tipo di opere d’arte avviene con le fotocamere stenopeiche (dal greco στενός stenós (stretto) e ὀπή opè (foro, apertura) che di solito sono artigianali, costruite con scatole di cartone, di latta o di qualche altro materiale. Che non fa passare la luce e con un piccolo foro capace di proiettare la luce, come un obiettivo, creando un'immagine. In effetti, però, non tutti coloro che utilizzano questo sistema per catturare un’immagine, sono artisti. È il talento individuale e unito alle abilità, alla fantasia e all’estro personale a decretare o no l’“artista”. Nella mostra fotografica che si è tenuta a Pabillonis nel periodo dei festeggiamenti di san Giovanni Battista a fine agosto, nel palazzo Liberty dell’ex municipio, e a settembre per il festival Culturale Orbescidrou, nella Casa Virginia Matta, è stato possibile ammirare alcune foto di grande intensità, realizzate con fotocamere stenopeiche. La mostra era di Alessando Lisci, classe72, pabillonese doc, laurea in Lettere Moderne orientamento artistico. Una passione per la fotografia e la musica insieme a quella per la natura (cura le tenute agricole di famiglia) è il leit motiv della sua vita, e spesso in simbiosi: “molte scatole solarigrafiche che hanno alberi come protagonisti sono state piazzate durante le pause di lavoro nei nostri terreni,” spiega Alessandro, che nel frattempo si sta attivando anche per entrare nel mondo della scuola e dell’insegnamento.
FOTOGRAFO, MUSICISTA E APPASSIONATO COLLEZIONISTA DI MACCHINE FOTOGRAFICHE
La mostra che si è tenuta a fine agosto e a settembre, in paese, con un’esposizione di numerose macchine fotografiche di ogni tipo e di ogni genere, antiche, nuove, marche e con caratteristiche diverse, fanno parte della sua passione per la fotografia. Ma quante fotocamere possiede Alessandro? “Superano il centinaio, quelle catalogate per la mostra, ma sono di più. In realtà non credo di voler sapere quante sono,altrimenti la patologia di accumulatore sarà conclamata.” E le sue preferite? Anche a questa domanda, la risposta, se non evasiva è certamente singolare: “Quelle a cui tengo di più? È difficile: c’è un motivo diverso per ognuna. Escludendo quelle che ho costruito usando oggetti che già mi piacevano, sicuramente ci sarebbero le più rare e quelle che reputo più belle dal punto di vista estetico e del design, ad esempio la Polaroid SX70 che da chiusa sembra un’agenda, la Argus C3 altrimenti detta “the brick”, il mattone, o la russa Voskhod che sembra una radiolina. Comunque per me, non sono le fotocamere più costose, che mi attraggono, ma quelle più divertenti e le più umili: “se non riesci a fare una foto interessante con una macchina giocattolo, è inutile inseguire la macchina dei tuoi sogni, insegna Feininger”. Nella mostra, insieme a questa collezione, erano esposte diverse immagini solarigrafiche e alcune fotocamere stenopeiche “che costruisco con oggetti di recupero”, spiega il fotografo Alessandro. L’esposizione degli oggetti e foto, nella mostra, all’apparenza sembra quasi disordinata, dimessa. Ma è un “disordine” studiato e non privo di una scelta ponderata. “A parte gli scherzi, l’aspetto povero e divertente, sono comunque un modo, o meglio un tentativo, di infondere un poco di poesia e magia anche al mezzo fotografico, oltre che al risultato”, spiega l’artista. Artista? Quasi sobbalza Alessandro a sentirsi attribuire questo appellativo. Sorride e si schernisce: “Se mi considerassi un artista, direi che è un modo di rendere arte anche lo strumento con cui si produce l’opera”. In effetti, a interpretare le sue parole, lo strumento autocostruito, manipolato, studiato e analizzato, nei minimi particolari è “l’anima del risultato finale”, in poche parole, la foto opera d’arte-capolavoro. È questo il segreto e il talento artistico di Alessandro: la capacità rigorosa e precisa di costruire, sia le fotocamere, con materiale di recupero, sia realizzare le foto opere-d’arte, dove il “suo io” diventa parte integrante delle immagini ottenute. Calmo, riflessivo, appassionato, quando parla delle sue creature (macchine e foto), si anima e spiega le tecniche di costruzione e come si creano le foto-capolavoro.
L’ARTISTA DELLE FOTO OPERE-D’ARTE CON LA TECNICA SOLARIGRAFICA
Sono varie le tecniche utilizzate: la Solarigrafia, per esempio, è una tecnica fatta nel lungo o lunghissimo periodo; si tratta di seguire l’andamento della scia solare, da poche settimane a diversi mesi. “Con Ada Mugnai, amica, esperta e appassionata di fotografia, abbiamo piazzato le fotocamere solarigrafiche (barattoli e scatole!). E nelle foto ottenute, presenti in mostra, appaiono gli archi del portico della tenuta della Baronessa Rossi e le scie lasciate dal sole durante quaranta giorni d’inverno”, spiega Alessandro, “Questa primavera ho poi sperimentato una tecnica fotografica ancora più semplice e altrettanto affascinante, in cui l’oggetto ritratto viene poggiato direttamente sulla carta fotosensibile (lumen print, in lingua inglese), il soggetto (fiori e piante producono risultati splendidi) viene esposto per ore alla luce, sino a quando sulla carta scurita appare un’immagine senza che ci sia il bisogno di procedere allo sviluppo della carta e passando direttamente al fissaggio”. Ecco dunque le immagini che hanno lasciato a bocca aperta i visitatori, che hanno avuto il privilegio di osservarle nella mostra e anche coloro che le hanno viste nei diversi link alle pagine Flickr di Alessandro. Alcune sono sensazionali, affascinanti. Paesaggi naturali, scorci urbani, siti archeologici, boschi diventano visioni fiabeschi e magici, con fasci di luce che sfumano e si intersecano nei lineamenti reali. Alcune appaiono anche stravaganti, altre che turbano e creano con fasci di vivide luci multicolori, sensazioni di angoscia poiché inserite in contesti dai colori, mai vivi, ma opachi e tenebrosi. A volte, è un raggio di luce dritto e penetrante e abbagliante, a rompere l’armonia e la simmetria di un bosco; altre volte ad impressionare. Sono gli alberi stessi che si deformano, si piegano e s’inchinano al raggio di luce. Magie delle fotocamere stenopeiche e dell’esposizione solarigrafica, ma soprattutto magia e talento di Alessandro Lisci, l’artista che riesce a padroneggiare la luce.
ELOGI E COMMENTI PER LE COMPETENZE ARTISTICHE DEL FOTOGRAFO ALESSANDRO LISCI
Ma il valore artistico del fotografo pabillonese, nonostante la sua umiltà, è messo in risalto anche in alcune e collaborazioni con il musicista Marco Colonna e il suo gruppo Noise Of Trouble. “Dove la musica viene associata alle immagini (mia grande passione) e assieme abbiamo, lui musicato, e io illustrato la storia epica e poco conosciuta di Nikolaj Ivanovič Vavilov”, precisa Alessandro. Una collaborazione non di poco conto, anche perché Marco Colonna è uno dei migliori musicisti jazz italiani insieme a nomi storici come Enrico Rava e Franco D’Andrea. Scrive del fotografo pabillonese, Marco Colonna, nel suo libro autobiografico: “Abbiamo accolto altre forme d’arte e scoperto grandi artisti e penso a un fotografo come Alessandro Lisci che con noi ha dato l’omaggio a Nikolaj Vavilov”. Ma per capire meglio l’artista fotografo, un giudizio di particolare spessore è anche quello di Ada Mugnai, anche lei appassionata ed esperte di fotografia che in una precedente intervista riferisce. “Nelle fotografie si svela un mondo diverso a tratti fiabesco e dalle sue immagini traspare anche la passione che lo lega a quest’arte, perché a lui non interessa solo il risultato finale di una foto, ma anche tutto il mondo che sta dietro a quell’immagine. Esprime la sua fantasia anche in questo, nel costruire da solo, piccole scatole che “raccontano” e “fissano” i momenti come la terra giri attorno al sole, regalandoci arcobaleni dello scorrere del tempo”. Alessandro è restio a presentarsi nelle mostre, ma ci sta pensando. “Se farò una prima “vera” mostra, pensata nel tema e nell’allestimento, spero che se ne curi la mia amica Ilenia Cilloco, (organizzatrice nel settore) che me lo propone da tanto e mi stimola moltissimo: una in cui ho partecipato, “punzecchiata” da lei, ho vinto anche il primo pemio”, confessa Alessandro Lisci, l’artista della fotografia.
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