Pabillonis, la fisica Roberta Farris realizza il suo sogno


Dalla Sardegna all’estero per diventare un’apprezzata ricercatrice in Spagna e in Francia ed esplorare nuovi ambiti lavorativi
Pabillonis, la fisica Roberta Farris realizza il suo sogno

«Non lasciate che siano gli altri a decidere quali sono i vostri limiti. Con passione, impegno e costanza si può arrivare molto lontano». 
È questa la riflessione di una giovane sarda, ricercatrice di fisica, che per lavoro si trova in Francia in un importante laboratorio di ricerca. Roberta Farris, classe 1993, pabillonese doc, che dopo la frequenza delle scuole medie e superiori, un percorso universitario e un periodo di dottorato a Cagliari, ha lasciato il suo paese, la famiglia e gli affetti più cari ed è partita all’estero, «per esplorare nuovi ambienti lavorativi e tentare di stabilizzarmi professionalmente», spiega la giovane dottoressa. In effetti, Roberta Farris aveva le idee abbastanza chiare fin da ragazza: «sono sempre stata molto brava a scuola e mi piaceva studiare, avevo una spiccata attitudine e una grandissima passione per la matematica». 


Roberta Farris a BarcellonaQuesta passione, viene rafforzata, in seguito, con la frequenza del Liceo Scientifico a San Gavino, “un percorso che mi ha dato le basi per quello che sarebbe stato il mio futuro”. La giovane studentessa, spensierata e vivace, ma anche curiosa e sempre alla ricerca di nuove scoperte, consapevole delle sue potenzialità, dà ascolto alle sue attitudini per programmare il proprio futuro: «Già ai tempi del liceo avevo le idee chiare: volevo fare fisica. Mi piaceva l’idea di usare la matematica per spiegare la natura (dopotutto, "fisica" deriva dal greco e significa proprio natura)». La strada era tracciata. La scelta della carriera universitaria scontata e la facoltà di Fisica il suo punto di riferimento. Qui trova, infatti, il suo appagamento e i suoi interessi. «Durante gli studi universitari ho esplorato varie branche, dall'astrofisica alla fisica nucleare, ma un corso mi ha colpito maggiormente: Struttura della Materia. L’idea di usare la meccanica quantistica per spiegare il comportamento della materia che tocchiamo ogni giorno, era affascinante. Ho scelto quella strada e non mi sono mai pentita», confida la ricercatrice.
 

Appena più che ventenne, in poco tempo, si laurea in Fisica con la triennale, nel 2015 e due anni dopo consegue la magistrale. Ma non si ferma. Il suo carattere attivo e dinamico, unita a una personalità propositiva e orientata all'azione, la portano a prendere iniziative e affrontare le sfide senza attendere che gli eventi si compiano. "Il maggior ostacolo del vivere è l'attesa, che dipende dal domani, ma spreca l'oggi", scriveva Lucio Seneca, nel celebre trattato “De Brevitate Vitae” e la neo laureanda non attende, non perde tempo e frequenta un dottorato di ricerca a Cagliari. «È stato un momento di svolta perché ho acquisito un grado di indipendenza e ha coinciso anche con la mia prima esperienza di lavoro all'estero, grazie a un periodo di ricerca in Belgio». “Alea iacta est”, il dado è tratto dunque e la decisione è presa. Infatti, una volta terminato il dottorato, si trasferisce in Spagna. «Ho vissuto e lavorato come ricercatrice post-doc per oltre 5 anni a Barcellona, in un centro d’eccellenza specializzato nelle nanotecnologie, dove ho iniziato a interfacciarmi e a collaborare con scienziati provenienti da diversi istituti internazionali e con competenze molto differenti». Piano piano, il suo percorso si delinea e diventa più interessante e conforme alle sue aspirazioni e che stimola sempre di più la sua curiosità, l'attenzione e il desiderio di conoscenza. La giovane parvenu di un tempo si confronta, ormai, con scienziati internazionali, dove può valorizzare e mettere in mostra le sue competenze e abilità in una branca sconosciuta ai più, anche con pubblicazioni specializzate del settore. «Ho pubblicato diversi articoli scientifici in riviste internazionali, sempre grazie allo sforzo congiunto con altri scienziati del campo. Le pubblicazioni sono una parte fondamentale del nostro lavoro. Servono a condividere le scoperte con il resto della comunità scientifica mondiale, in modo che altri possano fare passi avanti partendo dai nostri risultati», ci tiene a spiegare. 

 

Roberta Farris in Francia


Dopo la Spagna, ecco la Francia. «Attualmente mi trovo in Francia, in un laboratorio di ricerca che si occupa di ottica e fotonica. Ho deciso di trasferirmi qui per esplorare nuovi ambienti lavorativi e tentare di stabilizzarmi professionalmente». La giovane pabillonese ormai non si ferma più e continua la sua crescita professionale con successo. «Recentemente ho vinto un concorso come Professoressa Associata (il titolo francese è Maîtresse de Conférences), un ruolo universitario che unisce insegnamento e ricerca. La mia attività scientifica si svolgerà all'interno di un istituto di ricerca dedicato ai materiali e ai dispositivi elettronici». Detta così, ai profani, tutto questo appare incomprensibile ed enigmatico, ma è la stessa giovane dottoressa a spiegare in che cosa consiste il suo “lavoro”. «Sono una fisica teorica della materia, a Barcellona mi sono concentrata sulle proprietà termiche nei materiali bidimensionali. Oggi i chip dei nostri smartphone e computer diventano sempre più piccoli e potenti e di conseguenza si surriscaldano: se non capiamo come si disperde questo calore a livello atomico, la tecnologia del futuro si bloccherà. In Francia, invece, sto integrando questo percorso, studiando l'interazione tra la radiazione e la materia, ovvero come usare impulsi laser ultra-rapidi per capire e modificare le proprietà dei semiconduttori. Nel mio nuovo laboratorio, unirò tutte queste conoscenze per progettare i dispositivi elettronici del futuro, il lavoro è un mix tra la fisica e l'informatica». 

Roberta Farris davanti al suo laboratorio a ParigiLa dottoressa Farris mette in evidenza anche il bellissimo rapporto con i colleghi. «Nella fisica moderna si lavora rigorosamente in team. Io ho avuto la fortuna di lavorare sempre con persone incredibilmente ispiranti, ognuno porta con sé la propria esperienza, passiamo ore a scrivere, testare e ottimizzare codici di fisica per computer estremamente potenti». Tutto questo, però, ha un costo e comporta tanti sacrifici. «Quello più grande è senza dubbio la distanza dagli affetti, dalla famiglia e dagli amici. La vita del ricercatore ti impone di essere un cittadino del mondo, il che è bellissimo, ma significa anche dover ricostruire la propria quotidianità da zero. Ogni volta che cambi luogo devi rimetterti in gioco e reinventarti. Tutto questo può essere davvero stressante», confessa la ricercatrice, che nonostante questi sacrifici mette in evidenza gli aspetti positivi rispetto all’Italia. «Ho notato che all'estero c'è una forte tendenza a investire in modo sistematico sulla stabilità dei ricercatori molto giovani. Vincere una cattedra di ruolo a tempo indeterminato è il frutto di una selezione internazionale durissima, ma che poi offre prospettive e una serenità che in Italia, per i canali che ho vissuto, sembrano richiedere tempi più lunghi». Nonostante questo, però, ci tiene a precisare, che la sua decisione non è una “fuga dei cervelli” come viene definito il fenomeno del trasferimento dei giovani italiani all’estero.

 «Nel mio caso è stata una scelta consapevole guidata dal desiderio di fare ricerca ad alto livello in contesti internazionali, l'estero è una dimensione che ho cercato e in cui ho scelto di costruire la mia carriera: nella scienza muoversi è fondamentale» precisa la giovane, che soggiunge «certo, sarebbe bello se muoversi fosse sempre una scelta libera e non una necessità dettata dalla mancanza di alternative nel proprio Paese ...poter lavorare in laboratori all'avanguardia con contratti stabili e ben pagati ti permette di pianificare il futuro e di concentrarti sulla scienza, senza l'ansia del precariato o di arrivare alla fine del mese». La giovane dottoressa mette in evidenza le tante cose positive della sua esperienza. «Una delle cose più belle che mi ha regalato questo lavoro è la possibilità di girare il mondo: partecipare a conferenze scientifiche, incontrare ricercatori di Paesi diversi e confrontarmi con persone provenienti da culture e percorsi molto diversi. Ogni esperienza ti cambia un po' e ti insegna a guardare il mondo da punti di vista nuovi». 

Ogni tanto, però, il lavoro, la ricerca e la carriera all’estero, lasciano spazio alla nostalgia e ai ricordi: «Mancano gli affetti più cari. Manca la nostra terra e quel senso di casa che solo la Sardegna sa darti. Poi manca un po’ tutto, dalle nostre spiagge alla vita tranquilla e silenziosa. Fa strano, ma percorrendo le stradine sempre uguali del paese, sembra quasi che qui il tempo si sia fermato, mentre fuori la vita va velocissima. È una sensazione particolare, ma ti ricorda che un pezzo di te resta sempre nel Medio Campidano».

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