di Dario Frau
L’organo della chiesa Beata Vergine della Neve ha una storia particolare e un lungo percorso di restauri. L’attuale posizione dell’organo, nella cappella della Madonna del Carmine, è “relativamente” recente, infatti, risale al 1999, data dell’ultimo restauro. Prima era posto dietro l’altare maggiore all’interno di un mobile-armadio in legno, con due sportelli. Lo strumento, con le canne di prospetto che si affacciano, formano cuspidi di sette elementi al centro e nove su ciascun lato e due fregi lignei. Questi furono smarriti, forse, nel corso dei vari restauri e solo da poco tempo sono stati rimessi al loro posto. «I fregi originali di color panna, come il mobile antico, li ho trovati in soffitta circa un anno fa e li ho riposizionati al loro posto. La sistemazione attuale, nella cappella, è dovuta all’ultimo restauro poiché è stato realizzato un mobile più grande, troppo grande per stare dietro l’altare», spiega il parroco don Luca Pittau. L’organo, dunque, ha ripreso la funzione di un tempo e le note che si diffondono nella chiesa durante i riti religiosi sono armoniose e melodiche. «Questo è dovuto anche alla manutenzione periodica cui è sottoposto lo strumento: l’ultima accordatura, a cura della ditta organara Michele Virdis di Bono, risale all’estate scorsa. Attualmente, l’organo, viene suonato ogni sabato, per animare la Santa messa, dal maestro Roberto Casu, in certe occasioni, da Paola Usai, che dirige i due cori e qualche volta, lo suono anch’io», precisa il parroco
L’ORGANISTA COSTANTINO COSSU
[caption id="attachment_110934" align="alignleft" width="497"]
L'organo dietro l'altare maggiore[/caption]
Fino agli ultimi anni ‘50, l’organista parrocchiale era stato Costantino Cossu, deceduto nel 1959, che oltre ad avere funzioni di sagrestano, sapeva suonare, sia questo strumento sia l’armonium. Aveva, inoltre, una buona dimestichezza anche con il pianoforte che possedeva nella casa paterna. Questo era stato costruito dal nonno Francesco (metà ‘800), abile artigiano del legno e appassionato di musica, che aveva riprodotto il piano, prendendo spunto da un altro modello simile. Le abilità dell’organista erano state acquisite da autodidatta e da lezioni che gli venivano impartite dal parroco rev. Pierino Concas (1933-1949) e in certe occasioni, anche, dal fratello del sacerdote, il maestro Bonaventura, esperto e famoso organista. Dopo Costantino Cossu, l’organo è stato suonato, per un certo periodo, dal medico condotto del paese, dott. Mario Usai e dal figlio dott. Francesco ma, poiché, l’organo presentava diversi guasti e necessitava di un severo restauro, per buona parte degli anni ‘60 non fu utilizzato. Nel 1970, dopo un intervento “sommario”, l’organo venne di nuovo usato. «Ricordo che fino al 1978 veniva suonato, dietro l’altare maggiore, da mio padre Domino», confida il figlio Giuseppe Atzori. Si ha una testimonianza anche del 1982. «La celebrazione del mio matrimonio fu accompagnata dall’organo a canne, suonato da mio padrino dott. Francesco Usai», racconta, a sua volta. Franco Ladu. Ma da queste ultime date e fino al 1999, l’antico strumento, che necessitava di urgenti interventi di restauro, non venne più utilizzato. L’antico organo a canne della parrocchia, sempre conosciuto dagli anziani pabillonesi, ha una lunga e travagliata storia ma, anche caratteristiche qualitative particolari.
COSTRUITO DALLA BOTTEGA
DI ANTONIO BUZZONI ORIGINARIO DI PAVIA
Secondo la ditta Arte Organaria Sarda di Segariu, che si è occupata dell’ultimo restauro (1999), l’organo risalirebbe ai primi dell’800. Le particolarità tecniche e il sistema costruttivo adottato, fanno ritenere, inoltre, che si tratti di uno dei tanti strumenti usciti dalla bottega artigiana del maestro Antonio Buzzoni, originario di Pavia, che dopo aver operato in diverse città della Penisola, si stabilì a Cagliari, dove impiantò un’attività che realizzò diversi organi destinati ad alcune chiese della Sardegna. Qualche notizia dell’antico strumento, riguardo alla provenienza e all’acquisto dell’organo, ci viene fornita dal Libro Cronico della Parrocchia e da informazioni del parroco don Battista Madau (1997/2007).
ACQUISTATO DALLA CHIESA
SAN FRANCESCO DA PAOLA DI CAGLIARI
Dal documento dell’archivio parrocchiale, si rileva infatti: “…Ad un semplice e piccolo armonio, piuttosto curioso per la minuscola tastiera o per la combinazione di un solo pedale a mantice, e che da decine d’anni succedeva alle antiche launeddas, è venuto incontro un maestoso organo cedutoci dalla Chiesa di San Francesco da Paola di Cagliari”. Nel 1932, infatti, questa chiesa fu sottoposta ad alcune modifiche nella facciata, per dar luogo alla porzione di portici che occorreva continuare in via Roma e i padri Paolotti dovendo acquistare un organo nuovo, erano disposti a cedere ad altra chiesa, lo strumento vecchio. Il parroco di allora, reverendo Pirri, saputa la notizia, iniziò le trattative per l’acquisto dell’organo per la chiesa di Pabillonis, che furono concluse da don Pierino Concas”. Continua il Libro Cronico: … “Fu nel 1927 che il Sac. Concas Pierino, allora parroco di Baressa (1933-1949), che suggerì al Rev. Pirri (1926-1933) l’idea e il nuovo acquisto. Questi si occupò subito di costituire un comitato e fece le pratiche per ottenere un sussidio governativo”. Fu necessaria avere la perizia legale e la si ebbe da Antonio Sanna organista di Cagliari che affermò, tra l’altro: “Le 480 canne o voci, nei loro quattordici registri, sono ben robuste e chiare e i materiali consistenti e precisi, nei loro diversi apparati meccanici che costituiscono un vero gioiello d’arte”. Qualità d’altronde rilevate ed esternate da un noto musicista del tempo, il maestro Bonaventura Concas, (fratello del parroco rev. Pierino Concas), esperto organista, nonché direttore della banda musicale d’Ingurtosu.
UN OTTIMO AFFARE: SETTEMILA LIRE
“Il Concas, quando venne per il collaudo (20 gennaio 1934)) ebbe a congratularsi ancora della tecnica dei Fratelli Piras Vincenzo (Giuseppino) e Raffaele, che prestarono l’opera per rimettere a nuovo e per l’accordatura appieno soddisfacente e giusta dell’organo”. Fu un affare in effetti, come evidenzia ancora l’illustre collaudatore: “… È pertanto è doveroso e riconoscente, il lodare l’opera del comitato costituitosi nel 1928 dal parroco di allora rev. Raimondo Pirri, il concesso e avuto sussidio governativo di lire 2000, quello del Comune di 1.500 lire, e le offerte del popolo. Con la sola spesa di poco più di settemila lire si ha ragione di essere contenti di possedere in parrocchia, a decoro della bella chiesa, un organo grandioso che adesso è valutato in circa trentamila lire”.
DOPO DECENNI VA IN ROVINA E IN DISUSO
Uno strumento straordinario che accompagnò le cerimonie liturgiche fino ai primi anni Sessanta, quando per diversi motivi: qualche guasto meccanico, incuria o altro l’organo fu abbandonato.
VARI TENTATIVI DI RESTAURO
Agli inizi del 1970 si tentò di ripararlo, dando l’incarico a Giovanni Atzori, ma dopo una serie di modifiche, il risultato non fu dei migliori, anche se, ogni tanto, veniva utilizzato durante i riti religiosi. Un nuovo tentativo di restauro fu programmato nel 1984, chiedendo un preventivo alla ditta Arte Organaria Sarda di Segariu, ma il progetto non andò avanti poiché, nel frattempo, era deceduto il parroco don Giuseppe Angius. Nel 1995, fu richiesto alla medesima ditta, un nuovo preventivo, che constatò la necessità di un totale rifacimento della struttura lignea, si rilevava che lo strumento conservava ancora l’impianto fonico originale e tutti gli elementi utili per un’esatta ricostruzione. Finalmente alla fine degli anni Novanta, visto il preventivo “dell’Arte Organaria Sarda di Segariu”, l’organo fu affidato dall’Amministrazione Comunale e su suggerimento del parroco don Giovanni Battista Madau per il definitivo restauro (1999).
DEFINITIVO RESTAURO NEL 1999
Dalla scheda dell’impresa artigiana di Segariu si rilevava: “è arrivato nel nostro laboratorio in pessime condizioni, il mobile, ormai, divorato dal tarlo è irrecuperabile, lo strumento subì inoltre, anni prima, un infelice restauro che lo modificò radicalmente. Con l'ausilio della Soprintendenza è stato costruito un nuovo mobile e ricostruite tutte le parti modificate nel tempo, riportandolo al suo stato originale”. E così, grazie alla competenza, alla professionalità ma, soprattutto alla passione profusa nel lavoro di fine artigianato, l’organo è potuto tornare all’antico splendore, riportando così una nota di solennità alle funzioni religiose e momenti mirabili di alti significati culturali anche per l’avvenire musicale del nostro paese.
© Riproduzione riservata