Pabillonis, su mestu ‘e pannu Gigi Pisanu ricordato per capacità e simpatia


di Dario Frau

  Tra i ragazzi che in paese frequentarono, negli anni ‘50, la sartoria di Benigno Frau, c’era Luigi Pisanu come si rileva dal contratto di apprendista firmato dal padre Giuannicu (Giovanni), essendo il figlio ancora minorenne. [caption id="attachment_109535" align="alignleft" width="393"] Luigi Pisanu[/caption] Al piccolo Luigi, classe 1935, non piaceva molto la scuola e così fu “affidato” al sarto più importante del paese, perché apprendesse questo mestiere. «Tziu Benignu era bravo, ma severo e i ragazzi gli obbedivano», racconta la sorella Graziella che riporta anche un particolare: «nostra madre Angelina, quando si recava a fare la spesa al negozio di signora Aurelia, moglie di Guglielmo Saba, un proprietario terriero dove lavorava mio padre Giuannicu, che aveva la casa proprio davanti alla sartoria, ogni tanto si affacciava per sapere se il figlio si stava comportando bene e stesse progredendo come apprendista». Ma Gigi non aveva bisogno di essere “sorvegliato”, anche se l’interessamento della mamma era, forse, solo una forma di scrupolo eccessivo. Infatti sotto la “didattica e il metodo de mestu Benignu”, e le particolari capacità dimostrate, l’allievo acquisisce diverse abilità sartoriali. E così, dopo alcuni anni, Gigi, come lo chiamavano in casa e in paese, andò a lavorare alla sartoria di Augusto Mamusa di San Gavino, famosa per la sua linea moderna, dove lavorò insieme a Luigi Mocci. [caption id="attachment_109536" align="alignleft" width="396"] Luigi Pisanu e Salvatore Lai[/caption] Il giovane di Pabillonis, sveglio e perspicace, acquisì ulteriori abilità che gli permisero di diventare un professionista bravo e completo. Era pronto a mettersi in proprio e anche senza capitali iniziò la sua attività di sarto nella casa di famiglia, dove collaborò anche la sorella Graziella, che aveva frequentato un corso di taglio fuori paese. Il lavoro, allora, fine anni 50 e inizio 60, non mancava e Luigi Pisanu aveva il suo giro di clienti. «Alcune volte andava a dare una mano anche in altre sartorie, da Angelo Zurru e Pinuccio Pisanu», spiega la sorella Graziella. In paese, allora, c’erano 7/8 sartorie, tutte, chi più chi meno, riuscivano a tirare avanti con un guadagno dignitoso: abiti completi per cerimonie e grandi occasioni, cappotti, pantaloni per lavoro, gilet, corpetti, camicie, pantaloni per bambini, abiti per le prime comunioni e cresime, erano confezionate a mano dai mestus ‘e pannu. [caption id="attachment_109537" align="alignleft" width="399"] Luigi Pisanu con un amico[/caption] Con il boom economico, il confezionamento industriale e la vendita degli indumenti già pronti limitarono l’attività sartoriale. Molti chiusero i battenti e gli artigiani cercarono altri lavori. A ciò non sfuggì neppure Luigi Pisanu che con una famiglia da mantenere, decise di lavorare con una grande impresa edile. In seguito Gigi lasciò venne assunto come collaboratore scolastico in alcune scuole della provincia di Cagliari, dove prestò servizio fino alla pensione. Questo meritato riposo non durò, però, molto, poiché un’improvvisa malattia privò la famiglia di un padre laborioso e affettuoso e alla comunità di una figura di intraprendente e bravo sarto che molti ancora ricordano con affetto e simpatia.

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