L'Araba Fenice, un uccello mitologico simbolo di rinascita, immortalità e forza, che rinasce dalle proprie ceneri dopo essere stata consumata dal fuoco: è questo il murales che si staglia nella parete dell’ingresso dell’ex scuola media di via Sardegna. UN MURALES IN MEMORIA DI ALESSANDRO DIANA VOLONTARIO DELLA PROCIV Un dipinto metaforico per ricordare Alessandro Diana, un volontario diciannovenne, della Protezione Civile di Pabillonis che morì tragicamente il 17 settembre del 2017, in un incidente stradale, mentre, con un automezzo dell’associazione, si recava a spegnere un incendio scoppiato nelle campagne del paese. Per questo atto eroico, il 2 giugno 2025, festa della Repubblica, al teatro lirico di Cagliari, il prefetto di Cagliari, Giuseppe Castaldo, insieme al sindaco Riccardo Sanna, aveva consegnato alla famiglia Diana l’“Attestato di Benemerenza al Merito Civile” dedicata alla memoria del figlio. L’ubicazione del murales, non è stata scelta a caso. La struttura dell’ex scuola media è, infatti, la sede della Protezione Civile di cui Alessandro faceva parte, e di diverse associazioni culturali e di volontariato del paese. IL MURALES REALIZZATO DALL’ARTISTA FRANCESE CASSANDRE Un punto cruciale e significativo, infatti, dove si può ammirare il murales realizzato dall’artista francese Cassandre con la collaborazione della compagna Sofia. «Ci troviamo qui a Pabillonis da quasi 3 settimane e il nostro sogno di realizzare un murales-memoriale per ricambiare l’ospitalità ricevuta, adesso è realtà: speriamo di segnare su un muro, con pennelli e colori, la memoria di questa giovane anima e donargli la bellezza che caratterizza l’arte stessa», ha spiegato l’artista francese, il giorno dell’inaugurazione del dipinto, alla presenza del sindaco Riccardo Sanna, dell’assessore Graziella Gambella, del presidente della Prociv Pietro Sida, di Andrea Frau dell’associazione Promos, dei genitori di Alessandro e di tanti cittadini che hanno conosciuto Cassandre in questo periodo di soggiorno nella comunità pabillonese. All’inizio, in paese, la presenza del giovane artista e della compagna, aveva suscitato qualche perplessità e curiosità tra i pabillonesi, ben presto, però, il loro carattere estroverso e affabile, e i modi gentili e cortesi, uniti ad una eccezionale bagaglio artistico-culturale, avevano subito conquistato la fiducia della comunità, sia giovani che anziani. «Ci vuole pazienza per far crescere piccole radici e per “assaggiare” davvero il territorio», sottolinea il giovane. LA BIOGRAFIA DI CASSANDRE UN PERSONAGGIO E UN’ARTISTA ANTICONFORMISTA «Mi chiamo Cassandre, ho 30 anni, sono nato e cresciuto in Francia, e vivo vicino a Grenoble in un paesino di montagna nelle Alpi francesi, nelle relazioni sociali cerco di non fermarmi alle apparenze, ma scoprire le persone al di fuori delle domande convenzionali». Il giovane transalpino spiega anche il motivo del suo arrivo, insieme a Sofia, proprio a Pabillonis. «Questa domanda ci viene fatta spesso, e la risposta è più semplice del previsto: il nome ci ha incuriosito, non si vedono tutti i giorni nomi del genere sulla mappa del telefono. Inoltre le dimensioni del paesino erano perfette per le nostre necessità e i nostri obiettivi “antropologici”: i luoghi concentrati e non dispersivi conservano meglio il proprio calore. Siamo qui con una tenda, dei sacchi a pelo, materassini, zaini pesanti, “milioni” di sacchetti e tanta voglia di conoscere la gente che compone questa comunità. Siamo consapevoli che per conoscere una realtà ci vuole tempo, bisogna “viversi” le giornate, la quotidianità, i momenti speciali e anche quelli di noia». In effetti, sono questi gli stimoli, le idee e le motivazioni personali che spingono i due artisti- intellettuali, ad intraprendere i loro “viaggi anticonformistici”, in Italia ed in Europa: una tenda, un sacco a pelo, un album da disegno, una serie di matite e colori, un computer e tanta voglia di conoscere le persone dei luoghi visitati. Per Cassandre, una particolare importanza, ha la sua formazione familiare, fatta di lotta e difesa delle proprie radici, della natura e dell’ambiente naturale e caratterizzata dalla genuinità dei piccoli centri. «Sono cresciuto in una famiglia che difendeva il proprio territorio contro gli interessi di qualche proprietario che vendeva i propri campi per costruire delle case moderne e senz’anima a delle persone che venivano dalla città solo per sfruttare l’ambiente e scavalcare le necessità collettive. Mio padre aveva creato anche un giornale d’opposizione per il quale io disegnavo caricature all’età di 11 ann». Sono questi ideali a forgiare il giovane francese, consolidati, in seguito, da esperienze lavorative e di studio che gli hanno consentito anche di analizzare e di studiare, con senso critico, il sistema produttivo con le sue discrepanze, contraddizioni e ingiustizie.
I VIAGGI ON THE ROAD DI CASSANDRE E SOFIA
Oltre le analisi su queste esperienze lavorative, anche i “viaggi” sono statisignificativi e importanti per la visione di vita, di Cassandre: viaggi come crescita personale e formativa, alla ricerca di valori ambientali, sociali e umani, al di fuori di ogni schema precostituito e artefatto. “Dopo questo periodo di lavoro e studi, ho realizzato un viaggio in bici di 6 mesi con la mia fidanzata di allora, Anais. Abbiamo attraversato: Corsica, Sardegna, Sicilia e Calabria. Senza meta, senza mai affittare un appartamento o una stanza. Dormivamo sempre in tenda dove capitava. Regalavamo alla gente: io disegni e lei gioielli. Volevo conoscere la realtà dei posti al di fuori del “pacchetto viaggio” imposto e venduto dall’industria turistica che trasforma la cultura in un prodotto consumistico, modificando le usanze, i riti, le feste religiose ecc… secondo i bisogni commerciali. Dopo questa esperienza On the road, alla ricerca di sé, di libertà e di rapporti umani, il giovane viaggiatore torna a casa, ma un fatto tragico colpisce Cassandre: la morte della sua giovane fidanzata. «Per superare il lutto ho ripreso la bici, girando l’Italia, attraversando tutti i Balcani, fino ad arrivare in Grecia. Poco tempo dopo quel viaggio, sono andato in Spagna, a Sevilla per realizzare una residenza artistica, dedicata proprio ad Anaïs. Lí ho incontrato Sofia la mia attuale compagna di viaggio. Sofia durante quel periodo studiava all’università nel settore degli “Studi Dell’Asia Orientale” e io davo dei corsi di disegno e progettavo di realizzare una presentazione sulla critica del turismo».
L’ARRIVO A PABILLONIS E L’ANALISI ANTROPOLOGICA DELLA COMUNITÀ
I due giovani giungono anche in Sardegna e dopo aver visitato Serramanna, Cagliari, Iglesias e San Gavino, arrivano a Pabillonis. Qui, in un mese di permanenza, hanno avuto modo di interagire, fare amicizie e cogliere tanti aspetti interessanti della comunità, “Quello che possiamo dire del paese e della gente che lo compone è, che essa è varia e molto colorata. C’è gente che vive ancora nella campagna; persone che, dopo aver girato un po’ il mondo lavorando, sono tornati in paese; gente che fa diversi mestieri per poter sopravvivere. Tante realtà differenti, giovani, anziani che però coesistono, con attitudini e maniere di vedere il mondo sicuramente differenti, ma abbastanza conviventi; alla fine sono tutti cittadini della stessa comunità». Un punto importante, per la coppia, è stato il “bar”, un luogo di lavoro (disegno e studio) d’incontro, di osservazione e analisi, dove i due giovani hanno stretto tante amicizie e relazioni e di cui rimarcano l’importanza. “Il “bar”, risveglia la semplicità della condivisione, di una chiacchierata davanti un caffè o una birra diventando dal mattino, fino alla sera, teatro di età, mentalità e linguaggi differenti. Al termine di questa esperienza a Pabillonis, riflessioni, appunti e ringraziamenti caratterizzano il “soggiorno” dei due artisti. «Siamo riconoscenti di tanta accoglienza, aprendo le porte, anche concretamente, delle loro case, i pabillonesi ci hanno coinvolto nella loro realtà, e noi ne rimaniamo affascinati, per questo abbiamo voluto ricambiare donando alla comunità, un simbolo della nostra presenza: un murales per Alessandro». Al momento dell’inaugurazione erano presenti anche Renato e Manuela, i genitori del giovane volontario della Prociv. «Siamo grati e riconoscenti agli artisti e agli amici di nostro figlio che hanno voluto ricordare Alessandro con questo bellissimo murales», hanno dichiarato commossi ed emozionati
© Riproduzione riservata