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Dalla separazione delle carriere al sorteggio per il nuovo CSM, fino all'istituzione dell'Alta Corte disciplinare: analisi del Testo di legge costituzionale che rischia di indeboli...
Si è svolto venerdì 6 marzo, nel circolo “Sergio Atzeni”, l'incontro di approfondimento sul referendum sulla giustizia organizzato dal Partito Progressista. I lavori, moderati da Matteo Pisu (studente di Giurisprudenza e Senatore Accademico), hanno visto la partecipazione di figure istituzionali e tecniche di spicco: il sindaco della Città Metropolitana Massimo Zedda, l'onorevole Francesca Ghirra, l'assessora Maria Francesca Chiappe e l'avvocato Fabio Pili, che hanno illustrato le ragioni e i temi della consultazione. Proprio dal confronto tra i relatori è emerso come, in un dibattito nazionale spesso inquinato, sia necessario affrontare il tema della riforma in modo lucido e funzionale a rendere ogni cittadina e cittadino consapevole dell’argomento in vista dell’esercizio del diritto al voto. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i tanti punti che la proposta referendaria del Ministro Nordio andrà ad affrontare, spaziando dalla separazione delle carriere con la divisione del CSM, al metodo di sorteggio dei nuovi Consigli Superiori, fino all’istituzione ex novo dell’Alta Corte disciplinare. Si tratta di una riforma che andrà a ritoccare ben sette articoli della nostra Costituzione, ovvero gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. I NUMERI SUI PASSAGGI DI FUNZIONE E IL RISCHIO DEL "SUPER POLIZIOTTO" Durante l'incontro è stato ricordato che ad oggi i magistrati del pubblico ministero e i magistrati giudicanti si formano insieme nell’apposita Scuola Superiore della Magistratura a Scandicci, in provincia di Firenze. Condividono perciò il metodo di formazione e le modalità di accesso, potendo in seguito scegliere quale funzione ricoprire. È inoltre da ricordare che, a seguito della Riforma Cartabia, ogni magistrato può cambiare la propria funzione una sola volta nel corso della carriera, con l’obbligo di cambiare regione. Contestando le motivazioni di questa modifica, si nota analizzando i dati come ad esempio nel solo 2024 vi siano stati soltanto 42 passaggi di funzione su quasi 9.000 magistrati totali, pari a una percentuale dello 0,4%. Ci si chiede dunque se sia davvero necessaria una riforma che va a intaccare la Costituzione e un organo che di per sé nasce con il compito di garantire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura ordinaria, permettendo a ogni magistrato di poter agire in completa serenità in quanto indipendente anche contro il potere politico. Dividere i CSM significa svuotarli e indebolirli, rendendo ogni cittadino più debole di fronte allo Stato; si rischia inoltre un forte squilibrio, in quanto il PM, slegato dalla cultura del giudice, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio super poliziotto. IL NUOVO CSM: IL MECCANISMO DEL SORTEGGIOE LO SPETTRO DELL'INGERENZA POLITICA La seconda modifica analizzata nel dibattito è inerente alla riforma sulla composizione dei Consigli Superiori, che attualmente viene disciplinata dall’art. 104 della Costit ...
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