Sino ad allora il materiale estratto veniva infatti garantito con carri trainati da cavalli; si racconta che soprattutto nel periodo di piogge abbondanti era abbastanza diffuso che decine di carri si trovassero bloccati dal fango lungo la strada a formare un'unica interminabile fila. La soluzione fu individuata da Quintino Sella, più volte Ministro delle Finanze e membro della commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni dell’isola, che si impegnò personalmente nella realizzazione della reta ferroviaria che avrebbe collegato Iglesias con il porto di Cagliari. I tempi tecnici, la burocrazia relativa alla cessione dei terreni e soprattutto le condizioni economiche dell’allora governo determinarono più volte l’interruzione dei lavori che ripresero definitivamente nel mese di Febbraio del 1871. Per questo motivo l’ingegnere Pellegrini, allora responsabile della produzione, intuì che doveva essere la società in prima persona ad impegnarsi nella realizzazione dell’opera, realizzando la ferrovia che collegava Monteponi con le zone di imbarco individuate nella spiaggia della Cannelle ad Est di Portoscuso. Il porto realizzato fu intitolato al presidente della società Monteponi, il conte Carlo Baudi di Vesme, l’attutale Portovesme. Nella posa delle traversine le maestranze commisero l’errore di posare i binari alla distanza di 95 centimetri rispetto ai 100 abituali; negli anni successivi anche nel resto d’Italia venne adottato lo scartamento ridotto di 95 centimetri. Siamo nel 1871, la ferrovia continuò la propria attività sino al 1963, anno in cui venne definitivamente chiusa.
Altro grosso problema era l’eduzione delle acque che presenti in enormi quantità nel sottosuolo impedivano la coltivazione del minerale la cui soluzione fu quella di realizzare una galleria di scolo che dalla miniera di Monteponi raggiungeva la laguna di Gonnesa, provocando talvolta negli anni importanti problemi dovuti alla inondazione nei periodi di maggiore piovosità. Il contratto di concessione di sfruttamento del territorio stava per scadere, allora con la legge del 29 Maggio 1879 venne autorizzata la vendita della Miniera Demaniale di Monteponi dallo stato alla Società di Monteponi, che a proprie spese realizzò i lavori di scavo della galleria seguendo il progetto voluto dall’ingegner Ferraris, allora direttore della società. Il cantiere di inizio lavori fu inaugurato dall’allora ministro dei lavori pubblici Alfredo Baccarini, da qui il nome. Grazie a questi lavori il livello idrostatico della quota iniziale di 70 metri s.l.m. si attestò alla quota di 26 metri e successivamente a quella di poco superiore ai 13.
La tecnologia utilizzata era all’avanguardia non solo in Italia ma addirittura nel mondo: esisteva infatti una linea telefonica che collegava il pozzo con la stazione di Gonnesa e la galleria era servita dalla corrente elettrica già dal 1881, due anni prima quindi di quando venne illuminata la Scala di Milano.
Nel sito dove oggi si trova il pozzo Baccarini passa anche la galleria (Galleria Pellegrini, lunga circa 130 metri), dove transitavano i treni che trasportavano il materiale ai punti di imbarco. Durante la seconda guerra mondiale venne considerata sito strategico, tant’è che al suo interno vennero realizzate delle nicchie, 3 per lato equidistanti, dove vennero messi grossi quantitativi di esplosivo, per un totale di 1620 Kg di tritolo Oltre a questa troviamo altre due gallerie: la prima, “Galleria Maria” così chiamata perché i lavori vennero inaugurati dalla figlia del ministro Baccarini, utilizzata di servizio al pozzo principale, e una seconda di servizio alle macchine a vapore presenti nell’impianto. Il recupero e la manutenzione del sito sono direttamente gestite dai soci che provvedono alla messa in sicurezza degli ambienti e alla ricostruzione di un tratto di ferrovia sino all’imboccatura Ovest della Galleria Pellegrini, la realizzazione di un percorso botanico e di un punto di ristoro attrezzato di acqua e forno a legna.
Parte degli immobili allora esistenti si trovano ancora oggi e sono oggetto di un importante intervento di recupero che, al termine delle autorizzazioni necessarie, diventeranno una struttura ricettiva quindi con ricaduta occupazionale. Il sito è visitabile il sabato e la domenica previa prenotazione e già negli anni scorsi è stato aperto nell’ambito della manifestazione “Monumenti Aperti”.
Antonio Obinu
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