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>Nella chiesa di San Pietro, è stato presentato il libro “L’asilo della Sacra Famiglia nei suoi settantacinque anni a Villamar” di Albertina Piras e Antonio Sanna, i due scrittori locali che, negli ultimi decenni, si sono distinti per la pubblicazione di diversi testi di successo incentrati sulle tradizioni e la storia del territorio. Il libro racconta dell’asilo durante l’epoca di gestione delle suore: la struttura, infatti, dopo che queste l’hanno donata alla chiesa parrocchiale, continua a svolgere l’attività di scuola dell’infanzia, ma sotto nuova direzione.

Fra i relatori, oltre ai due autori, l’assessore alla cultura Michela Pinna, il parroco di Villamar don Ennio Matta, l’attore e drammaturgo Maurizio Tancredi e il professor Roberto Ibba. «La storia dell’asilo - spiega Albertina Piras - è presentata come un percorso con la comunità che diventa partecipe di tutte le iniziative; ed è un continuo scambio, un continuo dare e ricevere, in un arco di tempo che ha lasciato la sua impronta nella storia, nella fede e nelle cultura del paese». L’idea di costruire l’asilo, si evince dal libro, nacque dalla necessità di dare accoglienza ai bambini per permettere alle madri di poter svolger il lavoro nei campi. «Il gruppo promotore - racconta Antonio Sanna - si strinse intorno all’allora parroco Giuliano Tronci che aveva offerto gratuitamente un suo terreno ad alcune persone vicine alla comunità parrocchiale e al signor Vallebona nel 1936, si era stabilito a Villamar impiantando un mulino elettrico in sostituzione della tradizionale “moba sarda”. Con la sua consorte Giulia e un gruppo di volontari, lo stesso Vallebona propose l’autofinanziamento per la realizzazione dell’asilo con il motto: “Una spiga per l’asilo, e se non potete una spiga un chicco almeno”. La proposta venne accolta con tanto entusiasmo al punto che, dopo la forzata sosta dei lavori a causa della seconda guerra mondiale, già nel 1947, la struttura venne inaugurata». La gestione venne affidata alle “Ancelle della Sacra Famiglia”, un ordine di suore sarde. «Inizialmente - continua Sanna - l’asilo mostrò parecchie difficoltà: non era infatti in grado di garantire un pasto completo ai bambini e, per ovviare al problema, le suore si organizzarono con una questua. Non furono anni facili, tant’è che le stesse suore si trovarono addirittura coinvolte in un clima di scontro politico, motivo che indusse l’allora vescovo Orrù, padre delegato della congregazione, a sostenerle». Nel corso della loro attività il segno distintivo delle suore denominate “umili, liete e gioiose” si mostrò talmente contagioso al punto che, in poco tempo, ben ventiquattro giovani ragazze locali presero i voti. Il lavoro delle suore è sempre stato molto apprezzato dalla popolazione: con materiale di poco conto nella struttura si sono realizzate una miriade di scenografie spesso molto accurate e di grande effetto; il libro racconta dettagliatamente anche quest’aspetto. «L’attività delle suore - spiega infine Albertina Piras - è entrata in crisi in seguito alla contestazione giovanile e all’approvazione di leggi quali il divorzio, l’aborto e altre, tutte chiaramente in netto contrasto ai principi a cui la loro fede si ispira. Con l’apertura della scuola materna statale c’è stata, inoltre, la necessità di allinearsi a nuove esigenze, su tutte l’assunzione di personale esterno comportando inevitabilmente una maggiorazione delle spese di gestione, spesso insostenibili al punto da dover attingere per ovviare al problema, in alcuni casi, persino dai fondi della pensione personale delle suore stesse. Inevitabile quindi la decisione di due anni fa della madre generale, Sara Chillotti, di chiudere l’asilo per insostenibilità delle spese. Il commiato delle suore ha inevitabilmente portato amarezza nella popolazione, lasciando tuttavia viva la speranza che il Signore avrebbe aperto nuovi sentieri per prendersi cura dei suoi figli».
Simone Muscas© Riproduzione riservata