Renato Soru, imprenditore, politico e dirigente d'azienda, fondatore di Tiscali, presidente della Regione Sardegna dal 2004 al 2009, è il candidato presidente di Progetto Sardegna
REDAZIONE
Il 25 febbraio vogliamo iniziare a scrivere una storia nuova in Sardegna. Non possiamo restare a guardare immobili e in silenzio la disfatta di cui si è resa protagonista questa Giunta di destra. La Sardegna è sempre più rassegnata, sempre più povera, provata e isolata. Mi candido perché voglio aiutare la Sardegna a rialzarsi. Oggi abbiamo un’occasione unica. Abbiamo risorse straordinarie pari a tre volte quelle che finanziarono il piano di Rinascita degli anni ‘60. Ma questo scatto non verrà da Roma, non verrà da un viceré che qualcuno nomina per governarci e che risponde agli interessi di altri. Questo balzo in avanti si può avere solo se saranno i sardi a portarlo avanti. Gli schemi nazionali non ci stanno portando lontano. Anzi, ci stanno portando a subire ancora le imposizioni romane, ci hanno portato a una cristallizzazione degli schemi politici, una finta alternanza dove alla fine non cambia davvero nulla. La Coalizione Sarda nasce da un progetto comune. Un progetto che nasce nei territori, dall’ascolto, come abbiamo fatto in questi mesi di incontri, più di settanta in tutta l’isola. Unisce partiti e movimenti di ispirazione civica, democratica e progressista, centrista ed europeista, autonomista, indipendentista e di sinistra, con l'obiettivo di dare il via a un profondo cambiamento della Sardegna. Dobbiamo cogliere le opportunità delle straordinarie risorse europee che aspettano di essere spese, avviare la transizione verde e quella digitale, favorire l’inclusione sociale, rendere la pubblica amministrazione più veloce e trasparente, rafforzare il federalismo interno sul territorio per portare competenze e servizi più vicini al cittadino. Perché intendiamo l’amministrazione come servizio pubblico e non come bottino da spartire. L’istruzione e la conoscenza sono al centro del nostro progetto politico. E l’istruzione è l’infrastruttura più importante, quella sulla quale siamo chiamati a fare gli investimenti più ingenti nei prossimi anni. La massima forma di giustizia sociale ùrisiede nel garantire a tutti l’accesso allo studio, con doverosa attenzione per chi parte da condizioni difficili. Cinquant’anni fa ci siamo illusi che la grande industria ci avrebbe fatto uscire da uno stato di sottosviluppo. Ma nel mondo globale di oggi è la nostra intelligenza la grande industria intangibile della Sardegna. Abbiamo il dovere di coltivare l’intelligenza e i talenti dei giovani. Dobbiamo rilanciare la sanità pubblica. La politica ha la responsabilità maggiore sulla situazione della sanità sarda attuale. La prima promessa è quindi impegnarsi per una politica che rimetta al centro quel diritto alla salute che sta venendo a mancare in questi anni: selezionare le persone competenti e lasciarle lavorare senza andare in corsia a cercare il consenso, perché l’unico interesse è la salute delle persone. Non ci vuole un’ennesima riforma dell’organizzazione sanitaria. La riforma migliore è tenere quella che abbiamo ma farla funzionare. E garantire a tutte le cittadine e i cittadini della Sardegna la migliore assistenza sanitaria possibile, dovunque abitino. Dobbiamo prendere posizioni forti. Qualcuno pensa di poter decidere per noi. Di imporci nuove servitù come quella dell’energia, vogliono farci diventare la piattaforma dell’energia rinnovabile di tutta Italia: non vogliamo più permetterlo. Abbiamo ancora qualche giorno. Non si può restare indifferenti, siamo tutti coinvolti, tutti in prima persona, per noi e per le persone che arriveranno. La Sardegna è a un bivio e noi abbiamo cuore, testa, capacità, forza per rappresentarci da soli, per confrontarci con l'esterno in maniera moderna, istruita e consapevole. In maniera onesta: leale e aperta a tutti quanti, ma veramente mai più sotto nessuno, nemmeno sotto la politica italiana.
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