Chi è Giuseppe Atzori? È un campidanese dal multiforme ingegno che possiede tante virtù. Un uomo saggio, un gran lavoratore, con la passione del riuso dei materiali per trasformarli in oggetti d’utilità quotidiana; passione, che per una curiosa circostanza, l'ha spinto anche alla della ricerca dei coltelli identitari, specialmente quelli artigianali, per custodirli nelle sue bacheche personali. Un uomo ingegnoso che grazie alla sua professione di elettricista/fabbro in due imprese diverse ha viaggiato molto. Lavorare in due imprese diverse per Giuseppe è stato davvero interessante! Immagino che questi percorsi lo abbiano portato in molti luoghi diversi, dandogli l'opportunità di vedere nuove realtà e conoscere persone diverse. Nello stesso tempo sapere che ha saputo realizzare una sua seconda casa al mare, utilizzando esclusivamente le sue esperienze, competenze e creatività in edilizia e nella ri-lavorazione del legno e del ferro, dando una nuova vita agli oggetti usati è qualcosa di speciale che mi piace mettere qui in evidenza. Parlando dei suoi trascorsi professionali ha ricordato un episodio assai interessante: ha visto la figura di Pinuccio Sciola realizzare delle nicchie per piazzare delle luci su vari percorsi nell’antica città di Nora, uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna. Sto parlando di una testimonianza significativa che potrebbe aggiungere valore alla storia di un grande artista e a un sito di particolare interesse culturale. ECCO LA TESTIMONIANZA DI GIUSEPPE ATZORI LA PRIMA OCCUPAZIONE Da dipendente ho avuto il piacere di lavorare in due ditte diverse. La prima occupazione l’ho avuta presso la ditta Alfieri Medda, che aveva la base organizzativa nel comune di Sanluri. Era un’impresa capace di eseguire dei lavori di grande entità sia nell’isola che nella penisola. A titolo d’esempio ricordo che partecipò alla realizzazione degli uffici postali prefabbricati in una quarantina di comuni diversi. In questa ditta ho lavorato per 20 anni di fila. LA SECONDA OPPORTUNITÀ LAVORATIVA Poi fui assunto dalla ditta Carlo Monni Srl con sede nel comune di Pula. Fui inquadrato come capo cantiere. Era un compito assai impegnativo. Mi dovevo occupare di gestire gli operai e gli approvvigionamenti; controllare il materiale in entrata e in uscita dal cantiere; organizzare il lavoro. L’imprenditore Carlo Monni era il presidente della Cosatec, società con tantissimi dipendenti. Morì nell’aprile del 2021, all’età di 81 anni, a causa del Covid. In quella ditta ho avuto l’opportunità di lavorare in cantieri dislocati nei siti più importanti dell'Isola. Per esempio: impianti eolici e dighe e tanto altro ancora. SUL SITO ARCHEOLOGICO DI NORA Nel biennio 1990/91, mentre si lavorava nella sistemazione dei cavi all’interno delle fogne romane e valorizzazione del sito archeologico di Nora, un ingegnere Direttore dei lavori, assai scrupoloso, aveva preteso che i lucernari dislocati lungo i percorsi fossero realizzati, in trachite da Pinuccio Sciola. Era trachite grigia che arrivava dalle cave di Serrenti, in blocchi di pietra di pietra 40x40, sui quali Sciola ci scolpiva lo spazio per inserirci un porta lampade. Poi sempre su indicazione del Direttore dei lavori si realizzarono degli abbeveratoi in pietra scolpiti a mano da Pinuccio Sciola, ogni 300 metri. Nell’ anno 2020 sono stato nuovamente in quel sito per una visita turistica e ho potuto notare che delle scultura di Sciola (di 30 anni fa) non vi è più nessuna traccia. Chissà perché? UNA CASETTA AL MARE Per lunghi anni sognavo di costruirmi una casetta al mare. Dico costruirmi perché intendevo realizzarla soprattutto con le mie mani, e per quanto possibile utilizzando dei materiali di recupero. Con quell’idea, la mia passione verso il riuso dei materiali potevo finalmente applicarla a mio piacere. Così anno dopo anno sono riuscito a completarla e ora è la mia dimora fissa nei mesi caldi dell’anno. Ma anche il mio orgoglio! UNA GRANDE PASSIONE
Nell’anno 1985, lungo strada per raggiungere la località di Scivu, comprai da un anziano artigiano che aveva esposto i sui coltelli, un'arresoja, quella della tradizione agro pastorale isolana. Quell’acquisto mi spinse ad approfondire la storia de “is arresojas”. E scoprendo che il coltello ha radici profonde nella cultura della Sardegna rurale, rappresentando non solo uno strumento utile, ma anche un oggetto d'arte e un simbolo di identità locale ho continuato ad acquistarne tanti altri. Infatti nella tradizione agro-pastorale, il coltello veniva utilizzato per una vasta gamma di attività quotidiane, come tagliare il cibo, lavorare il legno, e persino per la protezione personale. I sardi, spesso, portavano spesso il loro coltello come parte indispensabile del loro equipaggiamento. Personalmente mi piacciono per la loro lama affilata e la loro eleganza estetica. Sarà per una questione identitaria o per qualche altra inspiegabile ragione; io apprezzo molto i coltelli artigianali e ti devo dire che ho una collezione di circa 250 esemplari esposti nelle mie bacheche personali. È un esempio di come gli oggetti di uso tradizionale possano diventare parte integrante dell'identità e del patrimonio di un sardo. Per stare in tema anche le bacheche di esposizione sono state realizzate con le mie mani!
GLI AGRICOLTORI MERITANO GRANDE CONSIDERAZIONE
Da quando ho percepito la pensione, senza trascurare le mie passioni personali, ho prestato più attenzione verso coloro che coltivano la campagna. Le figure professionali che operano e lavorano nel settore dell’agricoltura meritano grande considerazione da parte di noi consumatori. Spesso non ci pensiamo ma è grazie alle loro competenze e ai loro sacrifici alzandosi presto la mattina che possiamo mettere a tavola del buon cibo. Ora che ho la possibilità di frequentare degli amici agricoltori di Samassi, veramente bravi, ho maturando una gran voglia di genuinità e di consumare cose buone e di qualità. Frequentare agricoltori e avere accesso a prodotti genuini, appena colti dal campo, è davvero un privilegio. Non c'è paragone con il sapore e la qualità dei prodotti appena raccolti dal campo rispetto a quelli che si trovano disidrati nei supermercati. È anche una maniera efficace per supportare l'agricoltura locale e sostenibile.
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