Sanluri: Francesco Vacca, un pastore che ha vissuto la storia della contrattazione agricola


Presente nella località di Sanluri Stato da quanto suo padre, grazie a un contratto di mezzadria, fu inserito nel podere “Piave” di proprietà dell’Opera Nazionale Combattenti

di Fulvio Tocco
  PREMESSA La vita da pastore nella località di Sanluri Stato, nel mese di aprile, evoca immagini di paesaggi verdi, cieli aperti e un legame profondo con la natura. Ma chi ha iniziato a custodire le pecore fin da bambino, come è avvenuto a Franco Vacca (1957), una certa poesia fatta di quiete e riflessione è stata surrogata dal senso di responsabilità e fatica perché il gregge andava alimentato, curato e protetto con i pochi mezzi a disposizione. Prima che i campi fossero circoscritti dalle reti di recinzione, nei mesi invernali, si stava appresso al bestiame per intere giornate; e nei mesi estivi addirittura giorno e notte. “Si usava così” dice Franco! Successivamente, con i campi delimitati dalle reti, si riusciva ad amministrare la giornata anche per seguire le attività più generali con meno affanno. Dal 1960, la situazione è cambiata in quanto suo padre grazie ad un contratto di mezzadria fu inserito nel podere “Piave” di proprietà dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti). Nonostante il bestiame potesse beneficiare dei 35 ettari di superficie in unico corpo, tra pascoli e seminativi, non furono rose e fiori perché il concedente pretendeva, per legge, il 50% del prodotto annuale. Dopo diversi anni di lotte e vertenze, prima della trasformazione dei contratti di mezzadria in affitto, si approdò ad una soluzione intermedia dove il concedente pretendeva il 20 % del prodotto. Situazione che si mantenne fino all’anno 1977, quando l'Opera Nazionale Combattenti (ONC), dopo Sessant’anni, fu sciolta. Da quel momento si aspettava una legge che ponesse fine alle tante fasi d’incertezza dei rapporti tra i possessori dei terreni e i coltivatori. La trasformazione della mezzadria in contratto di affitto è stata regolata definitivamente dalla Legge Agraria del 1982 (L. 203/82). Questa legge (dei patti agrari) ha vietato la stipula di nuovi contratti di mezzadria e ha previsto la possibilità di convertire i contratti esistenti in contratti di affitto agrario. La conversione doveva essere richiesta formalmente da una delle parti entro quattro anni dall'entrata in vigore della legge, attraverso una comunicazione esplicita e formale, come una lettera raccomandata. Da quel momento si pagava l’affitto dei terreni al Ministero del tesoro e successivamente alla Regione Sardegna. Dall’anno 1991 è l’Assessorato degli Enti locali che cura gli aspetti contrattuali e riscuote il canone d’affitto del podere. IL RACCONTO DI FRANCO Dopo che ho compiuto le prime esperienze di pastore nella mia famiglia di origine, dall’anno 1983, ho condotto, in forma stanziale, un gregge di circa 250 pecore. L’alimentazione di base, composta da colture leguminose e cerealicole, la ricavavo dalla coltivazione dei terreni del podere. Per le particolari caratteristiche del fondo, purtroppo, non ho mai potuto seminare l’erba medica. Per questa ragione, di norma, seminavo soprattutto orzo, mais, loietto e trifoglio. DA LAVORATORE AUTONOMO I primi quindici anni di lavoro autonomo non sono stati una passeggiata. Inizialmente mancavano le comodità, non tutto il campo era circoscritto dalle reti di recinzione, per cui si doveva stare appresso al gregge e compiere la mungitura a mano. Ripeto, svolgere la professione di pastore non è stato semplice. E’ stata una vita piena di sfide ma anche di profonda connessione con la natura e il lavoro. Ma la volontà e l'aiuto decisivo di mia moglie mi ha dato la forza di affrontare quegli anni difficili. L’INTRODUZIONE DELLA MUNGITRICE MECCANICA La mungitura delle pecore è un’attività importante per gli allevatori di ovini. Per alleviare il lavoro manuale e consentire una maggiore presenza di mia moglie Maria Assunta nella conduzione aziendale, nell’anno 1998, abbiamo acquistato una mungitrice meccanica. Tale innovazione è stata fondamentale sia per attenuare le nostre fatiche sia per la salute e il benessere degli animali stessi. L’ATTIVITÀ DEL PERIODO 1998/ 2022 Con l’introduzione della mungitrice ci siamo dovuti occupare del prezzo del latte che in quegli anni è stato abbastanza ballerino per cui con un gruppo di allevatori eravamo sempre alla ricerca di un acquirente che ci garantisse qualche centesimo in più. Ma il fondo l’abbiamo toccato nell’anno 2019, quando il prezzo del latte e sceso incomprensibilmente a 0,60 il litro. Quel prezzo non ripagava neanche le spese di mantenimento del bestiame. Ma della crisi si parlava già dall’anno 2017. Però chi avrebbe mai immaginato che il prezzo sarebbe caduto così in basso? LA MOTIVAZIONE DEL CALO DI PREZZO Gli industriali dicevano che erano diminuiti i consumi interni, ma soprattutto erano crollate le esportazioni (-33%), soprattutto quelle verso il mercato di riferimento del Nord America, dove il calo dell’export aveva raggiunto il 44%. Ma il dato vero che avevamo verificato successivamente e che ci fu un eccesso di produzione di pecorino romano: la quantità di pecorino romano che il mercato era in grado di assorbire fu stimata in 280 mila quintali, ma l’industria casearia ne aveva prodotti 340 mila. Di conseguenza i magazzini erano pieni e le quotazioni del Pecorino Romano all’ingrosso erano precipitate del 30%, di conseguenza il prezzo della materia prima venne a crollare. Successivamente ci fu una lenta ripresa delle quotazioni, ma io, anche per un problemino di salute, d’accordo con mia maglie, ho dovuto cessare l’attività di allevatore. Ma non ho abbandonato l’attività agricola continuando a seminare i terreni posseduti. Così come non ho cessato l'attività finalizzata alla valorizzazione degli agnelli da carne che nel frattempo avevo organizzato con altri colleghi. Parlo un'iniziativa di grande importanza, sia per la promozione di prodotti locali che per il supporto all'economia territoriale. GRUPPO PASTORI “CAMPIDANO - GIARA” In seguito alla crisi di 5 anni fa che fece precipitare il valore dell'agnello vivo a 2 euro il kg, avevamo costituito un Gruppo di contrattazione delle vendite ai grossisti denominato: “Gruppo Campidano/Giara”. Questa formula ci consente di valorizzare gli agnelli dei produttori rappresentati, e nel contempo i grossisti possono disporre di importanti quantità di animali per fornire il mercato interno e anche quello spagnolo. Ci sono stati dei momenti tra Natale e Pasqua che la quotazione ha raggiunto anche 7, 75 euro per kg di peso vivo, che non è male. Comunque, di norma, il prezzo degli agnelli non è mai sceso sotto i 5 euro il kg. CONCLUSIONE Sulla questione aziendale, considerando l’aumento del costo dell’affitto dei terreni, stiamo valutando attentamente in famiglia la possibilità dell’acquisto del podere.

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