Sanluri, la robotica educativa di Davide Costa


di Alessia Vacca
  «Sin da bambino mi sono sempre chiesto il come funzionassero le cose più comuni, mi piaceva vedere e cercare di capire i meccanismi. La tecnologia era veramente rara. Ci si meravigliava per un orologio che quando si premeva il pulsante mostrava l’orario tramite dei Led rossi. Nel ‘93 ho preso il primo computer quando lavoravo come agente di commercio», così Davide Costa, informatico di Sanluri, spiega il suo avvicinamento e la nascita della sua passione per la tecnologia. Appassionato anche di archeologia e storia sarda, in particolare del popolo Shardana, l’informatico di Sanluri ha saputo ribaltare il suo presente invertendo anche la rotta di un passato da studente sottovalutato i cui professori avevano consigliato un indirizzo professionale in quanto, secondo loro, non in grado di studiare materie tecniche. «La passione per l’informatica mi ha sempre accompagnato ed è diventata negli anni parte integrante della mia vita: ho iniziato a frequentare un negozio d’informatica a Sanluri che ben presto diventò un ritrovo di “smanettoni” dove ci si ritrovava a disquisire della materia e a cercare di risolvere i problemi che man mano si presentavano nei PC dei clienti. Nacque internet e con esso la possibilità di aumentare la conoscenza e la condivisione. In un forum malese si parlava dei Rescue Cd, una panacea per manutenere PC anche se talmente danneggiati da non riuscire ad avviare», ha proseguito Costa. Nel Natale del 2008 è arrivata la svolta nella vita e nella carriera dell’informatico grazie alla creazione di un software innovativo scaricato e diffuso, poi, in 237 nazioni del mondo, Sardu (Shardana Antivirus Rescue Disk Utility) il cui nome richiama il passato nuragico dell’isola fondendolo con la modernità della tecnologia. Accolto in modo freddo nell’ambiente che Costa frequentava, Sardu fu mandato subito al blogger malese che ne determinò l’esplosione. Sardu è il primo software in grado di automatizzare il MultiBoot non solo in un DVD ma addirittura in una penna USB dalla quale è possibile avviare il PC per installare sistemi operativi come Windows e Linux, effettuare scansioni antivirus e recuperare dati. Il software, gratuito, è stato tradotto in decine di lingue, diffuso e recensito in decine di riviste informatiche. Se lo scopo era quello di fare conoscere la Sardegna e possibilmente la sua storia nel mondo l’obiettivo è stato pienamente centrato: «Sardu mi ha dato tante soddisfazioni e mi ha fatto dimenticare tutte le delusioni e le ingiustizie subite. Avere poi fatto conoscere la Sardegna in ogni angolo del globo è stata per me una gratificazione immensa», ha confessato l’informatico. Parallelamente all’idea del MultiBoot Usb è nata in Davide Costa anche quella di aiutare i più piccoli a conoscere e comprendere il mondo informatico: «Dopo essere diventato papà ho pensato quanto sarebbe stato prezioso avvicinare anche i bambini alle tecnologie e ho trovato una distribuzione Linux Educational di cui mia figlia si innamorò. Così sono stato invitato a presentarlo nell’asilo che frequentava e il successo è esploso al punto tale da avviare un progetto biennale». Il sistema operativo Linux diventò obsoleto così Costa ne ideò un’altra originale versione: Sardux, adatta ai bimbi da tre anni in su. Da qui è nato il progetto Sardu pro pipius che racchiude delle semplici e sicure attività di coding e robotica educativa pensate per bambini e ragazzi, abbracciando in ottica inclusiva anche tutte le casistiche dei bambini speciali, autistici o dislessici. Il coding, impiegato come strumento didattico e approccio pedagogico per l’apprendimento, consente di concretizzare l’immaginazione, favorendo la capacità di risolvere i problemi e permettendo ai piccoli studenti di interagire e relazionarsi ad altri soggetti, per sviluppare progetti in comune. La presenza in aula di piccoli robot è stimolante per i piccoli studenti. Il sogno dell’informatico di regalare Sardux alla Regione e, quindi, alla scuola è rimasto, però, chiuso in un cassetto anche se il progetto pro pipius non è morto, anzi. «Da alcuni anni mi sono innamorato della robotica educativa. Di recente sono stato nelle scuole primarie di Villanovafranca, Vallermosa e Silius: abbiamo programmato gli Edison, le schede MicroBit, fatto ballare Alpha15 (sistemi e prodotti per la robotica educativa) ma soprattutto ci siamo divertiti. È sempre emozionante vedere i bimbi gioiosi e pienamente coinvolti nel progetto. Porto nelle scuole in giro per la Sardegna la mia attrezzatura, notebook, robot, schede programmabili. Mi piace sedermi in terra con i bambini e ragazzi e far scoprire loro come funzioni la tecnologia e programmarla. Il mio obiettivo è fare nascere in loro la curiosità e la passione per l’argomento. Non riesco a descrivere quanto sia emozionante vedere i bambini felici e capire che sei tu l’artefice di questa contentezza. Ad ogni bambino regalo un piccolo robot stampato con la stampante 3D e le maestre mi dicono che non se ne separano mai. Credo che oggi sia sempre più importante incentivare i bambini e ragazzi ad imparare con la tecnologia e a viverla quotidianamente per un futuro più ricco, ampio e al passo con i tempi», ha concluso Costa.  

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