In piedi sulla sua barca - in legno - rimette in ordine la rete, dopo aver separato il pescato destinato alla vendita – chilometro zero, superfluo precisarlo - dal cibo per i gabbiani, ai quali porta regolarmente da mangiare mentre gli svolazzano intorno. Nel frattempo, senza fermarsi, parla con un gruppo di studenti in viaggio di istruzione. Ragazzi e docenti gli rivolgono domande di ogni genere, alle quali puntualmente risponde.
Il suo nome è Agostino Cauli; capelli ricci e lunghi, la pelle cotta dal sole, fisico asciutto, occhi piccoli e verdi, abituati a proteggersi dalla luce. Lavora da quando aveva 14 anni, imbarcato in un peschereccio a Livorno, quindi in diverse navi come dipendente impiegato per diverse mansioni. Poi la scelta del lavoro autonomo e da allora e per tanti anni, quello del pescatore è stato ed è il suo mestiere, come lo fu del padre e dei suoi famigliari. Devotissimo di frà Lorenzo da Sardara, fino a qualche anno fa si è impegnato come barelliere volontario nell’Unitalsi e oggi racconta la propria esperienza di vita. Pioggia, vento forte, mare mosso, caldo, grandine, bonaccia non fa differenza; è necessario guadagnarsi da vivere e sopravvivere in tutte le condizioni, perciò la regola diventa: mano al timone, prendere il largo e mantenere la rotta. Recentemente, in questo periodo di forti precipitazioni, sotto un diluvio gli è capitato di rimanere in panne, a diverse miglia dalla darsena. Il motore appena acquistato improvvisamente si spegne; forse un falso contatto o un guasto meccanico.
«Come hai risolto ?» gli domanda un alunno. Per qualche secondo si ferma, concentra l’attenzione sulle parole e risponde: «Ragazzi, la cosa più importante, per tutti nelle difficoltà e in tutto ciò che può capitare, è la calma. Contate fino a dieci, venti, cento; fin quando occorre. Il panico non serve ad altro che complicare le cose». Piccola pausa di silenzio.
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Agostino Cauli[/caption]
Poi riprende con il cibo per i gabbiani, prosegue nel riordinare la rete e spiega: «Con l’incerato, che porto sempre con me, ho coperto la copertura in plastica sul motore e mentre sollevavo la leva di un comando, ho notato una scintilla. La corrente non raggiungeva l’accensione. Ho fissato bene il cavo elettrico e nel momento in cui ho sentito che si poteva rimettere in moto, potete immaginare; via, verso terra».
Una vita incerta e rischiosa quella del pescatore, capita il buon affare nello stesso modo in cui, dopo molte ore, si può tornare a mani vuote, sempre col rischio costante di perdere tutto. Per lui non fa molta differenza; vive con la dignità del suo lavoro che tramanderà ai posteri. Questo è ciò che conta.
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