Serramanna: un paese occupato e devastato


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>Durante la seconda guerra mondiale, in assenza di navi portaerei nel sistema difensivo italiano, la Sardegna fu considerata una piattaforma naturale ed ebbe un ruolo strategico nel controllo del Tirreno e delle rotte nel Mediterraneo. Serramanna attraversata dalla linea ferroviaria che consentiva il trasferimento rapido di materiali, viveri ed approvvigionamenti, sita a pochi chilometri dagli aeroporti in terra battuta di Decimomannu e di Villacidro, in località Trunconi, e dal 114° Deposito R.A. di munizioni di Serrenti, con lo scoppio degli eventi bellici, divenne uno snodo importante per il transito ed il dislocamento delle truppe a difesa degli aeroporti militari. Dai documenti ritrovati nell’archivio comunale è stato possibile ricostruire la presenza delle truppe militari italiane nel paese dal settembre del 1942 al settembre del 1944, oltre quattordici Comandi differenti, dal Reggimento Fanteria distaccamento “Piceno”, Legioni d’Assalto, Compagnia Cannoni e Autoreparto Pesante, Fanteria, Reggimento Artiglieria, Telegrafisti, si stanziarono a Serramanna in due anni, così come riportato nella monografia di Fernando Caboni “Serramanna. Storia di una comunità agricola del Campidano”. Nell’area oggi nota come “Ex casermette” erano stanziate parte delle truppe con l’autoparco adiacente. Tutti gli edifici pubblici furono requisiti per alloggiare i soldati, ma non essendo né adeguati né sufficienti, i militari furono costretti a requisire numerose abitazioni private, in cui si sistemarono soldati ed ufficiali, e si allestirono polveriere, infermerie, salmerie, depositi ed uffici comando. Il paese di fatto fu occupato. Erano vietati gli assembramenti e le passeggiate nelle vie principali, vigeva il regime del coprifuoco con l’obbligo di spegnere tutte le luci. La scuole furono i primi edifici requisiti dalle truppe, pertanto i bambini e gli studenti furono costretti a restare a casa e ripresero gli studi solo nel ’45. Non solo le abitazioni, ma numerosi mandorleti ed oliveti nelle vicinanze del paese furono requisiti ed utilizzati dai militari per nascondere i mezzi pesanti e l’artiglieria. Ancora oggi molti bambini di allora ricordano il clima di guerra e le difficoltà vissute in quegli anni e nel successivo lungo periodo di isolamento. Le sorelle Margherita e Zaira Medda, rispettivamente classe 1926 e 1936, raccontano le memorie di adolescente l’una e bambina l’altra relative a quegli anni. «N’dappu boddittu de bella maigasa» risponde Margherita alla domanda «come si svolgeva la vita nei campi durante la guerra?». L’economia del paese e la vita contadina, con gli uomini più giovani arruolati e richiamati, fu condotta con non poche difficoltà dalle donne, dagli anziani e dai bambini. «Mio padre - continua Margherita - reduce della prima guerra mondiale, era ormai vecchio, e andavamo ad aiutarlo e con noi erano tante le mezzadre a lavorare nei campi, molte venivano fin dal Sulcis per lavorare, ed altre per vendere qualsiasi cosa, dal corredo ad oggetti vari per barattare scorte di cibo». Ricordano di aerei precipitati: «si correva a recuperare qualche pezzo», dice Margherita e continua «conservo ancora una sorta di zaino metallico, probabilmente un portadocumenti»; tutto era riutilizzato, «mamma acquistava la tela dei paracadute recuperati» quasi setosa veniva utilizzata per cucire abiti. Ventisei vittime e tredici dispersi non rientrarono a casa. Tanti, a causa degli spezzonamenti in paese, furono feriti e mutilati, fra cui molti bambini. Zaira ricorda “mio fratellino allora aveva otto anni, mentre andava a prender il latte fu salvato da un soldato dell’autoparco, che durante uno spezzonamento si gettò su di lui e lo scaraventò al riparo sotto il ponticello lungo il canale che raccoglieva le acque di via Serra”. La situazione si aggravò nel ’43. Dopo il bombardamento di Cagliari furono accolti oltre 900 sfollati, e con l’intensificarsi degli scontri aerei nei cieli di Serramanna, Villacidro, Gonnosfanadiga, Samassi e Serrenti, l’economia fu stravolta e si dovette ricorrere alle scorte alimentari dei contadini. Tantissimi i rifugi, le campane della parrocchia di San Leonardo suonavano l’allarme ma era sufficiente ascoltare: «riconoscevamo il tipo d’aereo dal rumore dei motori», ricorda Margherita. In casa Medda furono requisite diverse stanze per gli alloggi dei militari, Zaira ricorda: «il Comandante della Milizia, signor Deidda, portò anche la moglie ed i tre figli in casa nostra dopo il bombardamento di Cagliari, stettero da noi il tenente Gigi Paderi ed il soldato Ventricini di Monterotondo, che rimase in casa due anni oltre la fine della guerra, in attesa che sbloccassero i collegamenti con la penisola». Come questa esistono tante piccole e grandi storie, ognuna significativa e umanamente toccante che racconta il dramma degli anni della guerra, vissuta dai bambini, dalle donne, dagli uomini, soldati e civili, vinti e vincitori, tutti in qualche modo vittime incolpelvoli. Elena Fadda
LA TESTIMONIANZA DI UNA LICEALE “Frequentavo il liceo a Cagliari, abitavo di fronte alla chiesa di Sant’Anna. Quando suonava l’allarme correvamo tutti al rifugio nella Cripta di Santa Restituta. Il 27 febbraio 1943 per l’ennesima volta suonò, non credemmo ci fosse veramente pericolo, io e la famiglia che mi ospitava restammo in casa. Probabilmente questa scelta ci salvò. In tanti corsero verso il rifugio ma non fecero in tempo ad entrare e morirono per strada mentre cercavano di salvarsi. Tutto fu distrutto, la bellissima chiesa di fronte a casa fu sventrata. Arrivò subito il momento di cercare i vicini. Non riuscivamo a trovare Anna Gallotto, la diciottenne che abitava al piano terra, fra le macerie per strada riconoscemmo appena il maglioncino che indossava. Mia madre mi fece subito tornare a casa in paese. Con Cagliari distrutta, riuscii a terminare gli studi negli anni della guerra prima a Solarussa ed infine a Monserrato. Con l’arrivo degli alleati, l’atteggiamento prepotente ed arrogante degli americani, che pensavano di comprare la nostra popolazione con due soldi ed i nostri bambini con caramelle e dolcetti, dopo lunghi anni per noi tutti di grandi privazioni, fu una violenza psicologica che ebbe effetti incancellabili tanto quanto e anche più la stessa tragicità degli anni di guerra. Coi compagni di allora rimanemmo sempre amici, e dopo anni, riparlando insieme e riportando alla mente quei terribili momenti scoprii che quel dramma così sconvolgente, che mi aveva intimamente colpito, era stato vissuto in egual modo da ciascuno di noi.” (Margherita Medda) 04fo- serramanna guerra    

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