Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario dell’inaugurazione di Funtanazza, la colonia estiva “Francesco Sartori” situata nella spiaggia di Arbus un luogo che, per tanti bambini di allora, ancora oggi rappresenta un vivido ricordo.

Chiusa definitivamente nei primissimi anni ottanta, la colonia era nata dall’esigenza dei lavoratori delle miniere di Ingortosu e Montevecchio di tenere i propri figli durante l’interruzione scolastica nei mesi estivi.

Come testimonia l’attuale assessora di Arbus, Toniella Raccis, Funtanazza ha rappresentato, per tanti bambini, la prima esperienza fuori casa, un esperimento sociale fatto di socializzazione, responsabilizzazione ed educazione: «Ricordo che all’inizio soffrivo all’idea di abbandonare la mia famiglia e i miei gatti, cui ero legatissima. Ero l’unica femmina di quattro figli, avevo dei genitori molto apprensivi dunque era stato un miracolo che mi avessero lasciato andare in colonia. Il viaggio d’andata in pullman era lungo e ricco di emozioni contrastanti, eccitazione e paura. La colonia, a prima vista, mi era parsa enorme, con spazi larghi e molto verdi, vicino al mare. In piscina non sono mai andata perché per motivi di sicurezza non ci portavano, invece in spiaggia e in pineta andavamo quotidianamente a giocare e trascorrere le giornate, a parte nelle giornate di maltempo. Un’altra cosa che ricordo benissimo era il profumo del cibo preparato, quasi come se fosse una cucina di casa e non una mensa. I nostri genitori venivano una volta alla settimana a trovarci e ci portavano dei regalini come dei dolcetti che, però, le educatrici non ci lasciavano tenere e dividevano con tutti gli altri ospiti cosicché tutti i bambini fossero uguali e avessero le stesse cose: all’epoca ero piccolina e soffrivo di queste privazioni ma poi, crescendo, ho compreso l’importanza della condivisione. Lì ho imparato tantissime regole e il sacrificio di rispettare orari, abitudini e spazi altrui: è stata un’esperienza magnifica che mi ha segnato per tutta la vita e che ricordo sempre molto volentieri», ha raccontato Raccis.

Altro elemento distintivo di Funtanazza era la musica che scandiva gli appuntamenti della colonia, tra cui le recite di fine stagione: «Nel 1987 abbiamo suonato e cantato due giorni prima di partire, dopo una lunga preparazione», ricorda Giorgio Serpi.

Il soggiorno in colonia, come sottolineato da Marilena Cansella, poteva anche essere vissuto con sospetto all’inizio: «Oltre il distacco dalla famiglia c’era l’obbligo di portare i capelli molto corti e io ricordo che, per diverso tempo, non ho voluto assolutamente diventare un’ospite effettiva per non rinunciare ai miei capelli lunghissimi che amavo tanto, quindi mi limitavo ad usare il pass di mio padre per accedere semplicemente agli spazi dei visitatori. Poi nel 1980 ho deciso, ho tagliato i capelli e ho incominciato la mia avventura in mezzo agli altri bambini. L’edificio lussuoso per me era “normale”, solo da adulta, ho realizzato quanto fosse privilegiata la mia situazione, immersa in un contesto luminoso, pulito e ricco di stimoli di cui non tutti i bambini potevano godere. Ricordo le chiacchere, la serenità, il senso di sicurezza e protezione che ti pervadeva sotto gli alberi durante le ore di frescura, nonché l’immancabile canto delle cicale a mezzogiorno. Il mio cuore è indissolubilmente legato a quel posto, ora purtroppo irriconoscibile ma che, se chiudo gli occhi, vedo nitidamente in tutto il suo splendore. Il mio cuore pulsante è là, nella risacca di quella spiaggia dorata», conclude Cansella.

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