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>Per chi ha vissuto e lavorato a Ingurtosu, Montevecchio, Gennemari, Naracauli, sa bene che da quelle gallerie, da quei pozzi che si infilano pericolosamente nelle viscere della terra e tenevano prigionieri per otto, dieci, dodici ore migliaia di esseri umani non si estrae più ne piombo ne zinco, ma solo ricordi. Alle nuove generazioni che invece sfiorano solo attraverso un rapporto parentale gli anni della “grandeur estrattiva” rimane per quei luoghi macchiati di un dignitoso benessere economico ma premiati anche con tantissime morti bianche e malattie professionali un senso di familiarità e un alto valore emotivo.

Da questa familiarità e alto valore emotivo si materializza il déjà vu, un sogno genuinamente accaduto, che autorizza figli e nipoti dei minatori, piccoli grandi eroi del loro tempo, ad affermare con misteriosa consapevolezza: «Si è tutto vero, l’ho vissuto anch’io». Nasce così da un’idea di Walter Fosci il film documentario “Terra Natia”. Un lungometraggio amatoriale a carattere documentaristico presentato per la sua “prima” in occasione della celebrazione e festeggiamenti per il primo centenario della consacrazione della chiesa di Santa Barbara a Ingurtosu. «Si descrive una storia non vera, ma verosimile: di emigrazione non voluta e dovuta alla chiusura delle miniere e di quel forte senso di appartenenza e attaccamento che assale chiunque sia forzatamente allontanato dalla propria terra d’origine… la Sardegna!».

A raccontarlo in premessa è Walter Fosci, autore dell’interessante iniziativa realizzata, tiene a precisare, «con l’aiuto di un gruppo amici e la collaborazione di don Luca Carrogu e della parrocchia Beata Vergine Maria Regina». Terra Natia ha una trama semplice verosimilmente uguale a quella che vissero numerose famiglie quando intorno agli anni sessanta iniziò la forte riduzione della coltivazione mineraria che porterà da lì a qualche anno alla completa chiusura dei cantieri di Ingurtosu e Montevecchio. Massicci i licenziamenti, i contratti di lavoro vennero stracciati e per numerose famiglie l’unica via di fuga e sopravvivenza fu il biglietto di sola andata, in cerca di fortuna, per il continente. Come appunto fece la famiglia di Franco e Agnese Licheri genitori del futuro don Bastiano (interpretato da Walter Fosci) e di don Luigi Licheri (Gigi Tatti) zio di Bastiano e cappellano della chiesetta di Santa Barbara che, perso il lavoro, scelsero come futura destinazione Occhiobello paesino in provincia di Rovigo adagiato sulle rive del Po.

A Ingurtosu rimane invece il terzo protagonista della trama l’ex sacrestano Giampaolo Muscas (Giampaolo Atzori) destinato ad ospitare don Bastiano quando sollecitato dalla nostalgia e dalla curiosità dello zio don Luigi per il borgo minerario dal quale manca ormai da parecchi anni farà rientro per qualche giorno a Ingurtosu suo paese natale con la palese missione di verificare lo stato di salute di quei luoghi bellissimi rimasti perennemente ospitati in modo indelebile nei ricordi dello zio prete. «Incidentalmente nel filmato dal ritmo volutamente lento affinché lo spettatore assapori meglio i contenuti proposti - racconta ancora l’autore Walter Fosci - si coglie l’occasione per puntare l’obiettivo sulle bellezze naturali paesaggistiche che il variegato territorio arburese offre: pozzi minerari, le grandi testimonianze di archeologia mineraria dismesse e ricuperate per fini turistico-ricettive, infine le marine, monumentali e mozzafiato, nuove miniere all’aria aperta di un territorio che non finisce mai di stupire». Il filmato cede le sue prime scene a Occhiobello da quarant’anni nuova residenza della famiglia Licheri cui seguono l’imbarco verso l’isola di don Bastiano avvenuto a Genova e infine l’arrivo a Ingurtosu dove ad attenderlo c’è l’ex sacrestano Giampaolo Muscas autentica testimonianza vivente di quei luoghi. Tre giorni intensi nei quali passato ,presente e futuro tentano di trovare un accordo che disegni un rilancio credibile del territorio.

L’amarcord è maestoso e sconfina inevitabilmente nella ricerca di un contatto con le proprie origini e la propria identità. Rubano la scena in questa prima parte del racconto Ingurtosu e i suoi tesori: la chiesetta di Santa Barbara con l’annessa via Crucis, l’ospedale recentemente ricuperato ma non ancora utilizzato, il Palazzo della Direzione risalente al 1866 dove erano ospitati gli uffici amministrativi e al piano superiore la residenza privata del direttore e dei suoi familiari, Pozzo Gal che ospita un centro didattico e un museo multimediale e infine Pozzo Amsicora , ultimo baluardo del movimento operaio prima della chiusura. A Montevecchio le riprese hanno regalato gli splendidi interni della direzione anch’essa utilizzata con la doppia funzione di sede amministrativa e residenziale. Il futuro in Terra Natia è invece affidato alle bellezze mozzafiato delle marine in modo particolare le Dune di Piscinas , le più alte d’Europa, e alle due più importanti attività presenti nel sito: l’Hotel le Dune ex colonia estiva per i bambini figli dei minatori splendidamente ricuperata e internazionalmente apprezzato e al non meno bello camping di Sciopadroxiu. Nel lungometraggio non viene dimenticato neppure Arbus al quale l’autore riserva uno spazio significativo. Prima l’incontro con don Luca Carrogu l’attuale cappellano della chiesetta di Santa Barbara a Ingurtosu poi la visita al Museo del Coltello e infine l’immancabile tappa “ristoro” a “Sa Lolla”. Tappa che chiude , prima del viaggio di ritorno di don Bastiano verso Occhiobello dove ad attenderlo ritroverà lo zio don Luigi vecchio e malato ma assetato e impaziente di riassaporare attraverso il racconto del nipote la sua “Terra Natia”, l’interessante iniziativa. Filone tutto nuovo nella (ri)scoperta e valorizzazione del territorio.
Gianni Vacca

LA SCHEDA
Terra Natìa è un lungometraggio a carattere documentaristico della durata di 1 h 50’ 28’’ ideato e realizzato da Walter Fosci con la collaborazione della locale parrocchia Beata Vergine Maria. Le riprese e il montaggio sono di Mondo Onnis. Fanno parte del cast come attori protagonisti Walter Fosci, Gigi Tatti, Giampaolo Atzori. E ancora: don Luca Carrogu, Paolo Pusceddu, William Collu, Franca Usai e Carla Cabriolu. Hanno collaborato Carlo Cansella,Raffaele Melis, Antonello Cocco e Ilaria Fosci. Le riprese sono state effettuate nei comuni di Occhiobello, Arbus e Guspini e nelle frazioni minerarie di Ingurtosu e Montevecchio. I l filmato attualmente è disponibile su youtube “Terra Natìa”. (g.v.)
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