The Believers: non crederete a ciò che leggerete


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Ci rubano il lavoro!»

«E intanto il Governo ke fa?»

«Visto che freddo? É colpa dell'H.A.A.R.P. e delle scie chimiche!»

«Allarme meningite?! Tutta una manovra delle lobby farmaceutiche!»

Che il web fosse un luogo di incontro e scambio da parte degli internauti era un qualcosa di assodato da tempo, ma che in brevissimo si sia tramutato nella roccaforte dell'idiozia, nemmeno i sociologi più accreditati  potevano preventivarlo. Viviamo in un momento in cui le certezze sociali, scientifiche e mediche sono costantemente vagliate sotto il profilo dell'irrazionalità, permettendo a chi lucra da ciò, di far brancolare le masse nel sempre capiente recinto dell'idiozia.

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza» diceva Gramsci. «Kaffèèè?!» risponde il popolo.

Partendo da questa (critica) situazione odierna, il fumetto conferma ancora una volta le proprie potenzialità come strumento idoneo al racconto del mondo contemporaneo.

the believers In The Believers – L'artista rinasce una volta sola, ideato e sceneggiato da Andrea Pau per i disegni  di Alberto Locatelli, si affronta il tema delle fandonie e delle false informazioni, nonchè di come queste abbiano il potere di distorcere la percezione che le masse hanno della realtà.

Nei primi del Novecento, in un'Europa alternativa e imbevuta di steampunk, si muove la protagonista degli eventi, Peggy Podolski, chiamata a fianco del Pig Club a combattere contro la Società Forteana, rea di riversare odio e disinformazione sulla rete Internet sviluppatasi nel periodo.

andrea pau I disegni di Locatelli, caratterizzati dallo stile della "mezzatinta", danno un tocco vintage a tutta la storia, proiettandoci graficamente alla fine della Belle Époque. The Believers è il primo atto di una vicenda in due parti, che promette di schiaffare in faccia al lettore la propria passività nel recepire informazioni senza sviluppare una coscienza critica autonoma.

La lotta alle bufale è iniziata: leggete, se siete indignati.

alberto locatelli

Intervista a Alberto Locatelli

Ci sono stati fumetti che ti hanno aiutato per la realizzazione dei personaggi, delle ambientazioni o dei macchinari steampunk? Mi viene da pensare a Iron Man – Noir disegnato da Manuel Garcia, oppure La lega degli straordinari gentlemen di Alan Moore. I5 due che hai detto li ho sfruttati per riferimenti solo marginalmente. Ho trovato molto utile invece Clockwerx, un fumetto francese edito in Italia per la collana Fantastica di Mondadori. Sulla mia scrivania ci sono poi le opere di Sean Gordon Murphy, che grazie al tratto meraviglioso e la ricerca del dettaglio nelle componenti meccaniche, è di grandissima ispirazione. Nel secondo numero di The Believers c’è anche tanto spazio per "la natura", essendo ambientato per metà in una foresta. Un riferimento utilissimo, a questo riguardo, sono state le mezzetinte di Pasquale Frisenda nel suo ultimo lavoro per la collana Le Storie della Sergio Bonelli Editore, dal titolo di Sangue e Ghiaccio.

Oltre The Believers, quali sono state le altre tue esperienze in campo fumettistico?   

Ho cominciato qualche anno fa con piccole produzioni per la ComiXrevolution e con due albi autoprodotti col gruppo CINQUE Goes. Queste prime esperienze hanno convinto Fabiano Ambu, mio maestro e insegnante di fumetto, a mettermi in contatto con Davide Barzi, che già da un po' di tempo era sceneggiatore e curatore della serie Don Camillo a fumetti, edito da ReNoir Comics. Inizialmente mi è stata affidata una storia breve e un albo speciale per il Rimini Comix; successivamente a questo ho avuto maggiore spazio sui racconti principali, contenuti nei volumi da libreria arrivati ora al numero 12.

Se potessi scegliere, che tipologia di storia vorresti disegnare? Supereroistica, fantasy, horror? Oppure qualcosa di realistico, come appunto The Believers (cingolati giganti a parte)?

Il supereroistico mi ha sempre affascinato, ma a parte una storia breve, più che altro una parodia, non ho mai tentato nulla. Ogni tanto faccio delle illustrazioni con i supereroi americani, più che altro quando qualcuno me le commissiona. Tra le varie cose che ho in cantiere, ma che per ragioni di tempo non ho sviluppato, c’è una storia con un’ambientazione naturale, diciamo primitiva, ma con elementi fantastici.

Intervista a Andrea Pau

Viviamo in momento in cui le informazioni che leggiamo in rete non sono sempre veritiere, anzi, troppo raramente è così. Ci sono stati episodi in particolare che ti hanno spronato e ispirato durante la stesura della storia? Se sì, quali?

Non ricordo un episodio in particolare, ma un insieme di circostanze. La pagina Facebook di Matteo Salvini, ad esempio, è una specie di "bibbia" per chi vuole studiare la capacità di guidare le percezioni della massa tramite informazioni scelte con cura. Con tutte le esche avvelenate che ci vengono lanciate, è normale che in panificio capiti l'illuminato che ti spieghi come riappropriarti della (sic) “legale rappresentanza di te stesso” che, secondo lui, ora appartiene alle banche e ai poteri forti (prevengo la domanda: sì, mi è capitato davvero).

"I want to believe": questo è il mantra di Mulder, protagonista della celebre serie Tv X-Files. Traslando il discorso: dobbiamo voler credere che The Believers racconti una storia vera, oppure è anche questa una bufala? Dobbiamo accettare in modo dogmatico l’accostamento di Società Forteana al male e Pig Club al bene", o possiamo dubitarne?

Non sono del tutto certo di aver capito la domanda... mi stai dando delle informazioni errate per mettermi alla prova? The Believers non racconta una storia vera, ma la Società Forteana esiste realmente: io ne ho aumentato le caratteristiche negative per esigenze narrative. Mi sono preso una bella licenza poetica, nella nostra realtà sono molto meno “cattivi”.

 Ora una domanda semplice: perché hai scelto proprio la fine della Belle Époque come momento in cui ambientare la narrazione? Per il semplice gusto di ricadere negli stilemi dello steampunk o per altri motivo?

Ho scelto il 1910 per diversi motivi. Negli anni immediatamente successivi si avvia il lungo processo che, a seguito della seconda Guerra Mondiale, porterà alla nascita dell'Europa moderna e, così come ai giorni nostri, era quindi in atto un cambiamento radicale.

La domanda che mi sono posto è una: e se fosse esistita la rete Internet in quel preciso momento storico, che ruolo avrebbe avuto nella fine della Belle Époque? Secondo me ci sarebbe stata un'accelerazione nella disgregazione dell'Ancien Régime. Più o meno come sta succedendo oggi con il nostro – come vogliamo chiamarlo? - Nouveau Régime.

Giacomo Pitzalis

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