30 anni, a seconda dei punti di vista possono essere pochi o molti, per un’associazione come gli scout a Guspini non sono né molti, né pochi perché aperti al futuro. Il 6 dicembre, giorno di festa per il patrono San Nicolò, e il 7 si sono celebrati i 30 anni del Gruppo Agesci di Guspini 1°. Due giorni intensi e ricchi di significato e partecipazione per i bambini, i ragazzi, i giovani, i capi e i genitori di quanti ancora vivono l’esperienza scout e di chi l’ha vissuta in passato nelle sue attività all’aria aperta, nelle notti ai fuochi di bivacco, nelle cacce o nei percorsi di montagna e nella ricerca di Dio. Questa l’eredità dello scoutismo nato a Guspini nel 1923 e abolito nel 1927 dal regime fascista. Le radici sono profonde, esse germogliano ancora quando nella frazione di Montevecchio, un prete, don Angelo Barberis, lo fa rinascere nel 1948. L’esperienza finisce nel 1952. Poi solo silenzio. A Guspini nasce poi l’Oratorio San Domenico Savio che raccoglie i giovani attorno ad un altro prete, don Miche Pinna, un’esperienza che li coinvolge nella socializzazione e nel rispetto degli altri, nella crescita personale.
Lo scoutismo spunta ancora, a Guspini, nel 1992. Un caso o una coincidenza, qualcuno de fondatori incontra dei capi scout sardi e sente parlare dell’esperienza. La curiosità è tanta. La complessità di un’associazione che ha una sua struttura nazionale e internazionale ha bisogno di essere acquisita, studiata, sperimentata. Gli scout, ancor oggi, dicono: giocata. Alcuni animi sensibili, incoraggiati dall’allora parroco di San Nicolò, don Salvatore Spettu, accettano la sfida. Obbligatorio avere dei tutor che già conoscono e fanno scoutismo.
Il gruppo più vicino è quello del Villacidro 1°. Da allora: campi, assemblee, riunioni di Comunità Capi, così si chiama l’organo locale che guida i gruppi scout. Poi finalmente, dopo “la benedizione” dell’Associazione nazionale nasce, nel 1995, il Gruppo Guspini 1°, era l’8 ottobre. Il gruppo si inizia ad arricchire, prima di ragazzi riuniti nel reparto, quindi di giovani in noviziato e in ultimo nel branco, sempre guidati da adulti, i loro capi. Capi adulti e giovani, molti dei quali hanno vissuto l’esperienza scout prima come lupetti/e, esploratori e guide, rover e scolte, che condividendone il metodo si sono messi in gioco come educatori per trasmetterne i valori. La proposta si rifà “all’imparare facendo” tipico delle proposte educative che vogliono includere e co-educare. I 30 anni sono stati celebrati, in modo sobrio, in stile scout.
Importante il convegno svolto il 6 dicembre dal titolo: “Parole che educano, educatori di parole”, un titolo enigmatico, raccontato e spiegato da Laura Pinna, Andrea Martis, Francesco Scoppola, capo nazionale dell’Agesci e Linda Pittau, coordinati dalla Capo Gruppo del Guspini 1° Elisabetta Baldanzi. Chi ha assistito al convegno forse ha capito che la parola crea, accoglie, abbate i muri tra persone, è feconda e genera vita. Al contrario può uccidere, escludere, alzare muri e isolare. Questo non è però lo stile scout. Mettersi in gioco è giocare il gioco nella condivisione, comprensione, nel servizio e nella disponibilità ad esserci per chi ha bisogno.
Il filmato proiettato dopo il convegno è stato un video-documento che ha ripercorso i 30 anni di scoutismo a Guspini, rievocando fatti e persone che lo hanno vissuto.
Il 7 dicembre è stata attività scout: Alza bandiera su un grande pennone costruito con le filanie e le tre bandiere: quella dell’Agesci, quella italiana e quella europea. Una mostra, necessaria a celebrare l’evento con documenti inediti, molte foto e simboli. La messa, la condivisione del pranzo al sacco, in perfetto stile scout, quindi giochi. La giornata si è conclusa con il rinnovo della promessa: "Con l'aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout", recitata da quanti, presenti, l’hanno pronunciata quando sono diventati scout. Quindi l’ammaina bandiera. Il Guspini 1° ha 30 anni ma non li dimostra anche perché anagraficamente chi si occupa oggi di educazione nel gruppo, in qualche caso, non ha ancora 30 anni, supportato da una comunità capi che discute, si interroga su quali le strategie per portare il messaggio di Baden Powell ai bambini, ragazzi e giovani, quello di “Lasciare il mondo un po’ migliore”. Tutti, oggi sanno che ne abbiamo bisogno.
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