Un altro anno di femminicidi


di Alice Bandino*
È passato un altro anno dall’ultimo 25 Novembre festeggiato tra le righe di Emotiva_Mente . Si, perché sebbene tutto l’anno si parli di parità di genere, rispetto e convivenza tra i diversi generi, è il 25 Novembre che le iniziative si moltiplicano, si scende in piazza, si manifesta, si creano delle iniziative interessanti, gli amministratori, le autorità si vestono a festa e tra monologhi, panchine e marce, si cerca di combattere il divario di trattamento tra uomo e donna, rivendicando il diritto di essere persone libere e sane, dove per sane intendiamo il percepire un benessere globale a livello psicologico, fisico e sociale. Cosa è cambiato in un anno? Dal 25 novembre 2022 ad oggi son state 45 le donne uccise, come riportano i dati del sito https://femminicidioitalia.info/  , l’ultima nel momento in cui scrivo è stata Giulia Cecchetin. Il corpo senza vita di Giulia Cecchettin, 22 anni, è stato trovato il 18 novembre 2023 sulle sponde del lago di Barcis, in un canalone nel Pordenonese.‍ Una ragazza acqua e sapone, da poco orfana di madre, che si stava laureando in ingegneria biomedica: cioè, attraverso l’ideazione e lo sviluppo di nuove metodologie e dispositivi, l'ingegneria biomedica è in grado di migliorare la salute umana e l’assistenza sanitaria. Era una giovane donna destinata a migliorare l’esistenza di chi avrebbe beneficiato del suo lavoro, avrebbe fatto del bene, era una brava persona. Invece Giulia non c’è più, uccisa da chi l’aveva scelta come vittima sacrificale delle proprie inquietudini, perché questo è il problema principale degli assassini come l’ex ragazzo di Giulia: ragazzi e uomini che non stanno bene per motivi loro, per educazioni familiari troppo orientate a migliorare l’autostima dei propri figli, ad assecondarli per non doverci discutere, senza però spiegare loro che avere autostima non significa avere sempre ragione; avere autostima non significa “io uomo ho ragione e tu donna sei un problema alla mia autostima…non puoi lasciarmi…non puoi laurearti prima di me…non puoi essere più forte e libera di me…ti ho cercata fragile, in lutto per tua madre così da poterti manipolare fingendo amore, ma tu in cambio mi devi dedizione assoluta, pena la morte…o con me o morta”! I giornali provano a farci credere che questi bravi ragazzi, bravi uomini, sono solo prede dello stress e di non meglio specificati raptus (?!) A causa di questi raptus, l’uomo geloso, possessivo e violento in un attimo decide di uccidere chi non accetta le sue regole. Ebbene, basta leggere le testimonianze della sorella e del padre di Giulia per capire che questo momento di black-out mentale che arma la mano delle persone per togliere la vita ad altre persone, non esiste. Esistono semmai dei segnali da non ignorare e che invece in troppe ancora ignorano, per una tendenza salvifica tutta femminile, una missione d’amore, atta a salvare l’amore di coppia; “se non lo faccio arrabbiare non si arrabbierà; se dice che è colpa mia, ha ragione. Se dice che sono ambigua ha ragione, se dice che sono io che provoco gli altri, forse devo cambiare look…dice che le altre son tutte più belle, forse son troppo brutta, devo ringraziare che almeno lui mi vuole, devo fare come dice lui, poi gli passerà col tempo…” Queste sono le dinamiche che portano le donne a non uscire dalla violenza; si fanno ricattare emotivamente e fisicamente e danno sempre ultime possibilità, anche Giulia era a cena fuori col suo ex ragazzo, diventato poi il suo assassino: le telecamere di sorveglianza di una ditta hanno ripreso il mostro rincorrerla mentre lei scappava dall’auto, prenderla a pugni e calci e rimetterla in auto, per poi finirla da qualche parte con infinite coltellate alla gola e alla testa e abbandonarla in un canalone. Non è un raptus, è un film dell’orrore. Giulia che il 16 novembre avrebbe dovuto discutere la sua tesi di laurea, tesi che probabilmente aveva dedicato alla madre morta, al padre e alla sorella; tanti esami dati e passati in modo brillante, a differenza del ragazzo che probabilmente studiava meno di lei sui libri perché impegnato a controllare i movimenti, i pensieri, i post della ragazza poi diventata ex ragazza. Perché i mostri hanno anche la capacita di far sentire le vittime colpevoli: “non sono io sbagliato, sei tu che mi fai diventare così…se fai come dico io, vedrai che non sbagli…”, essi provano a ricattare emotivamente le loro donne, esaltando la propria bontà contro l’irriconoscenza delle loro ragazze/donne. Per la trasmissione del 25 Novembre 2023 ad Arbus, su Sky of Angels, ho intervistato una donna che chiameremo Anna, vittima per anni di pressioni e violenze psicologiche e non solo; ricatti emotivi che hanno avvelenato la sua vita di coppia; una violenza che ha poi contaminato tutta la sua vita sociale, lavorativa, amicale e familiare. Lei ha avuto la forza di farcela da sola, scappata dal mostro, con l’anima a pezzi e con lividi sul cuore che neanche il tempo è riuscito a curare; il mostro è morto, si è ucciso quando ha capito di non poter più convincere nessuno dopo anni passati a convincere il loro paese sulla cattiveria della donna, sull’inaffidabilità come donna e madre, dopo averle fatto terra bruciata intorno, i muri son caduti, svelando una casa dove si respirava aria violenta; il tempo svela tutte le verità e vittime e carnefici vengono distinti e individuati. Le persone pur non avendone diritto spesso si arrogano il diritto di giudicare; quando poi emerge la verità quei giudizi si ritorcono tutti contro il vero mostro e, a poco, a poco, l’aguzzino resta solo e in alcuni casi la furia viene riversata su chi dice la verità, altre volte su se stessi. Uccidere resta l’atto finale per chi pensa di non avere più via d’uscita e di averla fatta troppo grossa. Un vero uomo, sano e che vuole creare una vita di coppia sana e rispettosa chiede aiuto, si cura, si fa aiutare, impara a trattare la propria donna come un’amica, una complice dotata di libertà e autonomia, fatta di sogni, di competenze e di progetti non come una nemica da schiacciare. Anna ci ha raccontato tanto dolore, ci ha parlato di scenate epiche per futili motivi, ci ha parlato di litigi davanti alla bambina, liti che finivano solo per non turbare la bambina con le urla e che finiva lei, dando ragione a lui per farlo tacere. Gelosia, possesso, malattia e perversione nutrono alcune dinamiche di cui per pudore non si parla mai, ma dalle quali nasce la violenza: “se tu non mi vuoi, sedurrò quante più donne possibili, schiatterai di invidia…”, lui cercava di far leva sulla gelosia di Anna che invece aveva una gelosia normale, di base, quella sana in una coppia, lontana da quella estrema di lui, perché nella sua mente malata “chi è molto geloso, ama molto”. Falso, chi ama rispetta. La nostra Anna non ha ceduto al ricatto, amava quell’uomo, impazziva all’idea di saperlo a letto con le altre ma è andata dritta per lei e per la sua bambina. Allora lui si è incattivito ulteriormente, ha provato a metterle contro un paese, ma niente, Anna ha stretto i denti e piangeva da sola, piangeva senza farsi vedere, ma non cedeva ai soprusi. Lui ha quindi cambiato tattica, ha iniziato a toglierle tutte le cose materiali che poteva, l’auto per lavorare, il conto cointestato prosciugato, non voleva firmare la separazione prima e il divorzio poi. Umiliata, messa nelle condizioni di non potersi recare a lavoro, non poter mantenere economicamente la bambina, Anna avrebbe potuto uccidersi dalla disperazione e invece è andata avanti, settimane, mesi, anni per riprendersi, ma sempre in piedi. Davanti a così tanta forza psicologica lui non ha retto il confronto e ha iniziato a riempirsi la vita di perversione e ossessioni che niente c’entravano con la madre di sua figlia; ha capito di aver giocato male le sue carte con lei e la bambina e preso forse dalla disperazione si è ucciso. Una morte che non ha giovato a nessuno naturalmente: né alla ex moglie, né alla bambina rimasta orfana, né alla sua famiglia di origine. Dolore e rabbia nutriti nel corso di anni, dal fidanzamento in poi, dove c’erano tutti i segnali della violenza, segnali che però non sono stati capiti per tempo. Allora l’unico augurio che possiamo farci per questo ennesimo 25 Novembre passato è quello di poter investire sull’educazione delle persone, sono ancora troppi i divari culturali, economici, sociali tra i due generi. Abbiamo due pianeti che anzi ché avvicinarsi si allontanano nel momento in cui si parla di parità, ed è proprio da questo divario che si deve ripartire: sappiamo che Giulia non sarà l’ultima, non sappiamo però chi sarà la prossima!   *Psicologa Tel. 347 1814992  

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