>Il triatleta della Villacidro triathlon conclude l’ironman 70.3 a Taupo in Nuova Zelanda in 5 h e10': tempo ragguardevole, ma non sufficiente per conquistare il podio, cosi come da tempo siamo abituati a vederlo in occasione degli eventi internazionali. Un viaggio lungo, estenuante, logorante, concentrato nell’arco di pochi giorni: 23 h di volo ed un fuso orario di 12 necessitano di tempi più lunghi per essere completamente smaltiti! «Indubbiamente - afferma l’atleta - il parziale recupero ha influito sul risultato; comunque è bene ricordarsi che ogni tanto in qualche angolo del pianeta si incontrano avversari che, per una serie di coincidenze, risultano più forti e dunque... onore al vincitore!». «Le difficoltà e le sensazioni negative emergono fin dalle prime bracciate nelle acque cristalline e trasparenti del lago Taupo; un diffuso fastidio, una inspiegabile pesantezza e fatica nei movimenti come se al posto delle gambe trascinassi enormi macigni hanno reso i 1900 mt di nuoto interminabili e spossanti», aggiunge Curridori. In bici sembra vada meglio e dopo i primi 8 km che costeggiano il lago si affronta una salita che conduce verso le zone interne. L’ironman 70.3 (1.900mt di nuoto, 90 km in bici, mezza maratona a piedi ) è una disciplina che ammette poche distrazioni o leggerezze: tutto è spinto al limite; tutto è finalizzato a sostenere una fatica impensabile che si protrae per ore. Sono necessari concentrazione, testa, cervello, perfetta conoscenza dei propri limiti e attentissima gestione delle energie. Non si può restare freddi e indifferenti tuttavia quando, in cima all’ascesa, la strada si apre a scenari che tolgono il respiro arricchendo di ulteriore stupore quanto già visto il 1° giorno in auto lungo i 360 km che, dall’areoporto di Auckland nel nord dell’ isola, conducono a Taupo. A metà percorso, nonostante la fatica e la consapevolezza di vivere in pieno una giornata negativa sul piano fisico, la media è di 35 km orari: velocità più o meno costante per tutti i 90 km di un tracciato esposto al vento e con continui saliscendi. Ma è la terza frazione della gara, i 21,5 km di corsa, che occupa la mia mente e mi spaventa: non riesco a pensare ad altro al punto che percorrendo gli ultimi km in discesa, rischio di finire fuori strada per distrazione e pessima impostazione delle traiettorie nelle curve. Conclusa anche la prova in bici... Ci siamo! Via il casco, scarpe da corsa, cappellino, due gel. Si corre lungo il lago, tra due ali di folla colorata, ordinata e partecipe. I km diventano uno strazio, sono interminabili e sofferti fino all’ultimo metro. Per quanti sforzi faccia, per quanto cerchi di richiamare immagini di altre fatiche vissute, non riesco a dare un senso a quella sofferenza brutale. È un incessante conflitto tra cervello che ordina alle gambe di andare più forte e queste che, invece, diventate ormai di piombo, esauste,spente e insensibili a qualunque comando, si arrendono e si trascinano con l’unico obiettivo di portare a termine quel calvario e onorare comunque la gara. “ Non ho vinto, ma sono un uomo migliore!» È evidente la delusione: hai da rimproverarti qualcosa? Nel complesso direi di no, il tempo a disposizione nelle trasferte è sempre limitato ma questo è stato il viaggio più lungo che abbia mai fatto. Una certa amarezza non posso nasconderla perchè mi sarebbe piaciuto chiudere il 2015 con una vittoria. È stato un anno intenso con ben 7 ironman disputati: Dubai ( E. Arabi ) - Putrajaia ( Malesia ) - Cagliari - Rapperwill ( Svizzera) - Haugesund ( Norvegia ) - Budapest ( Ungheria) - Zell Am See ( Austria ) - Taupo ( Nuova Zelanda . 3 vittorie ; un secondo posto ; un quinto ; un settimo ; uno non concluso per caduta. Come un sarto mi piace ideare, disegnare, tagliare e cucire i miei viaggi che abbinano la competizione sportiva alla conoscenza di nuove terre e nuove culture e dunque, alla fine, sono sempre positivi, gratificanti e appaganti al di là del risultato, come in questo caso. La Nuova Zelanda a lungo fantasticata è terra ai confini del mondo, di impareggiabile bellezza e di forti contrasti: verdi e dolci pianure dove pascolano migliaia di ovini e bovini e alture scoscese; prati fioriti e fiordi selvaggi con insenature mozzafiato; venti antartici impetuosi e freddi e tramonti languidi e caldi sui laghi e brezze profumate nella sera; spiagge dorate e cascate potenti e, ovunque, pennacchi e vapori geotermici. Un paesaggio che varia continuamente, dai colori forti e vivi come quelli di una cartolina. E su tutto una pace ed una atmosfera inenarrabili, un senso di libertà e di distacco dal mondo forti al punto che viene da dire: Mollo tutto e vengo a vivere qui ... Tanti anni nel ciclismo, poi nel 2005 esattamente 10 anni fa, sei approdato al triathlon maturando esperienze in tante parti del mondo e accumulando ricordi , emozioni e conoscenze. Sì, esattamente 10 anni fa ... Per gioco, per curiosità, per noia e forse perchè era giunto il momento di percorrere nuove strade e sperimentare altre dimensioni e in definitiva c’era desiderio di mettermi alla prova: vedevo il triathlon come l’essenza della sfida sportiva individuale e dell’ avventura nel contempo. Da 2 anni nella diga del Rio Leni a Villacidro si svolgeva l’XTerra Italy off road che richiamava atleti da ogni parte del mondo. Professionisti e non, maschi e femmine, tutti insieme, nuotavano sulla distanza di 1500 mt e poi, velocissimi nei movimenti, saltavano sulla mtb e sparivano ingobbiti per percorrere 35 km di sterrato: ripide salite, sentieri impervi, discese vertiginose e tratti da percorrere con la bici in spalla. A conclusione della prova ancora 10 km a piedi. Incredibile! Non avevo mai visto nulla di simile e mai avevo sentito parlare di triathlon, quegli uomini erano fuori dal comune: non era possibile praticare tre discipline insieme! Avevo 52 anni, la mia fantasia aveva messo le ali e ormai volava senza freni... La sola idea di concludere una simile sfida mi riempiva di di gioia. La prima gara proprio a Villacidro e che emozione! Nonostante una foratura, mi classificai al primo posto nella categoria : seguirono lo stesso anno l’XTerra Austria e Germany. Allora non sapevo nulla delle prove terrificanti: sentivo parlare di ironman... di 3.800mt di nuoto, di 180 km da percorrere in bici senza scia e per concludere, di 42 km di corsa a piedi (una maratona!) No, non era possibile, era assurdo! No! Non era roba per me! Ma, tre anni dopo, eccomi schierato a Nizza! Tre gli ironman, tre di seguito! La fabbrica dei miei sogni lavorava senza sosta progettando sfide e allargando a dismisura gli orizzonti. È il momento del leggendario triathlon Alpe D’Huez e delle acque gelate del lago Verney, delle salite Alpe du Gran Serre e col d’ Ornon da affrontare prima della mitica ascesa finale all’ Alpe D’ Huez - 14 km con pendenza media del 10%. E per concludere, 21,5 km a piedi .E cosi ho messo nella cassaforte dei ricordi due epici triathlon “Alpe D’ Huez “. Allora non sapevo nulla del triathlon internazionale - long distance - di Abu Dhabi e dei 200 km da percorrere nel deserto! E cosi ho portato a casa anche due triathlon di Abu Dhabi E poi le isole Hawaii: e ancora triathlon in Canada...E trionfi sui fiordi norvegesi... a Punta Del Este in Uruguay... a Panama...in Malesia ...in Thailandia... in Corsica ...in Polonia...in Slovenia...a Dubai ecc.ecc... Dieci anni: Una trentina di successi internazionali; Campione Mondiale nel 2010 nelle isole Hawaii; nel 2014, a Milano, la consegna dell’Oscar del triathlon quale miglior Atleta tra tutti gli Age Group...Quello che per me all’inizio era solo gioco, col tempo si è trasformato in stile di vita, impegno, dovere, rigore umano e alimentare. Dieci anni di risparmi per investire in fatica e allenamenti, molto spesso in totale solitudine, soprattutto nei mesi invernali: un modo diverso di interpretare l’esistenza arricchendola di emozioni e nuovi traguardi. Ne è valsa la pena! Dieci anni di ricordi e sapori custoditi nella mente e nell’animo. Dieci anni di viaggi. “ C’è chi andò nei boschi perchè voleva vivere con saggezza e succhiare tutto il nettare della vita... continuerò a fare triathlon e ad andare in giro per il mondo anche per non dover dire un domani, di non aver vissuto... ( e. m.)
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