Che genere teatrale porti in scena?
Premetto che non lavoro da sola, ma faccio coppia con Emanuele Masillo, vecchio amico ai tempi della scuola “Riverrun” gestita da Elio Turno Arthemalle, Fausto Siddi, Monica Zuncheddu e Rita Frongia. Insieme abbiamo messo su il “Teatro concentrato” la cui prima rappresentazione ha avuto luogo in occasione dell’apertura di un locale di alcune nostre amiche. Le nostre opere teatrali seguono un filone comico-grottesco: scriviamo, recitiamo e ci facciamo la regia. È un progetto che ci entusiasma e sul quale ci ritroviamo per tanti motivi, ma soprattutto perché proponiamo qualcosa di nostro.
Dalle sue parole traspare un tuo forte desiderio di libertà.
Si, fa parte del mio essere; tuttavia, tengo a precisare, che la libertà non può essere assoluta e deve andare di pari passo con l’aspetto organizzativo che ho affinato, oltre che nei vent’anni di lavoro, soprattutto frequentando dei corsi specifici di project manager teatrale. Nel momento in cui metto in scena uno spettacolo, le mie due personalità, quella creatrice e l’altra organizzatrice, si compensano permettendomi di controllare meglio le redini del mio progetto.
Altra sua caratteristica molto marcata nella sua personalità è “l’ironia”.
É parte integrante della mia personalità: mi descrivo come uno di quei diffusori per ambienti col timer, ogni due minuti parte la battuta contro il mio volere. Credo sia dovuto anche all’educazione che ho ricevuto: nella mia famiglia si è sempre fatta tanta autoironia.
L’ironia è anche il denominatore comune dei miei spettacoli, è nelle mie corde e in quelle di Emanuele (Masillo ndr); credo sia il mezzo più efficace per far arrivare qualsiasi messaggio.
Prossimi appuntamenti?
Stiamo lavorando all’imminente uscita di un nuovo concentrato che ci vedrà impegnati nel difficile compito di sintetizzare la saga di Star Wars. Per quanto riguarda i progetti in solitaria sto iniziando a lavorare su un progetto che ho a cuore da anni, quello di interpretare una nuova versione delle sante cattoliche. Ma è ancora in fase embrionale quindi non aggiungo altro. Di imminente uscita, invece, il mio primo libro di poesie con le Edizioni NOR, la scrittura è stata una attività che ho portato avanti in tutti questi anni di teatro ma l’ho tenuta sempre nascosta, ora ho deciso di renderla pubblica. Non scrivo solo poesie, mi piace la forma del racconto breve e spero in futuro di cimentarmi con la stesura di un romanzo.
Sogni?
Andare a vedere i posti dove è vissuto lo scrittore Herman Melville, visitare Mosca, vestirmi di paillettes rosa, scrivere un romanzo mozzafiato, conoscere perfettamente la lingua inglese, togliere definitivamente i peli superflui.
Simone Muscas
© Riproduzione riservata