Villamar, Antonello Muscas premiato dalla Figc nazionale come dirigente di calcio ultradecennale


di Simone Muscas
Quarant’anni come dirigente sportivo di calcio: con questo merito, Antonello Muscas, storico appassionato di calcio locale e dagli anni ’80 ininterrottamente operante con le società calcistiche del paese che si sono succedute nel tempo, è stato premiato a Roma lo scorso 25 novembre dal presidente Gabriele Gravina e da altri componenti della massima federazione calcistica italiana. Per l’occasione (insieme ad altre figure della sfera calcistica) sono stati premiati solo dieci dirigenti italiani: lui è stato l’unico sardo a ricevere il prestigioso riconoscimento. «Ho provato soddisfazione - ha commentato entusiasta il dirigente villamarese - Per di più ho trascorso a Roma una bella giornata insieme a tante persone famose del mondo dello sport, quali Gianni Rivera e Franco Carraro». Un percorso, quello di Antonello, iniziato appunto quarant’anni fa e che - come lui racconta - è stato caratterizzato da tanti momenti, alcuni più belli di altri, ma che hanno avuto sempre come denominatore comune da una parte la dedizione costante verso la sfera sociale e dall’altra la passione per il calcio. Una carriera, la sua, iniziata nel lontano 1981 quando, dopo una breve parentesi negli allievi regionali da allenatore, è diventato presidente della A. C. Villamar, subentrando al dimissionario Ottavio Porcedda.  Proprio quell’anno, per la prima volta nella sua storia, una compagine calcistica locale riusciva a vincere con merito un campionato, si trattava di un torneo di Terza categoria. Resta oggi il ricordo di un’impresa rimasta negli annali della storia villamarese: «Nel paese quell’evento sportivo viene ricordato un po’ da tutti: il motivo non è certo il fatto che io fossi il presidente di quella squadra, quanto perché quell’anno si affermò una generazione di ragazzi che di lì a poco sarebbero diventati dei protagonisti del calcio locale, sia come atleti sia come dirigenti o allenatori». Tuttavia, a dispetto di quanto raccontino i suoi esordi, la carriera di Antonello si è svolta più dietro alle quinte che non sotto i riflettori: in quarant’anni infatti ha ricoperto il ruolo di presidente solo in sporadiche occasioni, mantenendo invece un ruolo identificabile come vero e proprio “factotum”: da uomo pulizia degli spogliatoi ad allenatore dei più giovani, da gestore della burocrazia societaria a motivatore e scovatore di giovani talenti. A riassumerne la sua figura vi è un aneddoto accaduto tanti anni fa, in occasione di una visita a Villamar della squadra giovanile del Cagliari calcio per una partita. «Mentre ero intento a tracciare le linee del vecchio campo in terra battuta, si avvicinò un loro dirigente chiedendomi dove potesse trovare il presidente della squadra locale - Racconta divertito Antonello - Quando gli dissi che la persona che cercava ero io, scoppiammo entrambi in una risata: si aspettavano tutto fuorché vedere il massimo dirigente della squadra locale intento a preparare il campo da gioco sporco di calce e completamente sudato!» Un fatto, quest’ultimo, che ne descrive alla perfezione la personalità, caratterizzata da umiltà e amore verso il prossimo, sempre però con un occhio di riguardo rivolto ai più giovani. Proprio a tal proposito sono tante le generazioni di ragazzi riconoscenti a figure come la sua (capaci di dedicare a loro del “tempo”) se nel corso della loro vita hanno avuto l’onore di calzare un paio di scarpe bullonate o di indossare una maglia con un numero dietro o, ancora, vivere le emozioni gara contro ragazzi di altri paesi. Ed è per questo motivo che sono in tanti, calciatori ed  ex, che riconoscendo in lui questi meriti lo chiamano oggi affettuosamente “zio Antonello”: come a dire che dietro la sua persona c’è qualcosa che va al di là della semplice figura dirigenziale: «Nei miei confronti avverto grande rispetto e stima da parte dei ragazzi e da quelli che oggi ragazzi non lo sono più ma che ho visto crescere: queste emozioni, che mi tengo ben strette, credo valgano più di qualsiasi premio e mi ripagano per quanto ho cercato di dare in questi anni». Oltre alla sua attitudine ha però giocato un ruolo fondamentale anche l’ambiente favorevole: «Da una parte il lavoro mi ha permesso di ritagliarmi del tempo da dedicare alla sfera sociale; dall’altra credo abbia avuto merito soprattutto il supporto della mia famiglia.  - spiega con orgoglio Antonello –. I miei figli, per esempio, si spendono insieme a me per la causa della società di calcio locale, la Virtus Villamar». Come ultimo appunto, come ogni buona famiglia, non poteva mancare la riconoscenza verso la moglie, Rita, compagna di una vita: «Ho avuto la fortuna di avere vicino una persona appassionata di calcio quanto me che ha avuto la bontà e la pazienza di sostenermi sempre e comunque. Chissà se in un contesto familiare diverso - conclude Antonello, fra il sincero e il divertito - sarei mai stato capace di ottenere questo bel riconoscimento».  

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