Villamar, piante da frutto ai bordi della strada per Guasila


di Albertina Piras
  Percorrendo la strada che porta a Guasila, siamo rimasti incantati da una scena sorprendente. Su quella strada non più asfaltata, alla nostra sinistra, troneggiava "Su Cuccuru de Casteddu". La leggenda narra che un tempo fosse una massa di grano. Il Signore l'aveva trasformata in terra perché il padrone non aveva dato una manciata di grano a un poveretto che chiedeva la carità. Mentre riflettevamo su questa leggenda e procedevamo lungo il percorso, siamo stati colpiti dalla presenza di spettacolari piante di pere, quelle che un tempo si coltivavano nei nostri orti. Si erigevano maestose ai lati della strada, e la tentazione di assaggiarle era irresistibile. Erano deliziose e, con qualche giorno ancora, avrebbero raggiunto la piena maturazione. Ma non erano di nostra proprietà. Continuando, abbiamo notato molte pere cadute a terra, proprio nel bel mezzo della strada sassosa. Ci siamo fermati a raccoglierle, chiedendoci a chi appartenesse quegli alberi. "Non appartengono a nessuno", ci hanno detto. Qualcuno, con grande generosità, le aveva innestate per permettere a chiunque di gustare i frutti di un tempo, con i loro sapori e colori. Ci siamo chiesti se un giorno il Signore passerà ancora da quelle parti, magari nelle vesti di un poveretto. Questa volta non avrà bisogno di chiedere, perché i frutti gli saranno offerti spontaneamente. Lo stesso Signore che trasformò una massa di grano in terra, come giudicherà chi, con generosità, ha offerto i suoi frutti a piene mani? Grazie a chi ha innestato quelle piante lungo il ciglio della strada, permettendo a tutti di gustare, ricordare e riflettere sul fatto che, nonostante tutto, nel mondo esiste ancora gente buona.

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