A Villamar, nello splendido cortile sapientemente recuperato di una importante casa rurale d’altri tempi, si è svolta la presentazione dei libri di Albertina Piras, “Gente di Casa Storie di Vicinato”.
Un luogo carico di memoria che ha reso ancora più preziosa un’opera già significativa per il paese. La partecipazione è stata massiccia, una presenza che resterà impressa nel tempo per calore, attenzione e affetto. Per esplicita volontà dell’autrice, subito dopo l’intervento del sindaco Gian Luca Atzeni, la presentazione è stata affidata alle persone che hanno contribuito con le loro testimonianze: donne e uomini che, con naturalezza e competenza, hanno dato voce alle storie raccolte nel libro.
Nel salutare i presenti, Albertina Piras ha introdotto l’iniziativa spiegando che l’evento nasce dal desiderio di condividere con il paese tre momenti per lei molto significativi: l’inaugurazione del murale dedicato alla trebbiatura, la presentazione dei due volumi Gente di casa - Storie di vicinato e la mostra di scultura con il momento conviviale finale.
Ha ricordato che il murale recentemente realizzato dall’artista Fernando Marrocu racconta il lavoro, la fatica e la dignità dei contadini del primo Novecento, rappresentando una casa agricola realmente vissuta, mai abbandonata, dove per anni si sono svolte attività quotidiane come la molitura delle olive, la vendita del latte, la pulitura delle mandorle e molti altri lavori. Ha voluto inoltre ricordare con affetto la famiglia Aymerich, antichi proprietari dell’abitazione, che hanno mantenuto nel tempo un legame con Villamar.
Albertina ha poi precisato che i racconti contenuti nei libri sarebbero stati presentati attraverso le voci di parenti, amici e persone che le hanno donato quelle storie con fiducia. Per questo gli interventi sono stati numerosi: “perché il libro appartiene all’intera comunità” ha precisato l’autrice. Ha quindi passato la parola a Fernando Marrocu, autore del murale, e subito dopo al critico d’arte Giuseppe Marras, per approfondirne il significato.
A seguire è intervenuta Simonetta, con un racconto nato dalla memoria del padre e trasmesso al nipotino Diego, vincitore di un concorso. Poi si è proseguito parlando della prima parte dei libri con l’introduzione di Pierpaolo Vargiu, che ha seguito il progetto fin dal primo volume del 1994. Successivamente, Rosaria Serra ha letto la poesia Piccolo mondo antico; Fausto Siddi ha proposto i dialoghi mattutini dei genitori; Erica ha parlato del ponte creato con Villacidro e ha letto la storia di zia Luisa; Augusto Martis ha letto la storia del padre; Teresa Coni, che ha concluso la prima parte con la poesia Quand’ero piccola. La seconda parte, per volere di Albertina, è stata aperta ancora con la lettura di una poesia. Poi Valerio ha ricordato il nonno, morto in un incidente mentre portava il gregge a Vallermosa. Delia e Sandra hanno parlato di zeppole e pardule. Si entrerà quindi nel mondo del mistero - veggenti, spiridadas e cogas - con l’intervento di Valentina Melis, che ha raccontato una storia della madre, seguita da Flaviana, con un altro episodio tramandato in famiglia. Per la parte dedicata al teatro è intervenuta Piera, ricordando i genitori appena fidanzati che andarono a casa di Albertina a vedere la commedia di ziu Paddori.

Poi Serenella ha portato un racconto di vita pastorale legato a Piero Pilloni A chiudere è stato Giannetto, con il racconto della fine della mietitura e il ricordo di Antonello Salis. Ognuno degli intervenuti ha saputo restituire con sensibilità un frammento autentico di vita, spesso anche con una nota di ironia, rendendo l’incontro corale e profondamente partecipato. Per i cultori della lingua sarda è stato particolarmente significativo l’intervento di Gilberto Siddu, che si è distinto leggendo la sua testimonianza in sardo. Si percepisce subito - si vede da lontano - la cura e la dedizione con cui coltiva lo studio della nostra lingua e l’attività teatrale. Il suo contributo non è apparso come un semplice esercizio tecnico, ma come il segno di un percorso personale in crescita, animato da una passione autentica capace di restituire alla lingua sarda la dignità culturale che merita.
Oggi possiamo affermare che questi sono libri da leggere: al loro interno si trovano racconti originali, ironici e profondamente umani. Dal divertente episodio dell’asino ubriaco alla storia più seria dell’immagine di fra Nicola, finita per un gesto inconsulto nel processo di lavorazione della trebbiatrice e poi rigettata all’esterno senza neppure un graffio, facendo pentire l’autore del gesto. Sono storie che rendono la lettura piacevole, sorprendente e ricca di umanità. Al termine della presentazione, i partecipanti hanno potuto visitare una mostra di artisti di Villamar e di diverse parti della Sardegna, accuratamente allestita e arricchita da didascalie che ne hanno valorizzato ulteriormente il contenuto. Un percorso espositivo che ha completato il pomeriggio, intrecciando memoria, arte e comunità. Come sempre, speciali sono stati i ringraziamenti finali di Albertina, che meritano di essere ricordati per la loro intensità: “Grazie, amici, per la meravigliosa serata che mi avete regalato. Con la vostra presenza avete dato significato alle mie aspirazioni e reso speciale qualcosa che porterò con me. Grazie per esserci sempre con me”. Parole che racchiudono il senso profondo dell’intero progetto: la memoria come dono, la comunità come radice, il racconto come gesto d’amore.
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