Villamar: Tonino Cabbua, un maestro di musica e di comunità


di Albertina Piras
Conosco Tonino Cabbua, nato a Villamar nel 1940, da una vita: non soltanto come compaesano e maestro, ma anche dal punto di vista musicale. Da anni le nostre strade si intrecciano: io scrivo poesie e preghiere seguendo una musica interiore, lui le mette in musica, e a cantarle sono il coro parrocchiale e il coro polifonico che dirige, insieme a molte altre voci. Solo quando ho deciso di scrivere questo articolo per La Gazzetta del Medio Campidano sono davvero entrata nel suo mondo: ripercorrendo la sua infanzia fino a oggi, ho ritrovato in controluce anche la storia della nostra comunità. Tra noi c’è una differenza d’età, ma nella mia famiglia ho sempre sentito nominare persone e fatti che legano le nostre esperienze. Tonino mi ha riportato alle canzoni dei primi Festival di Sanremo: nel 1951 io non ero ancora nata, ma le voci di Nilla Pizzi, Achille Togliani e Gino Latilla continuavano a risuonare negli anni. I ragazzini del vicinato le fischiettavano e con questa musica noi facevamo le gare di canzoni: loro fischiettavano i motivi e noi dovevamo indovinare il titolo delle relative canzoni. Tonino quella passione l’ha vissuta un po’ in solitudine: fischiettava le melodie e le conosceva tutte, come un repertorio segreto custodito dentro di sé. LO ZIO CALZOLAIO E L’INIZIO DEL CAMMINO A riconoscere per primo quel talento fu lo zio Pietro Cara. Vide in quel ragazzo timido, sempre intento a canticchiare e fischiettare, qualcosa di speciale. Chiese al padre di Tonino di portarlo in bottega, per insegnargli il mestiere di calzolaio. Il padre accettò volentieri: in una famiglia numerosa era anche un aiuto concreto. Tonino stava con lo zio tutta la mattina e si fermava anche a pranzo; la sera tornava a casa. Un giorno lo zio gli chiese: «Ti piace la musica?». Con i pochi soldi messi da parte lo incoraggiò a comprarsi un’armonica a bocca. Quel piccolo strumento segnò l’inizio di un cammino destinato a durare tutta la vita. DALLO STUDIO ALLA PROFESSIONE: FISARMONICA, SCUOLA, ORGANO E CONSERVATORIO Vedendolo sempre più appassionato, lo zio Pietro lo mandò a lezione di fisarmonica da Efisio Cadau, di Lunamatrona, che viveva a Villamar con la moglie, Maria Porcedda. Pagava lui le lezioni, credendo nel talento del nipote. Per quattro mesi Tonino studiò soltanto solfeggio parlato e cantato, un’ora al giorno: una disciplina severa ma fondamentale. Cadau, maestro di musica, teneva dei corsi e presentava ogni anno i suoi allievi a una commissione proveniente dal Continente, che rilasciava certificati di frequenza. Tonino li ottenne per quattro anni consecutivi. Prima ancora di conseguire il diploma al Conservatorio, forte di questa preparazione e della passione per la fisarmonica, Tonino aprì una scuola di fisarmonica, frequentata da numerosi allievi di Villamar e dei paesi vicini. Ragazzi e ragazze che, grazie alle sue lezioni, si sono avvicinati alla musica e in molti casi l’hanno portata dentro la loro vita, nelle famiglie, nella liturgia, nelle feste. In quello stesso periodo approfondì gli studi a Cagliari, seguendo lezioni private di fisarmonica con il maestro Salvatore Pillola. Allievo e maestro allo stesso tempo: un modo concreto per restituire subito alla comunità ciò che lui stesso aveva ricevuto, facendo crescere una piccola generazione di giovani musicisti. In seguito studiò con il professor Damiani, fratello della signora Albina e zio dei Porcedda, docente alle scuole medie di Villamar. È stato anche mio professore: era cieco e la sua sensibilità musicale sembrava ancora più profonda. Grazie a questa preparazione Tonino fu ammesso al Conservatorio di musica di Cagliari dove studiò organo e composizione. Inoltre frequentò un corso di didattica della musica e direzione di coro della durata di tre anni. Forte di tutta questa preparazione conseguì il diploma: un traguardo importante per lui e per il paese. Accanto agli studi, cantava nel coro parrocchiale guidato da Cleto Satta, che suonava l’organo. Proprio allora nacque in lui il desiderio di avvicinarsi a quello strumento: imparò a suonare l’organo da solo, seguendo il metodo Bungat, e mise presto questa nuova competenza a servizio della liturgia. [caption id="attachment_146638" align="aligncenter" width="759"] Coro parrocchiale[/caption] CORO PARROCCHIALE, CORO POLIFONICO E VITA DEL PAESE Dall’esperienza nel coro parrocchiale è nato il passaggio naturale al coro polifonico. Tonino ha iniziato così ad aprirsi a generi diversi, passando dal sacro al profano con semplicità e serietà, sempre con grande rispetto per i testi e per le voci che aveva di fronte. Seguendo l’invito del sindaco Pier Sandro Scano, il coro ha ricevuto i primi finanziamenti del Comune, che ha riconosciuto il valore culturale e sociale di questa realtà. Numerosi sono stati negli anni gli incontri con cori polifonici di altri paesi della Sardegna: occasioni di confronto, amicizia e crescita reciproca. Ancora oggi coro parrocchiale e coro polifonico assicurano una presenza viva, anche se il numero dei partecipanti non è più quello di una volta. Qualcuno è invecchiato, qualcuno se n’è andato, ma nuove voci continuano a inserirsi e a raccogliere il testimone.  LE MIE PAROLE, LA SUA MUSICA All’interno di questo cammino è nato anche il nostro incontro artistico. Io non canto: io scrivo. Scrivo poesie e preghiere seguendo una musica interiore. Tonino le legge, ci riflette e poi le riveste di note. I nostri canti accompagnano le principali feste del paese: la Madonna d’Itria, Santa Maria, Sant’Isidoro, la Madonna della Candelora, la Madonna del Rosario, la Madonna di Lourdes, Avvento, il Natale, canto di Risurrezione. Quasi ogni ricorrenza ha ormai i suoi canti “di casa”, che la gente riconosce e attende.  Le nostre collaborazioni trovano posto anche nella Messa: canto d’ingresso, offertorio, comunione, finale. I testi nascono dalla liturgia o da una particolare intenzione di fede; la musica di Tonino li porta nel cuore delle persone, affidandoli alle voci del coro.  UN FILO CHE CONTINUA Dal bambino che fischiettava le canzoni di Sanremo al direttore di coro che oggi guida le voci del paese, la storia di Tonino Cabbua è un unico filo continuo. Nei matrimoni, nei funerali, nelle feste e nelle ricorrenze più importanti, c’è quasi sempre una sua nota, una sua armonia, una sua presenza discreta vicino all’altare. Raccontando lui, in realtà racconto anche la nostra comunità, che nella musica ha trovato una delle sue forme più belle di espressione. Ogni volta che il coro canta una delle mie poesie musicate da Tonino, mi sembra che la voce di tutti noi si alzi insieme, a dire grazie a chi ha saputo trasformare una passione personale in un dono condiviso.

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