Ci sono gesti che, pur passando inizialmente inosservati, col tempo acquisiscono un significato profondo. Sono segni silenziosi, ma carichi di amore e devozione. È il caso della scultura che oggi si erge maestosa nel cuore di Villamar, un’opera d’arte che racconta una storia fatta di fede, dedizione e generosità. Alta più di un metro, scolpita con pazienza e passione, la statua dedicata a Papa Francesco nasce da un atto d’amore puro. Luigi Tatti, scultore autodidatta nato nel 1940, ha voluto omaggiare il Santo Padre senza chiedere nulla in cambio. Nessun finanziamento, nessuna richiesta di visibilità: solo il desiderio sincero di lasciare un segno, un tributo personale e collettivo. [caption id="attachment_136005" align="alignleft" width="258"]
Luigi Tatti[/caption]
La passione di Tatti per la scultura è nata molto presto, intorno ai sette anni. La sua prima opera fu un bronzetto in pietra calcarea, che gli fu addirittura requisito da un capocantiere locale, segno che il suo talento si faceva notare già allora. Da allora ha proseguito da solo, senza maestri né scuole d’arte, affinando il proprio stile e realizzando centinaia di sculture con grande maestria.
L’opera dedicata a Papa Francesco sorge in uno spiazzo di via Roma, proprio all’incrocio con il canale coperto. Un luogo semplice, quotidiano, che grazie a questa scultura si trasforma in uno spazio di riflessione e spiritualità. La figura del Pontefice, impressa nella pietra, diventa così simbolo di un legame profondo con la comunità, di un ascolto reciproco, di un amore che attraversa il tempo.
La vita di Tatti è stata segnata dalle difficoltà del dopoguerra. «Ho vissuto nella difficoltà del dopoguerra - racconta - Sono nato in una famiglia numerosa, composta da sette fratelli. Dopo la guerra, come in gran parte della Sardegna, anche la mia famiglia soffriva la carestia. Per non pesare sulla fragile economia familiare, sin da bambino ho lavorato nei campi». Una testimonianza di un’epoca dura, fatta di sacrifici, ma anche di resilienza e determinazione. In un contesto segnato da profonde disuguaglianze, la sua arte è diventata uno strumento di riscatto e di espressione personale.
Questo gesto, nato dal cuore di un uomo e destinato al cuore di un paese, è oggi parte della memoria viva di Villamar. Non è solo arte: è preghiera scolpita, fede resa visibile, dono che parla a tutti, credenti e non. È il segno che la bellezza, quando nasce dal silenzio e dalla gratuità, ha il potere di toccare l’anima.
© Riproduzione riservata