Villasor 1999: storia di un’alluvione


«Mi ricordo che in quel tardo pomeriggio del 12 novembre 1999 mi trovavo in tipografia. Come presidente della Proloco dovevo controllare la stampa dei manifesti e volantini illustrati per la seconda edizione di Fierazucchero, una manifestazione all’epoca patrocinata in parte dello zuccherificio». Con queste parole comincia il racconto di Sandro Pili, la rievocazione degli avvenimenti accaduti durante nella notte fra il 12 e 13 novembre 1999, quando Villasor fu colpita forse dalla prima grande alluvione nella storia recente del sud Sardegna. All’epoca aveva 54 anni ed era il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune. Da Decimomannu seppe che nell’abitato, relativamente pochi chilometri quadrati, le precipitazioni raggiunsero l’indice pluviometrico di 503 mm, in 10-12 ore ininterrotte; l’acqua di un anno che equivale a 5 milioni di litri per ettaro, 5000 metri cubi in mezza giornata. Un fenomeno di entità simile si è manifestato durante l’uragano Lane che di recente ha colpito le Hawaii. Per i soccorsi arrivarono mezzi anfibi con elicotteri della Guardia di Finanza. Ci furono punti con un metro e mezzo d’acqua, diversi feriti e anziani salvati con successo dopo l’intervento dei sommozzatori. «Pioveva da qualche ora», prosegue nel ricordo, »e con un’intensità sempre maggiore. Il muro d’acqua creato dalla pioggia non permetteva la visibilità oltre tre, quattro metri. Mi tornò in mente ciò che diceva mio padre che conobbe le stagioni monsoniche durante la guerra d’Africa. Ebbi subito l’impressione, chiara, che se avesse proseguito in quel modo, nella notte ci sarebbero stati guai forti. Con la disponibilità di un operaio comunale subito dopo cena uscimmo per un giro di ispezione. La pioggia continuava e nei punti più critici, il ponte sul fiume Mannu, il ponticello a ridosso della ferrovia, nella stessa zona - verso la quale confluisce la maggior parte dell’acqua dell’abitato - e un canale oltre il cimitero, la situazione era al limite della criticità ma non allarmante. Ritenni comunque opportuno predisporre un intervento di mezzi pesanti, avvisai i fratelli Caboni affinchè la situazione, per quanto possibile, rimanesse sotto controllo. Rammento di essermi sdraiato sul letto, vestito e sopra la coperta, praticamente sicuro che da lì a poco avrei indossato gambali e giubbotto per la campagna. La quiete prima della tempesta. Infatti alle due e mezza di notte, mi chiamò il maresciallo dei carabinieri dal quale seppi che la zona fra le due stazioni di servizio era completamente allagata; l’acqua tracimò rovinosamente dal Rio Malu. Uscii, l’ombrello era praticamente inutile. La zona più colpita fu quella in s’Isca; completamente allagata. Dopo mezzogiorno, dal Rio Malu, arrivò la piena e la situazione precipitò ulteriormente. Il solaio del ponte vibrava, mai visto nulla di simile, intasato da canne, legno e detriti che fecero aumentare la pressione dell’acqua». Gli effetti del disastro I danni furono ingenti, specialmente nelle campagne. Il ponte sul Malu, diventato pericolante, venne demolito e ricostruito. Gli argini e il letto del canale all’altezza dell’abitato vennero ripuliti, allargati e cementificati. «Si pensò ad una sua deviazione per allontanarlo dal paese. Si scelse invece la completa risistemazione. Per quanto riguarda la precedente manutenzione, il Comune, già nel 1977 – prosegue l’ex responsabile dell’ufficio tecnico – fece sistemare, chiudendola, una condotta di scolo, realizzata anni prima e che era nel tempo si era trasformata in una discarica a cielo aperto, dalla via San Sperate verso la Ferrovia. Come la rete fognaria, resse in modo efficacissimo; vi fu la tenuta di tutti i chiusini. Ricordo che durante l’alluvione, il passaggio dell’acqua provocava un intenso rumore sordo simile a quello di un elettrotreno di alta velocità. Vennero risarciti in totale 40 miliardi, destinati alla ricostruzione delle infrastrutture, strade ponti, aziende agricole e abitazioni». Il rio Malu Si tratta di un canale di bonifica realizzato negli anni Cinquanta, che dall’agro di Serrenti scorre dietro Samassi e Serramanna. Raccoglie le acque di un territorio esteso circa 35 mila ettari e di un altro corso d’acqua realizzato vent’anni dopo. Dopo l’intervento resosi necessario in seguito agli eventi del 1999, per Villasor nel Malu non vi sono stati particolari problemi nelle intense piogge di questi anni. «Gli interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, sono però essenziali - tende a precisare il nostro interlocutore - in tutti i corsi d’acqua, dai più piccoli a quelli di maggiore portata, a cominciare dalle cunette a ridosso delle strade di campagna che, per quanto possibile vanno tenute pulite. Certo, il clima è cambiato e in presenza di eventi estremi, sempre più frequenti in una pianura alluvionale come la nostra, gli interventi di prevenzione sono essenziali». Giovanni Contu

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