Archivio
In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026
Il bottone sardo e il legame con la dea Tanit
di Cinzia Mereu _____________________________ Con l’arrivo della bella stagione la Sardegna si prepara a fiorire con alcune delle sue manifestazioni più note e fastose, prime fra tutte la festa di Sant’Efisio, che dopo due anni di silenzio forzato si appresta a tornare ai suoi albori. È in questa occasione che Cagliari diventa il centro di una delle più rappresentative e colorate feste isolane, che con la sua immensa processione accoglie gruppi folkloristici provenienti da tutta l’isola, ammaliando gli occhi dei turisti. Abiti tradizionali dalle tinte e dalle caratteristiche più svariate si susseguono lungo le vie del capoluogo, dando prova dell’immensa varietà culturale che quest’isola al centro del Mediterraneo continua a custodire gelosamente. Oltre alle stoffe e ai ricami minuziosi, ad affascinare in maniera particolare sono i gioielli della tradizione sarda: anelli, orecchini, collane, ma soprattutto i bottoni, che racchiudono al loro interno una tradizione antichissima. Utilizzati tendenzialmente per chiudere il collo delle camicie o adornare le maniche di queste ultime e delle giubbe femminili, andando a creare “sa buttonera”, o applicati semplicemente come spille, i bottoni sardi vengono realizzati in filigrana d’oro o d’argento e talvolta arricchiti con pietre preziose. Tra le varie forme in cui vengono realizzati la più caratteristica è senz’altro quella a globo, con una piccola protuberanza da un lato, tendenzialmente arricchita mediante l’aggiunta di una piccola pietra, che richiama la forma del seno fecondo e materno della dea Tanit, la dea punica della fertilità. Ed è proprio questo il valore che il bottone assumeva, legandosi alla divinità e rappresentando un augurio di prosperità e fertilità, ma anche innalzandosi a ruolo di amuleto per allontanare l’invidia o qualsiasi influenza negativa. Oltre a queste funzioni il bottone era utile, inoltre, in base al materiale, alla grandezza e al numero, per definire lo status sociale della persona che lo indossava e di tutta la sua famiglia. Per tutta questa serie di motivi, questo gioiello atipico, se così lo si può definire, della tradizione sarda, veniva tramandato di madre in figlia, non solo con lo scopo di tramandarne il valore protettivo e benaugurale, ma anche quello materiale, frutto delle abili mani degli orafi isolani, in grado di lavorare minuziosamente la filigrana e di dar vita a questi piccoli capolavori. Tutt’ora questi gioielli vengono prodotti e adattati all’epoca moderna, utilizzati spesso come ciondoli. ...
Leggi di piùLe preghiere ufficiali della chiesa in lingua sarda e quelle popolari contro le cogas
di Gian Piero Mura _________________________________ In Sardegna abbiamo due tipi di preghiere, che nei secoli sono state tramandate oralmente: quelle ufficiali della Chiesa e quelle, invece, che sono espressione della religiosità popolare. Tra le prime possiamo annoverare le seguenti, promulgate nel 1695 da don Francisco de Sobrecasas, arcivescovo di Cagliari dal 1689/1698 (1): BABU NOSTU Babu nostu, chi ses in celu, siat santificadu su nomini tuu, bengiat a nosu su regnu tuu, siat fatta sa voluntadi tua, cumenti in celu e aici in terra, su pani nostu de ognia dì dainosiddu oi, e perdonanos is peccadus nostus, cumenti nosaterus perdonaus a is depidoris nostus, e no nos lassis arruiri in sa tentatzioni, ma libera nos de mali. Amen. DEUS TI SALVIT MARIA Deus ti salvit Maria prena de Gratzia, su Segnori est cun tegu, benedita tui inter totu is feminas, e benedetu su frutu de sa entri tua Jesus. Santa Maria, Mama de Deus, prega po nosaterus peccadoris, immoi e in s'ora de sa morti nosta. Amen. CREDU Creu in Deus Babu onnipotenti, creadori de su celu e de sa terra, e in Jesu Cristu Fillu suu, unicu Segnori nostu. Chi est conceptu de su Spiritu santu. Nadu de santa Maria Vergini. Passionadu sutta Pontziu Piladu. Crucificadu, mortu e sutterradu; caladu a su Inferru e a su terzu dii resuscitedi de inter is mortus, arcedi a is celus e seidi a sa destera de Deus Babu omnipotenti. De inì at a beniri a juigari is bius e is mortus. Creu in su Spiritu santu e in sa santa Cresia Catolica, sa comunioni de is Santus, sa remissioni de is peccadus, sa resurretzioni de sa carri, sa vida eterna. Amen. DEUS TI SALVIT REGINA Deus ti salvit Regina, Mama de misericordia, vida e dultzura e isperantza nosta. Deus ti salvit, a ti lamaus is bandidus fillus de Eva, a ti suspiraus gemendi e prangendi in custa valli de lagrimas. Hea aduncas advocada nosta, bolta a nosu cuddus ogus tuus misericordiosus e apusti custu desterru, amostanos a Iesu, frutu beneditu de su ventri tuu, o misericordiosa, o piadosa, o dulci sempiri Virgini Maria. Amen. Tra le preghiere contenute nelle “Constituciones Synodales” di don Francisco de Sobrecasas, - un vero e proprio catechismo in lingua sarda- il “Deus ti salvet Maria” (traduzione fedele dell'incipit dell'Ave Maria in spagnolo “Dios te salve Maria”) sarà quella destinata ad avere vita più lunga, dal momento che, dopo 327 anni, viene ancora cantata tale e quale durante le processioni solenni. Ben più numerose e antiche di queste, e più coerenti con la lingua correntemente parlata quotidianamente, sono invece le preghiere nate dalla religiosità popolare, alcune delle quali ascrivibili al Medioevo. Oggi ci soffermeremo su quelle recitate dai nostri nonni per tener lontani i demoni e le cogas, iniziando con il “Santu Sisinni Sinnai”, un'invocazione al valoroso Santu Sisinni (San Sisinnio) di Leni, (villaggio scomparso nel contado di Villacidro) che lottò con il demonio e lo sconfisse: SANTU SI ...
Leggi di più