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San Gavino, i pastori donano un elettrocardiografo all’ospedale
di Gian Luigi Pittau ___________________ Venire incontro alle esigenze dell’ospedale e dei suoi operatori con un gesto di grande generosità. Così un nutrito gruppo di pastori sardi, che si sono trasferiti da tempo nel Medio Campidano, nell’Oristanese e nel Sulcis, hanno donato un elettrocardiografo all’ospedale “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino Monreale. «In questo modo - spiega Gianfranco Delogu, primario del reparto di cardiologia del nosocomio - i pastori hanno compiuto “Sa paradura”, un’antichissima tradizione che rientra nei gesti di solidarietà ancestrale e che le antiche comunità praticavano costantemente per sopperire alle avversità improvvise. Gli allevatori hanno chiesto a noi come potevamo aiutarci e l’elettrocardiografo è stato collocato al piano terra dell’ospedale (finita l’emergenza sarà sistemato in cardiologia) nell’area in cui ci sono i pazienti sospetti e in cui prima c’era l’ortopedia. Le persone ricoverate rimangono in quest’area fino all’esito del tampone: se è negativo vengono ricoverate in ospedale a San Gavino, se è positivo vengono poi assistite ugualmente». Per il primario di cardiologia si tratta di un grande gesto: «In questi tempi di pandemia - aggiunge Gianfranco Delogu - è commovente vedere come queste tradizioni rimangano vive anche al di fuori dei confini del mondo agropastorale. Gli allevatori, provenienti da Tonara, Desulo e da altri centri, si sentono parte della comunità e hanno gentilmente donato quest’elettrocardiografo a sostegno di tutti: ne faremo un buon uso». ...
Leggi di piùAndrà tutto bene, forse
di Edmunduburdu ________________________ Intanto qualcosa è andato storto. Se n’è accorto anche Johnson, che è stato beccato, ne è uscito e ha cambiato atteggiamento. E ora non esageriamo con gli applausi a uno come Trump che pensa di sapere tutto, o quasi, tant’è vero che, in barba agli specialisti, ha ritenuto suggerito siringate di disinfettanti per stroncare il coronavirus, ignorando i benefici che si potrebbero trarre con l’uso dei diserbanti o della candeggina con i quali si otterrebbero gli stessi risultati. La colpa dei milioni di contagi che dilagano, lui crede, è della Cina che ha inventato il virus e per la quale qualsiasi metodo è buono se consente di ottenere il controllo dell’economia mondiale. Ogni giorno ne sentiamo di cotte e di crude, continuiamo a lavarci mani e piedi e siamo pronti a tornare al lavoro, a bere un caffé al bar e a fare qualche passeggiata per scaldare le ossa. Annoiati o impauriti dal covid 19, dalle restrizioni e dai consigli di specialisti e politici, abbiamo sentito la mancanza della Greta, che con i suoi ha piastrellato di cartelli un’intera piazza ricordando che di Terra ce n’è una sola, e pure delle Sardine che richiamano ai più elementari concetti di etica comportamentale. Come anche il Papa, che chiede il superamento dei preconcetti legati a religioni, culture e etnie diverse, temi che chi bada solo ai propri vantaggi rifiuta. Vediamo un mondo sempre più in mano al potere economico con la disparità sociale che aumenta e abbiamo il terrore che questa peste ci porti alla miseria totale. In altri tempi, per esempio nel corso degli ultimi anni del fascismo, quando la fame colpiva con violenza, in sos muntonarzos sos desamparados, come cantano ancora i Tazenda, andavano a cercare un qualcosa per saziare la fame, e c’era chi raccoglieva pure le bucce di patata che poi venivano lavate per recuperarne quella parte di polpa che vi era rimasta attaccata. Una cosa tragicamente normale. E si andava nelle campagne, quelle recintate, ma guai a superare s’ecca o le siepi di ficodindia quando c’era il proprietario, e nei campi aperti o su colline e monti per cercare, a seconda delle stagioni, asparagi, funghi, gureu’e satu e la loro cuguzua, coste selvatiche, tarassaco e cicorie varie, e poi, con l’avanzare delle stagioni, le more, perché i rovi crescevano ovunque o fungevano da siepi, e pure i piccoli e duri frutti dei peri selvatici che maturano all’inizio dell’autunno, o i corbezzoli. L’estate non offriva molto, neppure nei campi coltivati dove si potevano raccogliere, previo accordo con il proprietario sulla divisione in parti uguali, le spighe del grano cadute durante la mietitura, e nelle aie, dove i buoi o il cavallo avevano girato in tondo ore e ore per spezzare il fieno, per recuperare i chicchi rimasti tra la sabbia. Tutto oro per gli affamati disponibili a fare qualsiasi cosa, mentre chi non aveva un campicello né un lavoro e trascinava i giorni immerso nella solitu ...
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