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"L'ultimo pizzaiolo", un documentario di Sergio Naitza

di Marcello Atzeni Al cinema “Greenwich”  a Cagliari, ieri mattina un ‘anteprima per la stampa. È stato proiettato “L’ultimo pizzaiolo”,  un documentario di Sergio Naitza, prodotto da Karel. La prima assoluta sarà al “Sardinia film festival”, martedì 25 giugno, alle 18,30 al Palazzo di città- Teatro civico, a Sassari. In 52 minuti il regista “costringe” gli spettatori a fare i conti con il passato. Un’ora scarsa di immagini di vecchi cinema: serrande abbassate, manifesti sbranati dalla voracità del tempo, anziani proiettori e vetuste cabine di proiezione. Sale chiuse come se fosse ieri e altre chiuse avanti ieri, dove abitano ancora i sibili delle pallottole, gli schiocchi dei baci, il fragore delle risate, l’odore delle lacrime e il sapore strano della vita che è scappata fuori dai cinema, ma che rimane lì dentro. Incerta tra il sonno, la nostalgia, la stanchezza e la meraviglia che ha accompagnato gli ultra quarantenni. [caption id="attachment_44431" align="alignleft" width="600"] Guspini. Cinema Pusceddu[/caption] “L’ultimo pizzaiolo” ci accompagna attraverso le sale “ Due Palme” e “ Alfieri” di Cagliari, “Ariston” e “Quattro Colonne” di Sassari, “ Olimpia” di Iglesias, “Moderno” di Sant’ Anna Arresi, “Verdi” di Domusnovas, “Nuovocine” e “Garibaldi” di Villacidro, “Pusceddu” di Guspini, “Tre Campane” di Lunamatrona, “Costantino” di Macomer, “ Iris” di Assemini, “Vittoria” di Uta, “Astor” di Villasor, “Italia” di Dorgali, “Splendor” di Arzachena, “Astra” di Olbia e “ Smeraldo” di Jerzu. Il film si snoda seguendo le parole, gli sguardi e gli occhi umidi di quattro protagonisti: Mario Piras, operatore del Cine Olympia di Cagliari; Luciano Cancedda, proiezionista del “Moderno” di Monserrato; Dante Cadoni, del cinema “Garibaldi” di Villacidro e Pino Boi, “figlio del cinema” come si definisce. Naitza dà loro voce. Parlano i loro ricordi, mentre le immagini di Luca Melis ingabbiano strutture una volta templi della settima arte, oggi tempi di polvere, erbacce, teloni squarciati, sedili lignei divelti o poltroncine azzurre, dove i clienti fissavano lo schermo. Naitza scrive e dirige, Luca Melis inquadra. e Davide Melis monta rotoli di fotografia. Le musiche di Arnaldo Pontis,  elettroniche e dunque moderne, volutamente moderne, mitigano la nostalgia, evitano gli eccessi melensi, ma le voci e le immagini rispediscono lo spettatore nella sua gioventù: sono preponderanti, devastanti per la loro bellezza. Sui titoli di coda, entra in scena “ Signora illusione”, una canzone della grande Lia Origoni (sarda, oggi centenaria). “L’ultimo pizzaiolo” documenta quasi tutte le ultime sale  presenti in Sardegna. Le altre, nel frattempo sono diventate supermercati, negozi di scarpe, bar, pizzerie, scantinati, palazzi. Le ruspe lì, già da parecchi lustri, hanno sepolto la storia. Naitza con questo lavoro salva l ...

I rituali per la festa di San Giovanni e solstizio

di Francesca Murgia I giorni compresi tra il 21 ed il 24 giugno, sono quelli più lunghi dell'anno: le ore di luce sono maggiori rispetto a quelle di buio e fin dai tempi più remoti, in quel periodo si festeggia il solstizio d'estate. La Sardegna è ricca di rituali precristiani che, nonostante il tempo che scorre, le dominazioni e le religioni che hanno cercato di estirparli, ancora oggi vengono praticati e tramandati alle nuove generazioni in varie comunità dell'isola. La festa di San Giovanni, celebrata anche nel resto dell'Italia il 24 giugno, era in origine una celebrazione pagana, poi cristianizzata dalla Chiesa. Ma cosa accade di speciale in  quei giorni? Pare che il fenomeno astronomico del solstizio sia ricco di influssi benefici sugli esseri umani, sulle piante, il fuoco e l'acqua. La Luna, così come ha il potere di dominare le maree, invia sulla Terra un alone luce magica, che dona energia, allontana le negatività e trasferisce alle erbe, all'acqua e al fuoco, stupefacenti proprietà terapeutiche e profetiche. Anticamente era usanza che le donne si recassero in campagna all'alba per cogliere le erbe conosciute come terapeutiche e apotropaiche nel momento in cui il sole più lungo dell'anno baciava la rugiada che le ricopriva. Quelle che non potevano mancare, alle quali veniva attribuito anche il potere di allontanare le Parte di esse veniva essicata e conservata per la preparazione di oli, unguenti, infusi e decotti medicamentosi da utilizzare nel corso dell'anno. Alcuni mazzetti venivano appesi a protezione della famiglia, per scacciare streghe e demoni. Alcune erbe venivano usate per pronosticare il futuro: la notte precedente alla festa, le ragazze nubili ne sceglievano una e le legavano un nastro intorno, chiedendo se si sarebbero sposate entro l'anno. Se al mattino trovavano un insetto sull'erba, l'esito era positivo ed in base all'insetto potevano predire anche il mestiere del futuro marito. La sera del 23 le erbe, in numero dispari, venivano spezzettate, immerse in un catino pieno d'acqua e si chiedeva mentalmente una grazia. Il catino veniva lasciato all'aperto per tutta la notte, sotto la luna a “selenare”. Al mattino l'acqua era profumatissima e veniva utilizzata per lavarsi il viso ed il corpo: era noto che grazie agli influssi lunari e alle proprietà delle erbe, avesse acquisito poteri magici, curativi e che prevenisse i mali. Altre erbe avrebbero formato i mazzetti che da scambiare nel corso del rituale del comparatico. Dopo aver recitato in coro: “Gomay, Gomay, Gomays de froris, Gomays de Deus, Gomays seus po cantu biveus” si diventava “Gomays de froris” e il legame di amicizia sarebbe durato per tutta la vita. Anche il fuoco era protagonista dei riti di comparatico. Nella notte venivano accesi  dei falò e uomini e donne che volevano unirsi divenendo compari e comari, saltavano il fuoco tenendosi per mano. In alcuni casi le mani erano legate insieme da un nastro o tenevano insieme un faz ...

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