Approfondimenti
di Maurizio Onidi
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La Gazzetta del Medio Campidano da sempre ha voluto raccontare e mettere in evidenza le storie di quelle persone che, nei nostri paesi, si sono distinte attraverso iniziative imprenditoriali, sociali, del mondo della scuola, dello sport e di altri ambiti.
Ancora una storia da raccontare come “L’arcobaleno dei sapori” di Diana Sitzia di Arbus, sesta storia della raccolta della nostra nuova iniziativa che mira a raccontare come giovani imprenditori e imprenditrici del territorio hanno potuto realizzare una attività imprenditoriale, grazie anche alla collaborazione e ai finanziamenti del Gal Linas Campidano.
Ci racconti la sua storia?
«Con molto piacere. Per anni ho lavorato nel campo della produzione di abbigliamento sportivo, a Parma e nella sede staccata in Romania, ricoprendo ruoli di responsabilità e gestione. Ho fatto una esperienza straordinaria lavorando come cuoca personale per una famiglia nobile, nelle residenze di Torino, Parigi e Ginevra. Dopo aver avuto due figli ed essermi “arrangiata” a fare diversi lavori saltuari ho creato la mia attività».
Perché “L’arcobaleno dei sapori” e come nasce il progetto imprenditoriale?
«L’arcobaleno dei sapori nasce nella mia cucina domestica, adeguata alle vigenti norme igienico sanitarie, con le attrezzature professionali e gli impianti necessari. Un vero e proprio mini laboratorio casalingo. Questa formula dà il vantaggio di non avere tra le spese mensili, già tante per una piccola impresa, il canone di locazione per il laboratorio. L’idea scaturisce dall’esigenza di crearmi un ’attività, reinventarmi in una nuova professione visto che le esperienze acquisite negli anni precedenti non mi davano l’opportunità di metterle a frutto in Sardegna. Mi son dovuta cucire addosso la mia attività, come un vestito su misura. Lavorare, avere un reddito senza tralasciare i miei doveri familiari, i figli, la famiglia, i mille impegni che ogni mamma lavoratrice conosce bene, quelli per cui tante donne sono costrette a rinunciare a una propria situazione lavorativa. Ho associato l’esperienza di tipo manageriale, acquisita in una grande azienda del nord, alla cucina che nel frattempo ho coltivato come passione. Mi sono preparata, ho fatto dei corsi, ho studiato ogni possibile azione per portare avanti il progetto, realizzare il business plan per poter partecipare al bando Gal che mi ha permesso, alla fine, di finanziare il mio progetto».
Un percorso tortuoso?
«Il percorso non è stato né breve né semplice. C’è stato di mezzo anche il covid e le restrizioni, rallentamenti e impedimenti di varia natura ma, nonostante tutto, sono soddisfatta e motivata a portare avanti quelle che sono le mie idee e le mie convinzioni. La possibilità che ho avuto con il finanziamento del Gal non volevo perderla e ho lottato in tutti i modi per non buttarla via e farla fruttare. L’aver vissuto al nord e all’estero per lavoro mi h ...
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