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Coronavirus in Sardegna: 2.013 i nuovi positivi e sette decessi

Oggi, mercoledì 30 marzo, in Sardegna si registrano 2.013 nuovi casi di positività al Covid (di cui 1.663 diagnosticati da antigenico). Sono stati processati in totale, fra molecolari e antigenici, 11.799 tamponi con un tasso di positività al 17,06 per cento. I pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva sono 22 (-1) e quelli  in area medica  331 (+ 6). 30.159 sono i casi di isolamento domiciliare (-382). Si registrano 7 decessi: una donna di 85 anni e un uomo di 70, residenti nella Città Metropolitana di Cagliari; una donna di 97 anni e un uomo di 86, residenti nella provincia di Oristano; un uomo di 81 anni, residente nella provincia di Sassari; una donna di 95 anni e un'altra persona, residenti nella provincia di Nuoro.   ...

Sa cocioba imbriaga, le ricette di Marceddì in rima cucinata e baciata (e mangiata)

di Paolo Salvatore Orrù ______________________________________   “Marceddì è la poesia che non riesco a tradurre in versi”, ha detto Simona Pau autrice di un libro di ricette di mare – Marceddì: sa pingiada de mari. Contus de mandiaris, de pisca e de piscadoris” – che va prima va letto, poi sperimentato in cucina. Per Simona il piccolo borgo che si affaccia sulla laguna di Marceddì (frazione di Terralba) è rifugium, luogo del cuore, ma ultimo baluardo di ricette dimenticate.  “Allegra e malinconica, colorata e grigia, è una borgata dall’anima tormentata che riesce a donarmi pace, uno di quei luoghi che ti abbracciano e ti fanno sentire a casa anche se sei straniero. Per me è una combinazione di memorie, odori e suoni”, ha spiegato. Da questo groviglio di sentimenti, l’esigenza di regalare ai lettori un universo di simboli e sapori. E risonanze: “Questo accade”, secondo la scrittrice, “nella ricetta de sa cocioba imbriaga, quando le arselle vengono tuffate nell’acqua riproducendo le stesse sonorità della laguna da cui provengono”. Per dipingere questo quadro, la Pau ha scelto il sardo. Nessuna altra lingua, “altrimenti”, sarebbe stata capace di cogliere l’anima della borgata marina. “La sua immediatezza, la sua ricchezza espressiva, il suo graffio sono stati fondamentali affinché non venisse meno il carattere del luogo”. Il sardo, dunque, come lingua madre nonché veicolo comunicativo normale “in un mondo che ha visto il suo il suo declassamento a dialetto”. Parole che farebbero felice il grande Francesco Casula. Se si desidera associare il binomio Marceddì-lingua sarda a un’immagine, “la prima figura che si presenta davanti a miei occhi è quella di un passo a due, in cui i due interpreti, la borgata e la lingua, dopo l’adagio eseguito insieme, ballano da soli per poi ricongiungersi nelle pagine del mio libro”, commenta la scrittrice, presentando il libro nato grazie al contributo sulla “Tutela Minoranze Linguistiche storiche” della Regione Autonoma della Sardegna (L. 482/99, artt. 9 e 15 – L.R. 6/2012, art. 13, comma 2 – L.R. 22/2018, art. 10, comma 4 e 5) e fortemente voluto dal Sindaco del Comune di Terralba Sandro Pili e dall’Assessora alla Cultura Giulia Maria Elena Carta. Simona Pau non balla da sola. “Perché Marceddi e la sua laguna? A differenza di tanta parte dei miei compaesani non ci ho mai vissuto, neanche d’estate. Ho iniziato a frequentare questi luoghi sporadicamente e non è mai scattato il colpo di fulmine, ma ogni volta che ci bazzico mi trasmettono sensazioni, stimoli e riflessioni che poi restano impressi. Il lavoro svolto con Simona è stato un esempio quasi paradigmatico di ciò. Tutte le interviste che abbiamo raccolto sul campo hanno contribuito a modificare la percezione che ho sempre avuto di questi posti”, ha spiegato il curatore del libro Alessandro Cauli, cogliendo aspetti che spesso in un libro di ricette non vengono considerate. “ ...

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