Samassi: Ignazio Cara, da ragazzo discolo alla sua crescita personale
Un viaggio che ha richiesto determinazione impegno e forza di volontà; un’esperienza intensa e profondamente significativa di un giovane figlio di un agricoltore esigente ed innovatore. Una storia semiseria raccolta di fronte a un fiasco di malvasia. ________________________ di Fulvio Tocco _____________________ La Sagra del Carciofo, oltre che richiamare la connessione con la terra e le radici culturali, è un evento che richiama il buon cibo e la tradizione. Ma ascoltare gli agricoltori durante i momenti conviviali aggiunge un valore unico all'esperienza: ogni racconto è un frammento prezioso di vita vissuta, impregnato di ironia, saggezza e autenticità. Ecco il racconto di Ignazio Cara PREMESSA Prima di raccontarti alcuni episodi che hanno segnato la mia gioventù lasciami spendere due parole sulla Sagra del Carciofo che festeggiamo in paese. Per noi samassesi la Sagra, nata nel 1986, è un momento speciale per celebrare il duro lavoro e la passione che gli operatori agricoli mettono nella coltivazione di questo straordinario prodotto. Ormai la Sagra è un evento radicato nella tradizione e nel cuore della comunità! Mi piace pensare come una ricorrenza dedicata a un prodotto della terra possa diventare un'occasione per esprimere gratitudine verso il lavoro agricolo, ma anche per unire le persone attraverso cultura, sapori e convivialità. Un modo per rendere visibile la laboriosità e il senso di accoglienza della nostra comunità: questo evento, infatti, ha creato negli anni legami profondi e reso onore al territorio. Questa connessione profonda tra il territorio e le persone è qualcosa di davvero speciale che è giusto valorizzare. Onore al merito di chi si rende disponibile per seguirne tutti gli aspetti organizzativi. IL RACCONTO DI IGNAZIO CARA Per volontà di mio padre, una persona con un forte carattere, ho iniziato a svolgere lavori in campagna all’età di 14 anni. Il mio insegnante sul campo fu tziu Efisinu Cabiddu. Da subito zappavo i carciofi e facevo di tutto; si lavorava per tante ore al giorno. Questo tipo di fatica, "da sole a sole," rispecchia un passato di grandi sacrifici. Mio padre dopo che mi fece fare un po’ di pratica, seguendo i suoi suggerimenti, mi mise subito ad arare i campi con un aratro trainato da un cavallo. Ricordo che non era semplice, ma ripeto, non c’era attività agricola che mi fosse preclusa. Le lunghe giornate di lavoro nei campi sotto il sole non le dimenticherò mai. Però devo dirti che quei sacrifici mi sono stati utili per accrescere la mia professionalità e la passione per la terra: lavorare la terra richiede grande impegno ma nel contempo regala anche immense soddisfazioni. UN PADRE INSTANCABILE Mio padre, oltre al lavoro dei campi, si occupava della vendita dei prodotti agricoli anche per altri agricoltori. Svolgeva la funzione del cosiddetto “mediatore”: questa attività gli consentiva di uscire dalla Sardegna per seguire i mercati ortofrutticoli all’ingrosso più ...
Leggi di più