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Villacidro, arrestati un disoccupato e un pensionato per detenzione di sostanze stupefacenti

Questa notte e fino alle prime luci dell'alba i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Villacidro, unitamente ai colleghi della Stazione di Gonnosfanadiga, nel corso di un servizio mirato al contrasto allo spaccio  di sostanze stupefacenti, hanno eseguito perquisizioni personali e domiciliari nella Via Asproni. Le attività condotte con l'impiego di dieci militari hanno portato all'arresto in flagranza di R. D., 44enne, disoccupato di Villacidro, e di V. F., 67enne, pensionato di Villacidro, per detenzione di sostanze stupefacenti. I carabinieri, che monitoravano i movimenti nella via Asproni già da diversi giorni, durante la notte hanno dato il via al blitz che ha avuto inizio con la perquisizione personale di R. D., che è stato trovato in possesso di alcuni grammi di marijuana. Le successive perquisizioni effettuate nell'abitazione dell'uomo e presso la casa di V. F. hanno consentito di recuperare: 2 kg. di marijuana in parte sfusa e in parte in confezioni sottovuoto; 17 contenitori in vetro contenenti essenza di marijuana e alcol; 14 dosi di hashish; 5 dosi di cocaina; 3 bilancini di precisione; materiale vario per il confezionamento e sostanze da taglio; 900 euro probabile provento dell'attività di spaccio. Allo stato attuale non risultano collegamenti tra i due uomini. ...

Le donne di Pabillonis protagoniste nella produzione di pingiadas e tianus

di Dario Frau ________________________ L’ “industria o manifattura delle pentole” coinvolgeva una moltitudine di persone. Quasi tutte le famiglie ruotavano intorno a questa attività. Oltre i tornianti, il personale addetto ai forni, al trasporto dell’argilla e della legna per la cottura dei prodotti di terra, un settore importante era rappresentato dalla commercializzazione delle pentole. Per soddisfare la richiesta del mercato isolano e rifornire le famiglie di questi indispensabili utensili da cucina una buona parte della comunità pabillonese era mobilitata e organizzata nel settore della vendita: addirittura anche i bambini erano coinvolti e racimolavano qualche soldo poiché raccoglievano su “preimentu” il materiale vegetale indispensabile per l’imballaggio delle pentole durante il trasporto, che avveniva,  sia con i carri che con le corbule in testa o con i sacchi portate dalle donne, nei vari paesi della Sardegna. Tutti lavoravano e le donne avevano una parte preponderante nel settore delle vendite poiché rappresentavano, insieme ai is carrettoneris, (i venditori con i carri), il punto di riferimento di un commercio che ruotava intorno all’intraprendenza di decine di madri di famiglia e di ragazze: per certi versi, una forma di emancipazione del lavoro femminile in Sardegna per quei tempi. Quando si fa l’analisi e si mette in risalto la peculiarità di questa industria non si pensa all’importanza che hanno avuto  queste donne nell’intero ciclo di produzione, poiché esse  rappresentavano un anello essenziale della vendita del prodotto. Se per quanto riguarda il passato si hanno  sporadiche notizie di questa forma di commercio, testimonianze più consistenti si hanno delle vendite riguardanti gli anni trenta, quaranta,  cinquanta e sessanta, del secolo scorso. Il racconto orale dei figli che hanno vissuto nelle proprie famiglie questa forma di attività,  svolto dalle loro mamme e dai loro padri, rappresenta un prezioso contributo per ricostruire questa attività economica. In paese erano numerose le donne impegnate in questo tipo di commercio: almeno una quarantina,  secondo le testimonianze raccolte, sia orali sia scritte,  in quaderni che i pentolai elencavano minuziosamente indicando la quantità, il prezzo delle pentole consegnate. Il sistema era collaudato. Un gruppo di donne, (tre o quattro), per lo più madri di famiglia, si recavano dagli imprenditori del paese, (i più importanti in questo periodo, anni trenta, quaranta e cinquanta e sessanta, erano Peppi Piras, Giovanni Caboni, Giovanni Floris, ma c’erano anche quelli piccoli, con un laboratorio a conduzione familiare, Luigino Steri, Tigellio Lisci, Antonico Pinna, Giovanni Vinci, Enrico Casula e Antonio Peppe Grussu, e acquistavano alcune cabiddadas di pingiadas (pentole) e di tianus (tegami) per poterli vendere nei paesi vicini e qualcuno anche lontani. L’imprenditore dava la merce su fiducia: le donne avrebbero pagato dopo che ...

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