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Domani al castello sarà presentato il documentario “ Non ne parliamo di questa guerra” di Fredo Valla

Domani, giovedì 13 dicembre alle 17, a Sanluri nel Castello- Museo Risorgimentale Duca d’ Aosta, verrà presentato il documentario “Non ne parliamo di questa guerra” di Fredo Valla, che sarà presente in sala. L’opera del regista piemontese, vede con occhio critico l’incubo della Grande guerra, di cui quest’anno ricorre il centenario della fine. La serata verrà realizzata grazie alla collaborazione tra il Comune di Sanluri, la cooperativa che si occupa della gestione del maniero e la Società Umanitaria Cineteca Sarda. L’ingresso è gratuito. Marcello Atzeni ...

Emozioni e disperazione

Vi sono delle competenze emotive che se ben gestite, permettono ad ogni individuo di tendere a una vita sociale e professionale serena che permetta un corretto e sano sviluppo psico-fisico. Il concetto stesso di benessere sociale ci stimola a ricercare relazioni sociali soddisfacenti e ad avere un nostro ruolo attivo nel funzionamento del tessuto sociale cui apparteniamo. Per competenze emotive ci riferiamo sia a quelle intrapersonali (autocontrollo, senso di realtà, resilienza, autostima, temperamento, mappe mentali, porsi obiettivi ecc) che interpersonali (tolleranza, spirito di gruppo, umiltà, empatia, motivazione, cooperazione, rispetto, accoglienza ecc). Il rovescio della medaglia del benessere sociale ipotizzato da numerosi studiosi è che di contro, se non vi è soddisfazione e stimoli adeguati e maturi a livello sociale, anche la salute psichica degli individui più a rischio potrebbe risentirne; per individui a rischio intendiamo minori, anziani, in generale le vittime di soprusi, abusi o violenze fisiche/ psichiche. La reiterazione e l’esposizione prolungata a situazioni di disagio e povertà intellettuale o emotiva può però portare a condizioni psichiche di disagio a carattere depressivo e di grado negativo, disagi che i colleghi angloamericani hanno racchiuso sotto due parole emotivamente significative:  hopelessness (pessimismo) e helpness (o helplessness, dalla semplice incapacità di chiedere aiuto agli altri alla totale impotenza e rinuncia degli obiettivi desiderati). La Hopelessness Depression (HD), ad esempio, è un sottotipo di depressione che si distingue dalle altre forme di depressione non in base ai sintomi, ma alle cause profonde e arcaiche che la determinano. Con questa forma di depressione, detta appunto hopelessness depression (Abramson, Metalsky ed Alloy, 1989) la persona è convinta di non avere speranza, né di poterla avere in futuro, pensa che gli eventi siano assolutamente negativi e di non essere in grado di fare nulla per modificare la situazione, si aspetta che risultati (o eventi) molto desiderati non si verifichino e/o che risultati (o eventi) molto dannosi si verifichino e che nessuna risposta possa impedire questi accadimenti, per cui si sente disperata, senza via di soluzione. Nei casi più gravi, questa patologia se non riconosciuta e trattata, può portare a suicidio o ripetuti tentativi nell’arco della vita; come prevenzione, prima ancora che a scuola, è importante che già in famiglia il bambino sia sostenuto e incoraggiato in caso di fallimento; umiliarlo, spronarlo con frasi adulte e comprensibili in età più avanzate, dopo esperienze accumulate nel tempo e dopo aver esplorato il mondo non certo a 3/4 anni, severità che può solo danneggiare un’autostima ancora in formazione a quell’età. CORRELAZIONE POSITIVA La remissione da adulto avverrà sia in risposta ad un evento positivo, che ridarà speranza alla persona (farà venir meno  la condizione hopelessness),  sia  in ...

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