Villamar, “Baini School day”: una giornata didattica che ha unito tutti ragazzi dei plessi della scuola secondaria
di Simone Muscas ________________________________ Si è svolto a Villa Verde, lo scorso 18 maggio, un evento che ha visto protagonisti i ragazzi di tutti i plessi della scuola secondaria di Villamar. Nel corso della giornata circa trecento ragazzi, i loro insegnanti e i volontari di numerose associazioni hanno dato vita, nella preziosa cornice della località del bosco di Mitza Margiani a Bàini (nome in lingua sarda di Villa Verde), a un evento durante il quale, attraverso diverse attività, si è condiviso lo spirito di gruppo di una scuola che, per la sua estensione, è frammentata in tanti plessi e ha ovvie difficoltà a organizzare momenti di incontro fra le comunità. La preparazione della giornata è stata portata avanti dal dirigente, Roberto Scema, insieme agli insegnanti dell’istituto: «L’iniziativa - spiega il dirigente scolastico - è venuta fuori lo scorso settembre quando i docenti di alcuni dipartimenti laboratoriali (musicale, artistico e sportivo ndr) si sono proposti per allestire quest’evento con lo scopo principali di mettere assieme i ragazzi dei tanti plessi dell'istituto comprensivo di Villamar. L’obiettivo è stato quello di dare un segnale di socializzazione e di ripresa dopo gli anni bui del Covid. L'idea, ancora in fase embrionale per tutto lo scorso autunno, si è pian piano sviluppata sino a quando, alla fine dell'inverno scorso, è stata messa a punto in maniera più specifica. Si è stabilito di articolare la giornata in cinque laboratori: uno artistico, uno musicale, uno storico e archeologico (nell’area di “Bruncu e s'ommu”), uno naturalistico - ambientale e uno motorio sportivo, quest'ultimo affidato al Soccorso Alpino. Il saggio musicale della scuola di Lunamatrona è stato unito a uno spettacolo dj set, fra l’altro tenuto da un ex alunno del comprensivo di Villamar». Fra le curiosità presenti anche un’ape letteraria, un esemplare del mezzo a tre ruote utilizzato normalmente per trasportare piccoli carichi, che è stata trasformata in una piccola biblioteca itinerante. I trecento ragazzi sono stati divisi in tanti sottogruppi al fine di permettere a tutti di partecipare a ciascun laboratorio. A fine giornata un soddisfatto Roberto Scema ha analizzato quella che per tutti è stato un esperimento ben riuscito: «Gli aspetti che più di tutti mi hanno emozionato sono stati: il senso di comunità scolastica, il grande rispetto mostrato dai nostri ragazzi per l'ecosistema bosco; la gioia e l'energia che si è sprigionata per tutto il giorno e, infine, l'alto livello di inclusività delle attività svolte». E proprio in un contesto del genere non sono mancati i ringraziamenti da parte dello stesso dirigente: «Grande merito lo ha senz’altro la visionarietà dei docenti del dipartimento “artistico, musicale e motorio”, che hanno progettato e costruito la giornata oltre che averne curato due laboratori e il saggio musicale. Ringrazio poi tutti i docenti che, dando la loro disponibili ...
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di Roberto Loddi de Santu 'Engiu Murriabi _____________________________ [caption id="attachment_51089" align="alignleft" width="160"] Roberto Loddi[/caption] Il finocchietto selvatico, originario del bacino mediterraneo è una pianta aromatica che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere e il cui nome botanico è, Foeniculum Vulgare. Del finocchietto si hanno notizie vetuste di circa tremila anni, pianta della quale gli Assiri-Babilonesi e gli atleti greci consumavano i semi per mantenere stabile la massa corporea. La stessa usanza la praticavano i soldati e i gladiatori dell’antica Roma per aumentare la forza fisica e il valore agonistico nei combattimenti, nelle loro convinzioni inoltre ritenevano che il finocchietto potesse migliorare la vista. Pianta aromatica molto utilizzata nella tradizione del Montefeltro nelle Marche, in tutta l’area Mediterranea, nel centro Italia, sud, Sicilia (famosa è la pasta con le sarde al finocchietto, che è una vera prelibatezza) e in Sardegna, dove cresce nei luoghi aridi ed assolati, nei terreni incolti, nelle scarpate sassose e ai margini delle strade. Infatti, anche in Sardegna il finocchietto cresce dappertutto ed è molto impiegato per aromatizzare tantissime preparazioni della cucina isolana sin da tempi lontani, perché la sua fragranza si sposa bene con carne e pesce, viene impiegato per aromatizzare conserve, olive in salamoia, sott’oli, sottaceti e con fave lesse, faa sarda, fae ribisari, faa a sa sciutta, panadas, focacce di agnello con favette e altri ingredienti e tanto altro ancora. Del finocchietto in sostanza si utilizzano tutte le parti, sia fresche, sia essiccate, anche se in realtà vegeta tutto l’anno. Il suo profumo ricorda quello del finocchio, piacevole e tenue, di sapore bilanciato tra l’acre e il soave e ha i gradevoli sentori di freschezza delle aromatiche appena colte. Il suo aroma era in grado di mascherare e coprire l’odore della carne bruciata e quindi di purificare idealmente le anime dei condannati. Gli antichi romani amavano il vino buono (si fa per dire), cui attribuivano anche delle capacità medicamentose. Le migliori annate erano sempre presenti sulle tavole dei patrizi, mentre la plebe si doveva accontentare di poche e sporadiche bevute a poco prezzo ai, thermopolia, le vinerie dell’epoca, dove l’oste “marpione” prima di mescere il vino, offriva loro garbatamente dei rametti di finocchietto selvatico. Questo stratagemma aveva il potere di nascondere le imperfezioni della bassa qualità del vino, ingannando così il palato degli ignari clienti, forse da lì è nato il termine “infinocchiare”. Poi c’erano i romani frequentatori abituali di, tabernae, dove venivano servite ciotole di semi di finocchio insieme al mulsum, l’aperitivo di allora, il quale era aromatizzato con miele, petali di rose e violette. Lo stesso espediente di servire agli avventori delle osterie pane al finocchio o semi di finocchio da masticare durante la consumazione de ...
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