Tredicesima stazione “…eloì, eloì, lemà sabactàni?... Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?'”
di Sandro Renato Garau _____________________________ Il frastuono provocato dalla della Via Crucis, svoltasi al Colosseo venerdì Santo, potrebbe essere considerata una questione che riguarda solo i cattolici. Non è così nella sostanza. La forma può essere manipolata usata a seconda di chi ne parla o scrive. Il sentimento e la condivisione no! Chi ha sentito parlare di vangeli e di storia della Chiesa, sa che spesso il messaggio di Gesù è stato distorto, utilizzato e strumentalizzato in ogni epoca. Venerdì Irina e Albina, due giovani, una Ucraina e l’altra Russa, sono state invitate a portare la croce durante la Via Crucis a Colosseo. Dovevano testimoniare che la pace tra due popoli in guerra è possibile. Abbracciate alla croce, esibendo uno sguardo dolce, di comprensione, di paura, e soprattutto di speranza hanno percorso la strada sino alla 14^ stazione, in silenzio, implorando con il loro atteggiamento la pace. Il silenzio, scelto in sostituzione del discorso scritto, ha messo a tacere tutte le voci contrarie al fatto che due abbracciassero insieme la croce. Soprattutto quelle voci che ritenevano di essere autorevoli e legittime, come quella di qualche dirigente e qualche alto prelato ucraino in dissenso con la scelta del Vaticano che pretendevano che la croce non fosse portata assieme da una donna russa e una ucraina. Ironia della sorte la croce è strumento di morte per eccellenza. Per i cristiani l’albero della salvezza. Fra Giuseppe Giunti in un suo commento: “…Nel rispetto del dolore di chi in questa guerra sta perdendo affetti e luoghi di vita, non posso che piangere su queste scelte anti evangeliche, ispirate - e lo capisco senza scusarlo - dal nazionalismo. Quando la propria appartenenza etnica è più importante della fede; quando la "religione" si sposa con la Patria; … D'altra parte Gesù per aver insegnato un Evangelo libero dal potere politico e religioso è finito in croce. Ma da lì è risorto. La Pasqua è più viva e più forte di ogni limite umano”. Mentre il vecchio Papa ha invocato il Signore, "porta gli avversari a stringersi la mano, disarma la mano del fratello alzata contro il fratello" e fa' che "gustino la concordia". L’istantanea che Irina e Albina hanno lasciato Venerdì Santo è stata quella di un mondo che può parlare d’amore. Lo sguardo pulito, cristallino dell’incontro, della concordia. Se non sarà così… siamo condannati a fare i “figli di Caino”. ...
Leggi di piùAnna Pisano: “Sento il bisogno di dipingere i paesaggi dell’isola come se ci fosse qualcosa ancora da scoprire”
Testimonianza raccolta da Fulvio Tocco _________________________________________________ Sono nata Guspini nel 1948, negli anni in cui si parlava ancora delle attività della miniera di Montevecchio. Mio padre, prima autista dell’Arst e dal 1941 autista della miniera di Montevecchio mi ha fatto respirare l’aria del mondo minerario sin da piccola. Quando ci ha lasciato aveva compiuto 92 anni. La perdita di un genitore, anche se ha vissuto così a lungo, è uno degli eventi più dolorosi che accadono durante la nostra esistenza. Solo dopo diversi anni dalla sua morte ho iniziato a metabolizzare la perdita di mio padre, il dolore lentamente si assorbe e ci rendiamo conto che la vita prosegue anche senza chi non c’è più. PREAMBOLO Osservando la pittura di mio fratello Tullio sognavo di dipingere i paesaggi della costa verde. Sognare quei paesaggi riprodotti a modo mio mi dava quella voglia di vivere per avvicinarmi artisticamente alla pittura. Alla pittura pratica ci sono arrivata nell’anno 1981 dopo aver acquistato un quadro di professor Lubrano che insegnava al liceo artistico di Cagliari. Oggi potrei dipingere paesaggi di ogni parte della Sardegna. Ma quando dipingo "Portu Maga", i siti minerari di "Montevecchio", "Piscinas", "Arcuentu", "Buggerru", "Masua", la memoria mi porta indietro negli anni. Sento il bisogno, sì il bisogno, di dipingere i paesaggi dell’isola come se ci fosse qualcosa ancora da scoprire, che non si vede nell’immediato, ma che in qualche modo nei miei quadri vorrei far emergere. LA MIA PRIMA ESPERIENZA LAVORATIVA La mia prima esperienza lavorativa l’ho compiuta non in un ambiente minerario ma in quello agro – pastorale; un’altra attività primaria assai sviluppata nell’agro di Guspini. All’epoca i comparti zootecnici, bovino, ovino e caprino, erano tra i più importanti del Sud Sardegna. Ho lavorato all’Unione Contadini e Pastori (1971), la sede era a Cagliari nel Largo Carlo Felice n.18. Ci son rimasta 5 anni; sono stati anni molto significativi nella mia formazione giovanile: era il periodo in cui si parlava continuamente della Riforma Agro Pastorale della Sardegna. Tra i dirigenti ricordo ancora la presenza dell’Onorevole Giovanni Lay di Cagliari, dell’Onorevole Giovanni Battista Melis di Serramanna. L’organizzazione sarda aderiva nazionalmente all’Alleanza Contadini. Da quel momento la sede isolana era conosciuta con la denominazione: Alleanza dei Contadini e Pastori. Ho avuto la fortuna di lavorare con personaggi assai impegnati sul fronte della politica agraria sarda. Ricordo ancora la presenza attiva di Antonio Tinti di Monserrato e di Franco Lecis di Samassi. Successivamente un mio paesano, Attilio Poddighe, divenne segretario regionale di quella organizzazione. Era un bel periodo: si percepiva la gran voglia di fare delle persone impegnate a sostegno dei contadini e dei pastori. Ricordo anche della tua presenza nell’organizzazione provinciale. Quando hai iniziato a lavo ...
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