Guspini, lavori nel ponte sul rio Terramaistus, protesta del sindaco
di Maurizio Onidi __________________ Dura lettera di protesta da parte del sindaco Giuseppe De Fanti e dell'assessore ai lavori pubblici Marcello Serru, inviata oggi ai vertici Anas della Sardegna, "per il perdurante ritardo sulla conclusione dei lavori nel ponte sul rio Terramaistus lungo la strada statale 196 Guspini - Gonnosfanadiga. Protesta condivisa da cittadini e imprenditori che da tempo ne sollecitano la conclusione dei lavori più volte annunciata dall'Anas con comunicati ufficiali" si legge nella missiva inviata. "Anche l’ultimo avviso dei mesi scorsi che assicurava la conclusione dei lavori per la metà di dicembre 2021 è stato smentito dai fatti. Infatti a tutt’oggi con già oltre un ulteriore mese e mezzo di ritardo gli stessi non sembrano avviarsi verso l’ultimazione. Non conforta certo l’avviso che sul sito dell'Azienda nazionale, sezione lavori in corso, pubblica che si è giunti al 69,38% dell’opera d'arte ma "il termine dei lavori è in corso di ridefinizione", ciò significa che dopo quasi un anno e mezzo con il cantiere che avrebbe dovuto chiudere nel febbraio 2021 mancano ancora oltre il 30 % dei lavori" puntualizzano i firmatari della comunicazione. "Tale situazione è ormai assolutamente inaccettabile in quanto è palese che non sono state disposte sufficienti risorse tecniche per accelerare la conclusione delle opere e per sollevare quindi dal gravissimo disagio che stanno patendo le comunità di Guspini e Gonnosfanadiga con ingenti danni economici e sociali derivanti dalla interruzione di un collegamento così vitale per il territorio. Si invitano pertanto i responsabili dell’Anas affinché si scongiuri e smentisca con i fatti quanto non ufficialmente circola e cioè che i lavori potrebbero protrarsi fino a estate iniziata. Tale ipotesi aggraverebbe la già precaria situazione economica conseguente all’epidemia compromettendo ulteriormente le possibilità di recupero della già penalizzata economia locale in vista della prossima stagione turistica". ...
Leggi di più“I dimenticati dalla Storia”: migliaia di testimoni di Geova tra le vittime della persecuzione nazista
Il 27 gennaio in tutto il mondo si celebrerà il Giorno della memoria, una data simbolica per ricordare le vittime del nazismo. Il brutale terrore nazista prese di mira milioni di persone a motivo della loro razza, nazionalità o ideologia politica. Ma pochi sanno che tra le vittime dei nazisti ci furono migliaia di testimoni di Geova, che furono perseguitati per la loro fede cristiana. I Testimoni di Geova, allora conosciuti come Studenti Biblici, furono “gli unici sotto il Terzo Reich a essere perseguitati unicamente sulla base delle loro convinzioni religiose”, dice il professor Robert Gerwarth. Il regime nazista bollò i Testimoni come "nemici dello Stato", afferma la storica Christine King, "per il loro aperto rifiuto di accettare anche gli aspetti più marginali del [nazismo] contrari alla loro fede e al loro credo". Per motivi religiosi i Testimoni, che erano politicamente neutrali, si rifiutavano di fare il saluto "Heil Hitler", di prendere parte ad azioni razziste e violente o di arruolarsi nell'esercito tedesco. Inoltre, "nelle loro pubblicazioni identificavano pubblicamente i mali del regime, incluso ciò che stava accadendo agli ebrei", ha dichiarato King. I Testimoni furono tra i primi a essere mandati nei campi di concentramento, dove portavano un simbolo sull’uniforme: il triangolo viola. Dei circa 35.000 Testimoni presenti nell'Europa occupata dai nazisti, più di un terzo subì una persecuzione diretta. La maggior parte fu arrestata e imprigionata. Centinaia dei loro figli furono affidati a famiglie naziste o mandati nei riformatori. Circa 4.200 Testimoni finirono nei campi di concentramento nazisti. Uno dei massimi esperti dell’Olocausto, lo storico Detlef Garbe, ha scritto: "L'intenzione dichiarata delle autorità [naziste] era di eliminare completamente gli Studenti Biblici dalla storia tedesca". Si stima che morirono 1.600 Testimoni, di cui 370 per esecuzione. I nazisti cercarono di infrangere le convinzioni religiose dei Testimoni offrendo loro la libertà in cambio di una promessa di obbedienza. A nessun altro fu data questa possibilità. La dichiarazione di abiura (emessa a partire dal 1938) richiedeva al firmatario di rinunciare alla propria fede, denunciare altri Testimoni alla polizia, sottomettersi completamente al governo nazista e difendere la "Patria" con le armi in mano. I funzionari delle prigioni e dei campi spesso usavano la tortura e le privazioni per indurre i Testimoni a firmare. Secondo Garbe, "un numero estremamente basso" di Testimoni abiurò la propria fede. Nel campo di Buchenwald fu internata con il falso nome di Frau von Weber anche Mafalda di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele III, arrestata a Roma il 23 settembre 1943. Come scrive Cristina Siccardi, nel suo libro Mafalda di Savoia. Dalla reggia al lager di Buchenwald, le SS assegnarono alla principessa un’aiutante, Maria Ruhnau, una testimone di Geova imprigionata a motivo della sua fede. Sapendo che la donna era guidata da elev ...
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